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Imposta di registro: come recuperare la parte che ho anticipato?

16 giugno 2017


Imposta di registro: come recuperare la parte che ho anticipato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2017



Ho ricevuto dall’Agenzia delle Entrate un avviso di liquidazione per imposta di registro per una sentenza per azione di regresso e risarcimento danni. Se anticipo il pagamento, temo che gli eredi miei controparti non paghino. Cosa posso fare?

Al termine di ogni causa ed emessa la relativa sentenza, tutte le parti sono tenute a pagare in solido un’imposta (cosiddetta imposta di registro), che scatta per il fatto stesso che il giudice abbia emesso un provvedimento a conclusione di tutto l’iter processuale.

Per la registrazione dei provvedimenti giudiziali tutte le parti in causa sono solidalmente obbligate nei confronti dell’Erario al pagamento dell’imposta di registro: sia chi ha perso, che chi ha vinto. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate può richiedere il pagamento della suddetta imposta a tutte, a prescindere dall’esito della causa stessa. In molti casi, così come sembrerebbe in quello del lettore, il creditore che ottiene un provvedimento giudiziario esecutivo è costretto, nel caso di impossibilità del debitore di adempiere all’obbligazione per impossidenza, a sobbarcarsi anche le spese di registrazione. L’Agenzia delle Entrate non distingue tra parte vincitrice e parte soccombente poiché le imposte sono dovute da tutti i soggetti coinvolti nel giudizio. Successivamente però, è nel pieno diritto di chi paga, chiedere ed agire in via di regresso per il rimborso di quanto pagato agli altri condebitori. La parte vittoriosa che ha provveduto a pagare l’importo della registrazione, infatti, può rivalersi nei confronti della controparte, effettivamente tenuta, per ottenere il rimborso di quanto pagato. Potrà essere utilizzata la ricevuta di pagamento (modello F23 sul quale vengono riportati i codici tributo e i relativi importi) quale prova scritta per la richiesta di un decreto ingiuntivo; la sola sentenza che ha deciso la causa, invece, non è titolo esecutivo per ottenere il rimborso delle spese di registrazione dovendo la parte dimostrare di averla pagata.

Riguardo la pignorabilità delle somme detenute sul conto corrente ed un eventuale pignoramento di una parte dello stipendio, la legge dice che [1] le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

Con riferimento al conto corrente si consiglia di tenere in giacenza sul conto corrente il minimo indispensabile, prelevando ogni mese le somme che vengono accreditate ed evitando così ogni rischio di pignoramento e/o comunque di blocco del conto corrente.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Art. 545, co. 7, cod. proc. civ.

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