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Quanto tempo per disconoscere il figlio?


Quanto tempo per disconoscere il figlio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 giugno 2017



Il termine di decadenza per l’azione di disconoscimento della paternità è di un anno che decorre però dalla conoscenza dell’adulterio della moglie.

Quanto tempo ha un uomo per disconoscere il figlio avuto dalla moglie? Se sospetta che il bambino non sia il proprio, ma di un altro uomo, e il sospetto gli deriva dall’aver scoperto il tradimento della donna proprio all’epoca del concepimento, cosa può fare una volta che siano decorsi, ormai, diversi anni? A chiarire quanto tempo c’è per disconoscere il figlio è una recente sentenza della Cassazione [1]; in altre parole la sentenza specifica, alla luce di quelle che sono le disposizioni contenute nel codice civile [2], qual è il termine di decadenza per l’azione di disconoscimento della paternità da parte del padre. Il codice civile stabilisce che c’è un solo anno per “fare la causa”, tuttavia è forse più importante comprendere da quando inizia a decorrere tale termine. A tal fine procediamo con un esempio.

Immaginiamo che una coppia abbia avuto, dopo numerosi tentativi, un figlio. Solo però dopo qualche anno il marito scopre che, all’epoca del concepimento del bambino, la moglie lo stava tradendo e che aveva iniziato una relazione con un altro uomo. In realtà, qualche mese prima del parto, l’uomo aveva trovato qualche sms equivoco sul cellulare della moglie, ma non gli aveva dato troppo peso e la questione si era chiusa, dopo poco, con il perdono. Difatti, da quei messaggini, contenenti reciproci complimenti, mai avrebbe potuto pensare a un tradimento anche fisico o, addirittura, a una relazione stabile tra i due. Raggiunta però la certezza dell’adulterio, e sopraggiunto anche il forte dubbio sulla paternità del bambino, l’uomo inizia la causa per il disconoscimento del figlio quando quest’ultimo ha ormai 4 anni. La moglie però non ci sta e sostiene che ormai è passato troppo tempo (ben oltre l’anno richiesto dal codice civile) e un’azione del genere andrebbe a danneggiare il minore. Chi dei due ha ragione?

Per comprendere quanto tempo c’è per disconoscere il figlio partiamo da quello che dice il codice civile [2]: il marito può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre dal giorno della nascita. Se prova di aver ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, l’anno inizia a decorrere dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza. Allo stesso modo, se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare, l’anno inizia a decorrere dalla presa di consapevolezza della propria malattia.

Se il marito non si trovava nel luogo in cui è nato il figlio il giorno della nascita, il termine dell’anno decorre dal giorno del suo ritorno o dal giorno del ritorno nella residenza familiare se egli ne era lontano. In ogni caso, se egli prova di non aver avuto notizia della nascita in detti giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia.

In ognuno di questi casi è previsto un termine massimo per l’azione di disconoscimento del figlio che è di cinque anni.

Il tutto si può riassumere nella seguente tabella.

I termini entro cui disconoscere il figlio

Soggetto che può disconoscere il bambino
Termine
Madre
– in generale: 6 mesi decorrenti dalla nascita del figlio

– se il marito è affetto da impotenza a generare al tempo del concepimento: 6 mesi dal momento in cui la madre viene a conoscenza di tale condizione di impotenza.

In ognuno di questi casi il termine massimo per esercitare l’azione è di 5 anni dal giorno della nascita

Padre
– se si trova nel luogo della nascita del figlio al momento in cui essa avviene: un anno dal giorno della nascita

– se prova di avere ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento: un anno dal giorno in cui è venuto a conoscenza dell’adulterio

– se prova di avere ignorato la propria impotenza di generare al momento del concepimento: un anno dal giorno in cui è venuto a conoscenza

– se era lontano al momento del parto: un anno dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita del figlio o da quello in cui ritorna nella residenza familiare (il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente)

– se prova di non aver avuto notizia della nascita nel giorno del ritorno: un anno dal giorno in cui ha in ogni caso avuto notizia della nascita

Figlio con meno di 14 anni
Sempre: l’azione non si prescrive mai. Tuttavia è necessario che il P.M. o l’altro genitore facciano istanza al giudice per nominare un curatore speciale che eserciti l’azione
Figlio con più di 14 anni e meno di 18
Sempre: l’azione non si prescrive mai. A tal fine però l’interessato deve fare istanza al giudice per nominare un curatore speciale che eserciti l’azione
Figlio maggiorenne
Sempre: l’azione non si prescrive mai.

