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Che fare se la banca blocca il bancomat?

12 giugno 2017


Che fare se la banca blocca il bancomat?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 giugno 2017



La banca deve sempre motivare le ragioni per cui intende revocare o sospendere l’uso del bancomat. In caso contrario si può fare ricorso all’Abf.

 

Il bancomat è diventato uno strumento essenziale per i nostri acquisti quotidiani: non solo perché ci garantisce di acquisire, in qualsiasi momento e necessità la liquidità necessaria ai pagamenti anche di piccoli importi tramite il prelievo allo sportello automatico ATM, ma anche perché esso stesso funge ormai da strumento di pagamento. Il bancomat è infatti anche una «carta di debito», ossia è collegato a un conto corrente; cosicché, non appena introdotto nel dispositivo detto Pos (point of sale) e digitato il relativo pin (personal input number), consente di accreditare il prezzo della vendita dal conto dell’acquirente a quello del negoziante. Insomma: una grande comodità che consente, a consumatori, imprenditori e professionisti di provvedere ai propri acquisti in sicurezza e velocità.

Ma soffermiamoci per un secondo a pensare a cosa andremmo incontro se la banca ci revocasse l’utilizzo del bancomat sul più bello: torneremmo a dover fare la fila allo sportello per prelevare il contante, a riempire moduli, a sottostare agli orari di apertura della banca. Senza contare che, se nel weekend dovessimo rimanere senza contante, avremmo delle serie difficoltà a provvedere alle piccole spese. Così, è bene sapere che fare se la banca blocca il bancomat senza motivazione e a chi rivolgersi.

Prima però di chiarire come deve difendersi il correntista nell’ipotesi di revoca all’utilizzo del bancomat dobbiamo specificare quando questa ipotesi potrebbe verificarsi. Di norma, la banca si attribuisce, nel contratto di conto corrente, la libertà di revocare i propri servizi a discrezione della direzione, sulla base di indici che possano far ritenere poco solvibile il correntista o in caso di comportamenti irregolari di quest’ultimo. Ad esempio è il caso di mancato pagamento di alcune rate del mutuo, l’emissione di assegni a vuoto e quindi scoperti, il protesto per via di cambiali non onorate, l’utilizzo del conto corrente oltre i limiti della provvista o del fido eventualmente concesso, ecc. In tutte queste ipotesi la banca può effettuare segnalazioni alla Centrale Rischi interbancaria e revocare al correntista l’autorizzazione all’utilizzo di bancomat, servizi di banca via internet, carte di credito eventualmente collegate al conto e blocchetto degli assegni. Senonché la giurisprudenza ha più volte chiarito che la banca può bloccare il bancomat (così come tutti gli altri servizi) solo dandone congrua e preventiva motivazione al titolare. La motivazione non può essere generica (ad esempio giustificata sulla base di non meglio precisate «disposizioni della sede centrale»), ma sufficientemente specifica affinché il correntista sia messo in grado di difendersi. Senza i chiarimenti sulle ragioni della revoca del bancomat, il provvedimento adottato dalla banca deve ritenersi illegittimo.

Ma che deve fare il correntista per difendersi in caso di blocco del bancomat? Egli, in alternativa al ricorso in via d’urgenza al giudice, può proporre un reclamo scritto all’ufficio reclami del proprio istituto di credito. La banca dovrà fornire una risposta nel termine di 30 giorni, trascorsi i quali è possibile avanzare ricorso all’Abf (Arbitro bancario finanziario), indipendentemente dalla mancata risposta della banca o da una risposta ritenuta insoddisfacente. Il ricorso all’Abf non richiede la presenza di un avvocato e ha un costo quasi simbolico (20 euro). Se il ricorso non viene accolto, il cliente può sempre e comunque far valere la propria pretesa davanti al giudice. Leggi a riguardo la nostra guida sul ricorso all’Abf.

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Autore immagine: 123rf com

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