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Interesse buoni fruttiferi: che fare se sono meno rispetto al dovuto?

17 Giu 2017


Interesse buoni fruttiferi: che fare se sono meno rispetto al dovuto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Giu 2017



Dovendo riscuotere un buono postale fruttifero trentennale emesso 30 anni fa, ho ricevuto un conteggio di rimborso alla data odierna dalle Poste molto inferiore al dovuto. È possibile?

Le variazioni del saggio d’interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del ministro per il Tesoro, di concerto con il ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie. Ai soli fini del calcolo degli interessi, i buoni delle precedenti serie, alle quali sia stata estesa la variazione del saggio, si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato, alla data di entrata in vigore del decreto. Per i buoni che siano stati emessi da meno di un anno, il nuovo saggio decorre dalla data di compimento dell’anno ed il calcolo degli interessi è eseguito sul montante maturato alla scadenza di questo periodo. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni; tale tabella, per i titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, è integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali [1]. I rapporti già in essere alla data di entrata in vigore dei medesimi decreti continuano ad essere regolati dalle norme anteriori.

Ciò significa che è conforme a precisa disposizione normativa che i tassi di interesse applicabili al buono in possesso del lettore siano mutati nel tempo per effetto di successive variazioni adottate con decreti ministeriali e che la tabella posta a tergo del buono sia stata integrata dai successivi tassi di interesse stabiliti da successive disposizioni di legge.

Inoltre, i buoni di classe P erano stati (per effetto di un decreto ministeriale in vigore dall’1.1.1987) già convertiti in buoni di categoria Q.

Su diversi siti viene, infine, dato ampio risalto ad una sentenza della Corte di Cassazione [2] che avrebbe, invece, stabilito che debbano essere considerati prevalenti i tassi stampati a tergo dei buoni. Tale sentenza, in realtà, si riferisce innanzitutto non ai buoni ordinari ma a buoni a termine e, per di più, ad un caso ben diverso da quello che, purtroppo, interessa il lettore e moltissimi altri cittadini. In quel caso, infatti, si trattava di un buono emesso sulla base di un modulo in cui l’ufficio postale non aveva corretto la classe di appartenenza del buono stesso e, perciò, la Cassazione sentenziò che l’affidamento del cittadino doveva essere protetto dando prevalenza ai tassi stampati sul modulo. Nulla di tutto questo è accaduto nel caso del lettore nel quale, invece, correttamente sul buono è stata corretta la classe (da P a Q) come previsto dal d.m. in vigore dal 1° gennaio 1987. Pertanto, e conclusivamente, non vi sono fondati motivi per ottenere la corresponsione degli interessi secondo i dati stampati sul buono; tuttavia, il lettore ha diritto che il calcolo operato dall’Ufficio Postale specifichi, tempo per tempo, i tassi di interesse applicati al suo caso, indicandone la fonte (cioè la norma che ne ha previsto l’applicazione).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 173 d.P.R. n. 156 del 29.03.1973 (nel testo risultante dalla modifica introdotta dall’art.1, co. 1, d.l. n. 460 dello 04.12.1974, convertito in l. n. 588 del 25.11.1974.

[2] Cass. n. 13.979 del 15.09.2007.


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