Diritto e Fisco | Editoriale

I PEC…cati della Pubblica Amministrazione e la class action

26 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2011



La Pubblica Amministrazione è obbligata a usare la PEC.

Il T.A.R. dalla Basilicata ha condannato la Regione Basilicata all’uso della PEC. Se esistono gli strumenti tecnologici, ricordano i magistrati, la Pubblica Amministrazione è obbligata ad adottarli.

Questa, in sintesi, la sentenza del T.A.R. della Basilicata n. 478/2011, emessa a seguito della class action azionata dall’associazione di tutela dei consumatori “Agorà Digitale”.

La sentenza ha una portata innovativa di rilievo. Essa, forse, è il primo esempio di giurisprudenza nel nostro Paese che riconosce le fondamentali libertà digitali dei cittadini nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Prima di tutto è doveroso un chiarimento su natura e scopo della P.E.C. (acronimo di Posta Elettronica Certificata). Questo strumento, di cui tutti i professionisti e le amministrazioni devono disporre, è nata nel nostro ordinamento per sopperire alle deficienze probatorie connesse all’email. Alla normale posta elettronica, il nostro codice di procedura civile non riconosce il valore di prova se non nei limiti delle altre “riproduzioni meccaniche” (per es. le fotocopie). Il che vuol dire che l’email non costituisce una prova se contestata dalla controparte (attività che, in un normale giudizio, è per un avvocato una routine). Così la tecnologia ha partorito la posta elettronica certificata, un sistema che, attraverso chiavi di crittazione, consente la prova dell’invio e della ricezione del documento, al pari di una raccomandata a.r. Difatti, la P.E.C. viene considerata dalla legge come avente i requisiti della “forma scritta”.

L’articolo prosegue per I-dome a questo indirizzo.


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