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Contratto di appalto e d’opera: differenze, vizi e difformità

17 Giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Giugno 2017



Quando ristrutturo casa faccio un appalto o un contratto d’opera? Le differenze e la responsabilità per vizi e difformità. 

La nostra beneamata casa, come tutte le cose, è inesorabilmente soggetta all’usura del tempo: la tinteggiatura si rovina per l’umidità o per qualche figliolo un po’ vivace, gli impianti (elettrico e idraulico) invecchiano e perdono colpi, le facciate esterne si screpolano sotto i colpi delle intemperie. Questi sono soltanto alcuni degli esempi che portano il proprietario di una casa a voler ristrutturare la medesima. Non dimentichiamoci, infatti, che si tratta del nostro rifugio e che, per tale motivo, desideriamo curarla ed eventualmente anche migliorarla.

Pertanto diventa essenziale la scelta dell’impresa a cui affidarsi. Vediamo insieme e in generale, quali sono gli obblighi giuridici nascenti in capo alla ditta di grandi dimensioni (contratto di appalto) o al singolo operaio (contratto d’opera), nel momento in cui gli affidiamo il compito di ristrutturare la nostra abitazione, con particolare rifermento alla responsabilità per i vizi e per le difformità.

Il contratto di appalto e la responsabilità per vizi e/o difformità

Il contratto di appalto, con il quale il committente commissiona l’esecuzione di un’opera, si caratterizza per le dimensioni dell’impresa appaltatrice, strutturata con organizzazione, mezzi e più prestatori di lavoro, al punto tale da potersi definire, almeno, un’impresa di medie dimensioni.

Disciplinato dalla legge [1], il contratto d’appalto è sempre a titolo oneroso, cioè è previsto per l’opera eseguita il versamento di un corrispettivo. Esso non necessita della forma scritta, ma è sempre consigliabile per stabilire le condizioni dell’appalto (il corrispettivo per tutti i lavori, cosiddetto prezzo a corpo, il termine di ultimazione degli stessi, la scelta dei materiali, eventuali penali, ecc.).

Durante l’esecuzione dei lavori, il committente può ovviamente verificare l’andamento degli stessi e la presenza di difetti, difformità e/o eventuali inadempimenti, chiedendo all’appaltatore di conformarsi alle condizioni del contratto in corso ed all’obbligo di esecuzione delle opere commissionate secondo la cosiddetta regola d’arte. Se l’appaltatore non si adegua agli obblighi descritti, entro il termine stabilito e comunicatogli dal committente, il contratto può essere risolto ed è riconosciuto anche un risarcimento dei danni [2].

Al termine dei lavori pattuiti, il committente deve verificare la buona esecuzione dei medesimi, eventualmente non accettando l’opera ricevuta, se riscontra vizi o difformità nella stessa. Se invece, tali vizi e/o difformità non erano riconoscibili e vengono scoperti successivamente, il committente dovrà denunciarli entro 60 giorni all’appaltatore: la predetta denuncia non sarà necessaria se quest’ultimo avrà riconosciuto la predetta difformità.

L’azione giudiziaria del committente contro l’appaltatore, per far valere la garanzia poc’anzi descritta, deve essere esercitata entro due anni dalla consegna dell’opera pattuita.

Il contratto d’opera e la responsabilità per vizi e/o difformità

Il contratto d’opera, a differenza di quello d‘appalto si caratterizza per le dimensioni dell’impresa, sostanzialmente di carattere individuale, in cui il cosiddetto titolare prevale sia nell’esecuzione dei lavori che nell’organizzazione dell’impresa, in tal caso di piccole dimensioni.

Anch’esso regolato dal codice civile [3], il contratto d’opera è comunque e sempre a titolo oneroso. Anche in questo caso la forma del contratto potrebbe essere verbale, ma evidenti ragioni d’opportunità, consiglierebbero di “mettere tutto per iscritto”.

La disciplina della responsabilità del prestatore d’opera durante l’esecuzione dei lavori e nella fase successiva al completamento degli stessi è alquanto simile a quello richiamata a proposito del contratto d’appalto (eliminazione di vizi e difformità in corso d’opera, eventuale risarcimento del danno e/o risoluzione del contratto).

A tal proposito, è bene precisare che ultimati i lavori, il committente se accetta (esplicitamente o implicitamente) l’opera eseguita ed emergono vizi e/o difformità non facilmente riconoscibili ed occulti, ha l’onere di denunciarli al prestatore entro otto giorni dalla scoperta degli stessi.

L’azione legale diretta ad ottenere ragione dei vizi emersi, si prescrive in un anno dalla consegna dell’opera pattuita [4].

note

[1] Artt. 1655 e seg. cod. civ.

[2] Art. 1662 cod. civ.

[3] Artt. 2222 e seg. cod. civ.

[4] Art. 2226 cod. civ.


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