Quali condizioni per disconoscere il figlio?

Per esercitare l’azione di disconoscimento della paternità, è necessario che sussistano i seguenti presupposti:

  • il figlio deve essere nato: non si può quindi proporre l’azione prima che il figlio sia nato o se il figlio è nato morto;
  • l’esistenza di un titolo che attesti lo stato di figlio concepito o nato durante il matrimonio (ad esempio un atto di nascita).

Tradimento della moglie: da quando decorre il termine?

La sentenza della Cassazione in commento si sofferma su uno specifico e importante punto: da quando decorre il termine di un anno per il disconoscimento del figlio se il presunto padre si accorge del tradimento della moglie dopo molto tempo? Come abbiamo detto, il termine di decadenza dell’azione di disconoscimento della paternità è di un anno che, nel caso di adulterio, decorre dal giorno in cui l’uomo è venuto a conoscenza del tradimento. Tale però si deve considerare solo il momento in cui il marito ha certezza che esiste una relazione extraconiugale o che c’è stato un incontro sessuale che ha permesso il concepimento del figlio che vuole disconoscere. In altri termini è necessaria l’acquisizione certa della conoscenza, e non come mero sospetto, del tradimento. Non rileva la conoscenza pregressa di una semplice infatuazione, o di una relazione sentimentale, o a mera frequentazione della moglie con un altro uomo.

Quindi, nell’esempio di poc’anzi, l’anno entro cui agire non decorre da quando l’uomo ha trovato gli sms sul cellulare della donna, a cui ha dato poco conto perché non erano tali da far presumere un rapporto fisico tra i due, ma dal successivo momento in cui ha scoperto la conclamata relazione adulterina.

note

[1] Cass. ord. n. 14243/17 del 7.06.2017.

[2] Art. 244 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 19 maggio – 7 giugno, n. 14243
Presidente Genovese – Relatore Nazzicone

Rilevato in fatto

– che la parte ricorrente ha proposto ricorso, fondato su di un unico motivo, avverso la sentenza della Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, la quale ha confermato la decisione di primo grado, che, dopo avere escluso la decadenza dall’azione, ha accertato che M.S. non è figlia di M.P. ;
– che la parte intimata ha depositato il controricorso;
– che è stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis cod. proc. civ., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti;
– che la parte controricorrente ha depositato la memoria.

Considerato in diritto

– che il motivo, il quale censura la violazione degli artt. 235, 244, 2697 e 2727 cod. civ., è manifestamente inammissibile, in quanto pretende una rivalutazione dei fatti di causa, sotto l’egida del vizio di violazione di legge: ed invero, nel censurare la decisione impugnata laddove questa ha ritenuto tempestivamente promossa l’azione di disconoscimento di paternità – in quanto, sulla scorta degli elementi istruttori in atti (come l’avere a suo tempo il marito, in sede di procedimento di addebito della separazione alla moglie, allegato solo la relazione della medesima con una donna; la volontaria corresponsione di un assegno di mantenimento per la bambina creduta sua; la mancanza di qualsiasi accenno all’adulterio con un uomo nel procedimenti di separazione e di divorzio), ha reputato raggiunta la prova piena della scoperta dell’adulterio poco tempo prima dell’avvio del procedimento de quo – intende sottoporre nuovamente al giudice di legittimità il giudizio di fatto, tuttavia in questa sede precluso;
– che, del resto, la corte del merito ha fatto corretto richiamo ed applicazione del costante principio, enunciato dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la scoperta dell’adulterio, commesso all’epoca del concepimento, va intesa come acquisizione certa della conoscenza, e non come mero sospetto, di un fatto – non riducibile, perciò, a mera infatuazione, o a mera relazione sentimentale, o a mera frequentazione della moglie con un altro uomo – rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro idoneo a determinare il concepimento del figlio: quindi, il termine di decadenza per l’esercizio dell’azione è correlato alla scoperta in maniera certa dell’adulterio (Cass. 26 giugno 2014, n. 14556);
– che occorre provvedere sulle spese di lite del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3000,00, oltre ad Euro 100,00 per esborsi, spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.
In caso di diffusione del presente provvedimento, dispone omettersi le generalità e gli altri dati identificativi delle parti, a norma dell’art. 52 d.lgs. n. 196 del 2003.

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