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Contumace vince la causa: no alla condanna alle spese

14 Giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Giugno 2017



Se il cittadino agisce contro il Comune od Equitalia e perde il giudizio, non va condannato alle spese se gli avversari sono contumaci.

È noto che chi perde il giudizio può essere condannato dal giudice a pagare le spese legali sostenute dalla controparte [1]. Questo perché il giudizio ha dei costi e la legge non ritiene giusto che li debba sopportare chi ha vinto. La condanna alle spese serve proprio a garantire che chi vince il giudizio non ne sopporti i relativi costi; diversamente la sua vittoria sarebbe parziale e non completa. Questi principi valgono anche quando sono convenuti in giudizio i Comuni, ad esempio nel caso dell’opposizione alle sanzioni amministrative irrogate dalla polizia municipale. Le stesse regole si applicano poi quando viene convenuta in giudizio l’Agenzia delle Entrate o l’Agente della riscossione, ad esempio per l’opposizione alle cartelle esattoriali ed all’estratto di ruolo.

Ma cosa accade quando chi vince è contumace, cioè non si è costituito nel giudizio e malgrado ciò ha ottenuto una sentenza favorevole? La maggioritaria giurisprudenza dice che nel caso in cui il Comune od Equitalia si vedano dare ragione dal giudice ma sono contumaci – cioè non costituiti nel giudizio – il contumace vittorioso non ha diritto alla condanna alle spese.

Contumace vittorioso ma senza condanna alle spese

Nel caso in cui il Comune o Equitalia ha vinto il giudizio ma era contumace, secondo la Cassazione non è possibile condannare il cittadino che ha perso a pagare le spese. Infatti, se la condanna alle spese serve a garantire che chi ha vinto il giudizio non paghi i costi della sua difesa, allora dicono i giudici queste spese non devono essere pagate da chi ha perso quando il vincitore non era presente nel giudizio.

Infatti, chi è contumace non ha pagato un avvocato e non ha sopportato i costi per l’acquisto dei contributi unificati e delle marche da bollo, né ha sopportato il prezzo dei diritti di notifica dei provvedimenti e dell’estrazione delle copie.

Pertanto, se questi costi non sono stati sostenuti, non debbono essere pagati da chi ha perso il giudizio per elementari ragioni di equilibrio e giustizia [2].

Perché non va condannato alle spese chi perde contro il contumace

Ancora più precisamente, la Cassazione ha chiarito che la condanna alle spese della parte che ha perso il giudizio in favore di quella vittoriosa presuppone una diminuzione del patrimonio della parte vincitrice dovuta all’aver sopportato dei costi per agire nel giudizio. Dunque, la parte vittoriosa ma contumace – non avendo svolto attività processuale e dunque non avendone sopportato i costi – non ha diritto a vedersi rimborsare delle spese che concretamente non ha mai sostenuto [3].

Cosa  succede se il contumace perde il giudizio

Diverso, invece, è il caso in cui il contumace abbia perduto il giudizio: in questi casi la sua condanna al pagamento delle spese processuali sopportate dalla parte costituita e vittoriosa è giusta [4] perché comunque la parte contumace ha dato motivo alla parte vittoriosa di iniziare il giudizio e sopportarne le relative spese.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui Equitalia notifica una cartella esattoriale per un credito inesistente (ad esempio, una cartella esattoriale notificata in riferimento ad una multa già pagata) o prescritto (ad esempio, una cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali risalenti a più di cinque anni prima).

In questi casi il cittadino, per evitare che la cartella diventi titolo esecutivo e possa essere utilizzata contro di lui per notificargli un fermo amministrativo o un pignoramento dello stipendio, deve necessariamente impugnarla: ecco allora che egli sopporterà delle spese, consistenti negli onorari dell’ avvocato e nel prezzo di acquisto di marche da bollo: questi costi,  in caso di vittoria del giudizio, gli andranno restituiti anche se Equitalia non si costituisce.

note

[1] Art. 91 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 14116/2017 del 07.06.2017.

[3] Cass. sent.  n. 13491/2014 del 13.06.2014.

[4] Cass. ord. n. 373/2015 del 13.01.2015.

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