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Congedo straordinario: come viene calcolato lo stipendio?

11 giugno 2017


Congedo straordinario: come viene calcolato lo stipendio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 giugno 2017



Ho un contratto a tempo pieno e indeterminato. Ho usato il congedo straordinario circa metà mese. Ora vorrei utilizzarlo per tutto il mese. A cosa sarà pari la mia retribuzione?

I lavoratori pubblici e privati hanno la possibilità di beneficiare di un congedo straordinario retribuito, della durata massima di due anni, da utilizzare cumulativamente o in maniera frazionata, per assistere un congiunto affetto da malattie invalidanti [1]. Nei due anni di assenza, il lavoratore ha diritto a percepire un’indennità calcolata in base alla retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo straordinario, nell’arco della vita lavorativa. In altre parole, l’indennità è corrisposta nella misura degli importi conferiti nell’ultimo mese di lavoro precedente al congedo.

Dunque, per rispondere alla domanda della lettrice, ai fini del calcolo della retribuzione, occorrerà prendere in considerazione non il mese di settembre, periodo in cui ha beneficiato di un periodo di congedo straordinario, ma il mese precedente in cui ella ha effettivamente lavorato.

Il congedo straordinario è un istituto volto a consentire al lavoratore di assentarsi dal lavoro e assistere un familiare ma, allo stesso tempo, per il periodo di massimo due anni, di preservarne la retribuzione attraverso l’erogazione dell’indennità da parte dell’Inps.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che la lettrice su 30 giorni di un mese abbia lavorato effettivamente 15 giorni e altri 15 giorni sia stata assente per i motivi che conosciamo, la sua retribuzione deriva per i 15 giorni effettivamente lavorati dalla sua azienda di appartenenza e la restante parte dall’Inps. Ora, supponiamo, invece, che ella sia stata assente 30 giorni su 30, in questo caso la sua retribuzione viene erogata dall’Inps in base al beneficio della concessione dell’indennità per il congedo straordinario che viene calcolata dall’importo percepito a titolo di stipendio del mese precedente al congedo stesso. Pertanto, nel periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione percepita; l’intero periodo è coperto da contribuzione figurativa (ossia i contributi accreditati, senza oneri a carico del lavoratore, per periodi durante i quali non ha prestato attività lavorativa). È previsto, però, un importo massimo annuale di 44.276, 32 euro.

Infine, è bene evidenziare che durante la fruizione del congedo retribuito il lavoratore non matura ferietredicesima mensilità né tantomeno trattamento di fine rapporto.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 42 d.lgs. n. 151 del 26.03.2001, come modificato dal D.lgs. 119 del 18.07.2011.

Corte Costituzionale, sentenza n. 233, 08.06.2005

La tutela della salute psico-fisica del disabile, costituente la finalità perseguita dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), che la norma in esame concorre ad attuare, postula anche l’adozione di interventi economici integrativi di sostegno alle famiglie, il cui ruolo resta fondamentale nella cura e nell’assistenza dei soggetti portatori di handicap. Tra tali interventi si inscrive il diritto al congedo straordinario in questione, il quale tuttavia rimane privo di concreta attuazione proprio in situazioni che necessitano di un più incisivo e adeguato sostegno, come quella, prospettata dal giudice rimettente, nella quale la presenza del genitore totalmente invalido e privo di autonomia – che nella specie ha altresì diritto ad assistenza – esclude che possano beneficiare dell’agevolazione in esame il fratello o la sorella conviventi del soggetto diversamente abile, benché questi si diano cura di entrambi. Ai fini della tutela prevista nella norma, la scomparsa del genitore deve essere considerata alla stregua dell’accertata impossibilità dello stesso ad occuparsi del soggetto handicappato. E’ dunque incostituzionale l’art. 42, comma 5, del decreto legislativo in esame, che irragionevolmente limita il congedo in capo ai fratelli e alle sorelle del soggetto handicappato al caso di scomparsa dei genitori così non estendendo la tutela al caso di genitori impossibilitati a provvedere al figlio handicappato, trattandosi di una situazione che esige la medesima protezione di quella esplicitata nella norma.


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