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Lo sai che? Come risparmiare per vivere senza lavorare?

Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2017

Una breve guida per chi abbia l’intenzione di smettere di lavorare e vivere di rendita.

 

Come risparmiare per vivere senza lavorare? A questa domanda si risponde dicendo che se sei single e hai la fortuna di avere una casa di proprietà per la quale hai finito di pagare le rate di mutuo, per vivere senza lavorare ti possono bastare tra i cinquecento e i seicento euro mensili.

Se ti chiedi come risparmiare per vivere senza lavorare la risposta, se vuoi essere realista, presuppone quindi che tu non abbia più o non abbia mai avuto il problema della casa: per poter pensare di vivere senza lavorare, cioè, devi vivere in una casa di proprietà (perché magari ti è stata donata dai tuoi genitori o perché è la stessa casa in cui vivevano i tuoi) e devi aver ormai alle spalle il problema del mutuo.

Anche vivere in un camper sarebbe un’ottima soluzione per evitare le spese di affitto se non hai una casa tutta tua (un camper usato, ad esempio, può essere reperito anche al costo di cinque – dieci mila euro).

Fatta questa fondamentale premessa, possiamo scendere nei dettagli per capire come risparmiare per vivere senza lavorare. Innanzitutto occorrerà ridurre le spese.

Potrà sembrare utopico in questa epoca di consumi sfrenati (e sempre in crescita) parlare di riduzione delle spese, ma la verità è che non solo non è poi così difficile ridurle, ma potrà risultare anche una pratica utile a ridurre lo stress connesso ad una serie di attività spesso non utili.

E allora il consiglio è di:

  • acquistare un’auto di piccola cilindrata magari a rate e a trazione elettrica (esistono modelli biposto per uso cittadino anche al prezzo di seimila euro per il nuovo, senza dimenticare che sono sempre praticabili comode soluzioni rateali) oppure praticare il car sharing (condivisione dell’auto da usare solo quando serve davvero) e per il resto usare mezzi di locomozione come le proprie gambe, la bicicletta e i mezzi pubblici;
  • acquistare solo quando effettivamente necessario privilegiando i discount e, quanto più possibile, imparare ad auto produrre i cibi (magari avendo la possibilità di crearsi un orto) e a riparare cose e capi di abbigliamento, a riciclare e riutilizzare;
  • riscaldare gli ambienti solo quando effettivamente necessario magari usando stufe a pellet e, se possibile, controllare infissi e relative dispersioni;
  • eliminare spese non davvero utili (riviste on line o cartacee, abbonamenti sky, internet e pay tv) recuperando il tempo per approfondire relazioni umane ed affettive;
  • praticare il baratto, cioè scambiare con altri servizi in cambio di servizi o beni in cambio di beni (banca del tempo, ad esempio);
  • verificare se davvero sia necessaria la palestra, il ballo o simili spese.

Superata la fase dell’eliminazione e della contrazione delle spese, si verificherà che l’ammontare delle uscite mensili davvero non eliminabili (utenze gas, acqua, energia elettrica, canone tv se proprio non si riesce a fare a meno del televisore, auto, alimentazione, ecc.) non supera i cinquecento – seicento euro.

Ed allora per racimolare questa cifra si potrà sfruttare, sommandole:

  • la possibilità di godere già di una rendita mensile basata sui risparmi già accumulati;
  • la possibilità di sfruttare l’ampio mondo di internet nel quale creando una propria pagina (blog o simili) e, sfruttando le proprie doti giornalistiche o di scrittore o di pura fantasia (realizzazione di tutorial nei più diversi settori, auto produrre libri, riviste, quotidiani e/o entrare in circuiti di auto produzione collettiva), guadagnare somme anche considerevoli;
  • investire i risparmi accumulati (anche solo in parte) in buoni postali o titoli di Stato dal rendimento basso ma sicuro.

Sommare queste possibilità consentirà di raggiungere quella autonomia necessaria a poter vivere senza davvero dover lavorare.

Infine, vi è pure la possibilità di andare a vivere nei cosiddetti eco villaggi: realtà in espansione nella quale gruppi di persone (famiglie e singoli) decidono di dare una significativa svolta alla propria esistenza recuperando casali di campagna o nelle periferie urbane (a costi d’acquisto vantaggiosissimi se ci si organizza in cooperativa d’acquisto: taluni comuni vendono terreni dismessi a prezzi quasi simbolici) impostando una vita di comunità, lavorando assieme in attività eco compatibili e, dopo un investimento collettivo iniziale (quello sopra indicato per l’acquisto del terreno e l’edificazione di alloggi e strutture eco compatibili), vivere in modo sobrio con minime necessità di reddito monetario (pari a ciò che non viene auto prodotto e a ciò che effettivamente serve dopo avere riusato e riciclato tutto il possibile) soddisfatte con le entrate derivanti, a puro titolo d’esempio, dalla vendita delle eccedenze degli orti e frutteti comuni, dalle attività di insegnamento (a singoli o gruppi) di pratiche di coltura alternative, dalla vendita di produzioni editoriali auto prodotte riguardanti la vita degli eco villaggi.


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