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L’usufrutto dei genitori sulla proprietà dei figli

11 giugno 2017


L’usufrutto dei genitori sulla proprietà dei figli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 giugno 2017



Su tutti i beni di proprietà dei figli minorenni i genitori hanno l’usufrutto: possono cioè affittare case, utilizzare appartamenti o prendere gli interessi di titoli e di conti in banca, purché l’utilizzo avvenga nell’interesse dei minori stessi.

Fino a quando il figlio non diventa maggiorenne, i genitori hanno l’usufrutto su tutti i beni di sua proprietà. Il che significa, in termini pratici, che possono dare in affitto a terzi un appartamento intestato al figlio minorenne e riscuoterne i canoni; possono utilizzare i proventi derivanti dagli interessi di conti correnti, dai rendimenti delle obbligazioni, dai dividendi di quote societarie, ecc.

L’usufrutto dei genitori sulla proprietà dei figli viene anche detto «usufrutto legale» perché discende dalla legge (o meglio, dal codice civile [1]); scatta quindi in automatico, anche senza eventuali specificazioni contenute nell’atto di trasferimento del bene in capo al figlio.

Il fatto che i genitori abbiano l’usufrutto sulle proprietà del figlio non significa che tali frutti possano essere da loro utilizzati per esigenze e bisogni propri. Al contrario è necessario che le somme siano messe a disposizione della famiglia e, più in concreto, degli interessi dello stesso figlio. In altre parole l’usufrutto legale sui beni del minore è destinato  al mantenimento della famiglia e all’istruzione ed educazione di tutti i figli (e non solo a favore del figlio eventualmente titolare dei beni; è il cosiddetto principio della solidarietà familiare). Questo significa che i genitori potrebbero utilizzare il canone di affitto di un appartamento di proprietà del figlio maschio per pagare le spese mediche necessarie a curare la figlia femmina.

Secondo alcuni autori di diritto (è la cosiddetta «dottrina») quando i frutti sono superiori ai bisogni della famiglia, e quindi lo scopo primario cui essi sono destinati è stato raggiunto, i genitori sono liberi di disporre del residuo per come meglio credono, anche per bisogni personali.

Usufrutto dei genitori sui beni dei figli: cosa dice la legge

Per comprendere appieno cos’è e come funziona l’usufrutto dei genitori sulla proprietà dei figli conviene leggere la norma del codice civile che brilla per semplicità e chiarezza.

I genitori che hanno la responsabilità genitoriale sono titolari dell’usufrutto legale sui beni del figlio minore fino alla sua maggiore età o all’emancipazione (l’emancipazione la ottiene chi intende sposarsi a 16 anni). Oltre all’usufrutto i genitori hanno anche l’obbligo di amministrare i suddetti beni dei figli, compiendo gli atti a ciò necessari in loro nome.

I frutti percepiti sono destinati al mantenimento della famiglia e all’istruzione ed educazione dei figli.

 

Su quali proprietà dei figli i genitori non hanno l’usufrutto?

Non sono soggetti ad usufrutto legale:

  • i beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro;
  • i beni lasciati o donati al figlio per intraprendere una carriera, un’arte o una professione;
  • pensioni di reversibilità attribuite pro-quota al figlio minore;
  • i beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale o uno di essi non ne abbiano l’usufrutto: la condizione però non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima;
  • i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale. Se uno solo di essi era favorevole all’accettazione, l’usufrutto legale spetta esclusivamente a lui.

Che succede se i genitori sono separati o divorziano?

In caso di separazione o divorzio, con affidamento del figlio ad uno solo dei genitori, solo a questi spetta l’usufrutto sulla proprietà del figlio, a meno che il giudice non disponga diversamente.

Il genitore che passa a nuove nozze conserva l’usufrutto legale, con l’obbligo tuttavia di accantonare in favore del figlio quanto risulti eccedente rispetto alle spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione di quest’ultimo.

L’usufrutto sulla proprietà si estende anche all’uso

L’usufrutto dei genitori sulla proprietà del figlio non significa solo godere dei «frutti» ma anche utilizzare direttamente tali beni come se ne fossero proprietari, purché:

  • nell’uso venga adottata la diligenza del buon padre di famiglia, di modo da non rovinare o distruggere il bene;
  • rispettare la destinazione economica del bene: ad esempio i genitori, nella loro qualità di usufruttuari, non possono mutare la destinazione di un immobile del minore da abitativa a non abitativa (trasformandola ad esempio in un negozio). I genitori possono mutare la destinazione del bene solo previa autorizzazione del giudice tutelare e sempre dimostrando che ciò è nell’interesse del figlio;
  • non vendere il bene senza l’autorizzazione del giudice tutelare e sempre che il ricavato vada comunque a beneficio del figlio medesimo.

 

Quali obblighi hanno i genitori con l’usufrutto?

I genitori che hanno l’usufrutto sulla proprietà dei figli devono anche custodire il bene ed effettuare le riparazioni ordinarie pagando le relative spese (che, pertanto, non devono essere sostenute dal figlio).

I genitori non possono acquistare la nuda proprietà del bene di proprietà del figlio su cui hanno l’usufrutto.

In caso di cattiva gestione del bene con pregiudizio agli interessi del minore, il giudice può intervenire con i provvedimenti più opportuni e sospendere l’usufrutto legale per uno o entrambi i genitori e se del caso nominare un curatore.

Chi paga le tasse sui beni di proprietà dei figli?

A dover pagare le tasse sui beni di proprietà dei figli minori ci devono pensare i genitori perché rientra nei doveri dell’usufruttuario.

Quando cessa l’usufrutto dei genitori sulla proprietà dei figli?

L’usufrutto dei genitori cessa, oltre che con la morte del figlio o del genitore stesso (in tali casi, nuda proprietà e usufrutto si ricongiungono in capo alla medesima persona), con il compimento dei 18 anni da parte del figlio o con la sua emancipazione.

note

[1] Art. 324 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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