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Quali sono i diritti e i doveri dello studente

13 Giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Giugno 2017



Dal diritto alla buona scuola, alla partecipazione e alla privacy al dovere di frequentare le lezioni e rispettare i docenti e gli edifici.

Porte aperte ma anche paletti fermi. Poiché, come recita la legge che regola il funzionamento della scuola [1] «la scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica», sono necessarie delle regole che garantiscano questo principio. In definitiva, serve stabilire quali sono i diritti e i doveri degli studenti, quali sono i paletti entro i quali devono muoversi i ragazzi ma anche i professori, il «sistema scuola». E quali sono quelle porte aperte che entrambe le parti possono varcare.

I diritti degli studenti

Cominciamo da quello che è più caro ai ragazzi: i diritti degli studenti. A partire da quello ad una formazione culturale e professionale qualificata. Non una formazione standard, ma che tenga conto , anche attraverso l’orientamento, dell’identità di ciascuno di loro e che sia aperta alla pluralità delle idee. In altre parole: a differenza della legge, la formazione non è uguale per tutti ma deve rispettare e valorizzare le capacità, le inclinazioni e le idee di ogni studente, garantendo la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome. Con questo concetto, il legislatore vuole che a scuola ci siano delle «teste pensanti» e non solo dei ragazzi da sottoporre ad un esame.

Non a caso, nel decreto del presidente della Repubblica si stabilisce anche che, tra i diritti dello studente, c’è anche quello alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. La sua presenza, dice il decreto, non deve essere passiva ma stimolata al dialogo costruttivo, nel rispetto dei regolamenti delle singole scuole. Un dialogo tra dirigenti, docenti e studenti mirato a definire – ciascuno all’interno delle proprie competenze – gli obiettivi didattici, l’organizzazione della scuola, i criteri di valutazione, la scelta dei libri e del materiale didattico.

A proposito di valutazione: i diritti dello studente includono quello ad una valutazione trasparente e tempestiva che punti all’autovalutazione del ragazzo e a far sì che individui punti di forza e punti di debolezza. Che lo faccia crescere, insomma, e non gli faccia perdere l’autostima.

Gli studenti hanno diritto a dire la loro attraverso una consultazione nel caso in cui si debba prendere una decisione rilevante sull’organizzazione della scuola.

Hanno diritto anche alla libertà di apprendimenti, cioè a scegliere tra le attività proposte dalla scuola, curricolari o facoltative, nel rispetto delle esigenze di vita e dei tempi dei ragazzi.

La scuola deve garantire i diritti degli studenti anche in questi ambiti:

  • un ambiente favorevole alla crescita della persona;
  • un servizio educativo e didattico di qualità;
  • un pacchetto di offerte formative aggiuntive e integrative (proposte anche dagli studenti);
  • iniziative mirate al recupero degli studenti in difficoltà per evitare la dispersione scolastica;
  • la salubrità e la sicurezza degli ambienti, tenendo conto anche delle difficoltà dei ragazzi portatori di handicap;
  • la disponibilità di attrezzature informatiche;
  • sostegno e promozione della salute e assistenza psicologica;
  • diritto all’assemblea degli studenti (garantito ma anche disciplinato dalla scuola).

Il diritto dello studente alla privacy

Qui non si apre un capitolo ma una voragine. E vedrete perché. I temi che rientrano nel diritto dello studente alla privacy sono talmente tanti che sarà meglio schematizzare. Vediamo quello che si può e quello che non si può fare per non ledere i diritti dello studente.

Quello che non si può fare

Errore madornale, ma non per questo poco frequente: compilare la graduatoria degli studenti (soprattutto minorenni) che hanno diritto alla mensa o allo scuolabus segnalando in bacheca – o peggio ancora su Internet – come si chiamano, quanti anni hanno, quale classe frequentano e dove abitano. Il Garante per la privacy ha dichiarato illegittima questa procedura: oltre al fatto che va al di là delle finalità perseguite, è come servire un bambino o un ragazzino in pasto ad un malintenzionato.

A proposito di servizi aggiuntivi (mensa e scuolabus, se quest’ultimo fosse a pagamento): non si può rendere pubblico il nome dei genitori che sono in ritardo con il pagamento ma nemmeno quello degli studenti che usufruiscono gratuitamente dei servizi perché le loro famiglie sono a basso reddito.

