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Lo sai che? La prescrizione Iva e Irpef è sempre 10 anni

Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2017

Anche dopo la scadenza dei 60 giorni per impugnare la cartella di pagamento, i termini di prescrizione del debito restano invariati e dipendono sempre dalla tassa o dalle sanzioni di cui si chiede il pagamento.

Sempre più spesso ci arrivano richieste di lettori che richiedono chiarimenti in merito alla prescrizione dei debiti con l’Agenzia delle Entrate e, in particolare, sulla prescrizione Iva e Irpef, complice la confusione generata, di recente, da alcuni commentatori dell’ultima sentenza delle Sezioni Unite. Riproponiamo, qui di seguito, perché esemplare, il quesito di un lettore che si chiede qual è la prescrizione dell’Iva e dell’Irpef e, quindi, delle carelle di pagamento che ne richiedono il versamento.

«Ho ricevuto una cartella di pagamento per bollo auto e Irpef non pagato; ho letto che la Cassazione ha stabilito che la prescrizione è sempre di 5 anni. Se però nella cartella c’è anche un debito che si prescrive in un tempo minore, come appunto il bollo auto (3 anni), dopo quanto tempo non si deve più pagare?».

L’interpretazione del lettore non è corretta. Nel novembre del 2016, le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato un principio in materia di prescrizione della cartella di pagamento che è stato da molti equivocato. In particolare, secondo i giudici supremi, la cartella esattoriale, anche dopo la scadenza dei 60 giorni per l’impugnazione davanti al giudice, non cambia la sua natura: resta cioè un atto amministrativo. Non è quindi equiparabile – come qualcuno aveva sostenuto – a una sentenza, la quale si prescrive sempre in 10 anni. Il risultato è che la prescrizione della cartella esattoriale non è sempre uguale, ma segue le sorti dell’imposta o della sanzione di cui essa chiede il pagamento (ad esempio: 3 anni per il bollo auto, 5 per la Tasi e per l’Imu, 5 per le multe stradali, 10 per l’Irpef, ecc.).

Nel caso, però, deciso dalla Corte si verteva in materia di contributi Inps e Inail, per i quali la prescrizione è di 5 anni; pertanto qualcuno ha erroneamente ritenuto che, secondo il pensiero della Corte, la prescrizione di qualsiasi cartella, superati i 60 giorni dalla notifica, sarebbe sempre di 5 anni. Interpretazione ovviamente errata (di tanto avevamo dato contezza nell’articolo Prescrizione Iva e Irpef in 5 anni: la bufala). Pertanto la prescrizione di Iva e Irpef è sempre 10 anni.

I termini di prescrizione delle cartelle

Ciò detto, la sentenza delle Sezioni Unite non ha cambiato alcuno dei termini di prescrizione della cartella di pagamento che, pertanto, restano quelli di sempre ossia:

  • bollo auro: 3 anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui doveva avvenire il pagamento;
  • Imu: 5 anni;
  • Tasi: 5 anni;
  • Tari: 5 anni;
  • multe stradali: 5 anni;
  • sanzioni amministrative (ad esempio emissione di assegni a vuoto): 5 anni;
  • Tosap: 5 anni;
  • Ici: 5 anni;
  • contributi Inps: 5 anni;
  • contributi Inail: 5 anni;
  • Irpef: 10 anni;
  • Iva: 10 anni;
  • Irap: 10 anni;
  • Imposta di registro: 10 anni;
  • Contributi camera di commercio: 10 anni;
  • Imposta di bollo: 10 anni;
  • Canone Rai: 10 anni.

La prescrizione di Iva e Irpef

L’orientamento maggioritario della giurisprudenza, ivi compreso della Cassazione, ritiene che la prescrizione dell’Iva e dell’Irpef sia sempre di 10 anni. Il che vale, come detto, anche dopo che la cartella è stata notificata o dopo che siano decorsi i 60 giorni di tempo, dalla suddetta notifica, per la contestazione davanti al giudice. Si è tuttavia fatta strada, tra qualche tribunale più “coraggioso”, un filone interpretativo – che al momento risulta però minoritario – secondo cui la prescrizione di Iva e Irpef sarebbe di 5 anni: e ciò perché il codice civile [2] stabilisce che tale è la prescrizione dei debiti che vanno pagati con cadenza annuale (così, appunto, le imposte sui redditi che vanno versate una volta ogni anno).

Se la cartella contiene oltre all’Irpef o all’Iva altre richieste di pagamento

La conclusione a cui siamo appena arrivati – quella cioè secondo cui la prescrizione di Iva e Irpef è 10 anni – non muta non solo anche se, dalla notifica della cartella sono passati diversi anni – ma anche se, nella stessa cartella, viene richiesto il pagamento di ulteriori somme come, ad esempio, il bollo auto. In tal caso ogni debito segue la propria sorte, indipendentemente dagli altri. Pertanto, nel caso del lettore che ha ricevuto, con la stessa cartella, un sollecito per il pagamento dell’Irpef e del bollo, si avrà che, dopo i primi 3 anni, si prescriverà la parte del debito relativa al bollo e dopo i successivi 7 la residua parte della cartella che riguarda l’Irpef.

note

[1] Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016.

[2] Art. 2948 coc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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