Non si può nemmeno fare un uso troppo «allegro» dei dati personali degli studenti, come ad esempio quelli sulle loro origini razziali ed etniche, convinzioni religiose, stato di salute, convinzioni politiche o stato giudiziario. Ad eccezione di alcuni casi che vedremo in seguito.

Quello che si può fare

Nessuno si lamenti più se il suo brutto voto diventa pubblico: la diffusione degli esiti scolastici, secondo il Garante, non costituisce violazione della privacy.

Come non lo è l’assegnazione ad uno studente di un compito in classe che riguardi la sua vita personale. Sta alla sensibilità del docente non esagerare su questo aspetto.

Si può limitare l’uso di cellulari e tablet. Il loro utilizzo, in linea di massima, è consentito per fini didattici (registrazione di lezioni, ad esempio) sempre che il regolamento della singola scuola non lo vieti. Ma non è permesso scattare foto o registrare video di compagni per poi diffonderli via Internet. Anzi: questa pratica può avere dei risvolti penali per l’autore dello «scoop».

E’ lecito, invece, fare video o foto durante le gite scolastiche o le recite di scuola, poiché – teoricamente – si presume un utilizzo familiare. Infatti, se finissero in rete senza l’autorizzazione di qualcuna delle persone riprese, potrebbero esserci dei problemi.

Non viola la privacy installare delle telecamere a scuola, purché siano funzionanti soltanto durante l’orario di apertura degli istituti e la loro presenza sia segnalata da appositi cartelli. Le immagini devono essere cancellate dopo 24 ore (a meno di richieste dell’autorità giudiziaria per casi eccezionali).

Sulla questione del trattamento dei dati personali che abbiamo citato prima, ecco quello che si può fare nel rispetto dei diritti dello studente:

  • favorire l’integrazione degli studenti stranieri attraverso l’uso dei dati sulle sue origini razziali ed etniche;
  • garantire la libertà di culto in tutte le sue manifestazioni (esigenze alimentari, ad esempio) attraverso l’uso dei dati sulle sue convinzioni religiose;
  • stabilire la composizione delle classi, l’assegnazione del sostegno ai disabili, la gestione delle assenze per malattia e la partecipazione alle attività scolastiche attraverso l’uso dei dati sul suo stato di salute;
  • garantire la presenza e la partecipazione delle minoranze negli organismi di rappresentanza attraverso l’uso dei dati sulle sue convinzioni politiche;
  • assicurare il diritto allo studio allo studente sottoposto a regime di detenzione o protezione attraverso l’uso dei dati di carattere giudiziario.

I doveri dello studente

Per i ragazzi è finita la festa. Perché, oltre ai diritti, ci sono anche i doveri dello studente, regolamentati anche questi dalla legge. In sintesi, i ragazzi sono tenuti a:

  • frequentare i corsi regolarmente ed assolvere assiduamente gli impegni di studio (i compiti a casa vanno fatti, non c’è solo la Playstation);
  • avere nei confronti di tutto il personale della scuola (docente o ausiliario) lo stesso rispetto che pretendono per se stessi;
  • mantenere sempre un comportamento corretto e coerente con i princìpi della scuola;
  • osservare le disposizioni di organizzazione e sicurezza regolamentate dalla scuola;
  • utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi scolastici;
  • non fare danni: il patrimonio della scuola è patrimonio di tutti e a tutti deve restare, il più a lungo possibile;
  • condividere la responsabilità di rendere accogliente l’ambiente della scuola.

Insomma, se si evita di imbrattare o scrostare i muri, scrivere sui banchi che l’anno successivo saranno di un altro (a cui non interessa se Filippo ama Sara con tanto di cuoricino colorato), se si evita di spaccare qualche sedia o di scheggiare i vetri non solo lo studente rispetterà ciò che non è suo ma darà un segno di buona educazione e permetterà agli altri di frequentare un luogo decente e, tutto sommato, accogliente. Nonostante per i ragazzi sia meglio essere sdraiati su una spiaggia che seduti in aula.

note

[1] DPR n. 249/1998.


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