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Quali sono i diritti di chi perde il lavoro?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 agosto 2017



Ammortizzatori sociali, misure di politica attiva del lavoro, sostegno al reddito: chi perde il lavoro può contare su strumenti concreti nella ricerca di un impiego.

I disoccupati possono contare su alcune misure il cui obiettivo è quello di formarli e di ricollocarli sul mercato del lavoro. Cerchiamo di capire quali sono queste misure e, in generale, quali sono i diritti di chi perde il lavoro.

Disoccupati: quando?

Quando si parla di disoccupati ci si riferisce, in generale, a chi si trova senza lavoro e a chi lo ha perso. In realtà, a voler essere precisi, lo stato di disoccupazione si acquista per la perdita involontaria dell’impiego, indipendentemente dalla durata del rapporto lavorativo e dal motivo del licenziamento (senza, cioè, che abbia importanza se si tratti di un licenziamento disciplinare o per giusta causa o, ad esempio, durante il periodo di prova). Perdita involontaria, dunque: ciò significa che, se il lavoratore si dimette (a meno che non lo faccia per giusta causa o nel periodo di maternità) o il rapporto di lavoro viene risolto consensualmente (tranne nel caso di procedura conciliativa) non si acquista lo stato di disoccupazione.

Si considerano come i disoccupati (e, quindi, sono destinatari delle stesse musure):

  • gli inoccupati, cioè coloro che non hanno mai svolto attività lavorativa;
  • i disoccupati parziali, cioè coloro che svolgono un’attività lavorativa subordinata o una collaborazione con reddito inferiore a 8.000 euro annui, o un’attività di lavoro autonomo con reddito inferiore a 4.800 euro annui.

Attenzione: non basta perdere il lavoro per essere riconosciuto, in automatico, disoccupato. Il lavoratore deve recarsi presso un centro per l’impiego a rendere la Did, la dichiarazione di immediata disponibilità con la quale egli si rende disponibile – appunto – per nuove attività lavorative e per le attività di formazione, orientamento e ricerca di lavoro organizzate dai servizi per l’impiego. Oltre alla Did, il lavoratore dovrà firmare anche il patto di servizio con cui viene inserito in un progetto di attività personalizzate al fine di ricollocarlo sul mercato del lavoro.

Disoccupati: Naspi

Partiamo, ora, con l’elencare i diritti del disoccupato.

Tra questi la Naspi, nuova indennità di disoccupazione per il disoccupato che può far valere almeno 13 settimane contribuite negli ultimi 4 anni e 3 giornate di lavoro nell’anno. La sua durata è pari alla metà delle settimane contribuite e di ammontare pari al 75% della retribuzione imponibile media mensile degli ultimi 4 anni. Nel caso in cui il lavoratore trovi un altro lavoro subordinato o parasubordinato che comporti un reddito annuo inferiore a 8.000 euro, anche se a tempo indeterminato, o un lavoro autonomo che comporti dei compensi inferiori a 4.800 euro annui, non perde la Naspi che, però, si riduce in misura pari all’80% del nuovo reddito.

Disoccupati: Dis-Coll

Per il lavoratori parasuborsinati (quelli inquadrati, in passato, come co.co.co) è prevista la Dis-Coll, indennità di disoccupazione con una durata massima di 6 mesi e pari al 75% dell’imponibile medio mensile (eccetto le ipotesi di superamento di determinate soglie). Può essere richiesta dal lavoratore che possieda lo stato di disoccupazione ed almeno:

  • 3 mesi di contributi nell’anno precedente al termine della collaborazione;
  • un mese di contributi nell’anno in cui termina il contratto;
  • in alternativa, è sufficiente un rapporto di collaborazione di almeno un mese nell’anno in corso, che preveda un compenso pari alla metà della contribuzione minima mensile.

Disoccupati: Asdi

Al termine della Naspi e in presenza di determinati requisiti, il disoccupato ha diritto all’Asdi, l’assegno di disoccupazione pari al 75% della Naspi e che può essere percepito per un massimo di sei mesi da chi:

  • è disoccupato e ha sottoscritto col centro per l’impiego il patto di servizio;
  • non ha richiesto la Naspi anticipata in un’unica soluzione;
  • fa parte di un nucleo familiare con almeno un minorenne (anche se non è suo figlio) o ha almeno 55 anni;
  • non ha i requisiti per l’assegno sociale, la pensione anticipata o di vecchiaia;
  • ha un Isee non superiore a 5.000 euro;
  • non ha percepito Aspi o Mini Aspi (le vecchie indennità di disoccupazione) sino al 31 dicembre 2015;
  • non ha percepito 20 mesi di Asdi nel quinquennio precedente;
  • non ha percepito 6 mesi di Asdi nell’anno precedente.

Disoccupati: assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione – che va da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 4.000 euro –  è una misura di politica attiva del lavoro, indipendente sia dalla Naspi che all’Asdi: consente di fruire dei servizi pubblici e privati per trovare una nuova occupazione. Spetta a tutti i disoccupati da almeno 4 mesi che percepiscono la Naspi (ciò significa che devono aver presentato la Did e firmato il patto di servizio). Nel periodo in cui viene erogato il patto di servizio, l’assegno in questione viene sospeso poiché responsabili delle attività di riqualificazione e di ricerca di un nuovo lavoro sono le agenzie o i centri per l’impiego che seguono i lavoratori. L’assegno può essere speso nel proprio centro per l’impiego o in un’agenzia per il lavoro accreditata dalla Regione di residenza. Entrambi, se scelti, si occuperanno di assistere il disoccupato nella ricerca di un nuovo impiego, facendolo affiancare da un tutor o da un consulente e inserendolo in un percorso finalizzato a trovare una nuova occupazione.

Disoccupati: incentivi per l’assunzione

La legge riconosce alle aziende la possibilità di scegliere tra un ampio ventaglio di misure a sostegno dell’occupazione.

Per le aziende private che assumono, dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche in apprendistato, studenti dapprima coinvolti in attività di alternanza scuola-lavoro o assunti come apprendisti di primo o secondo livello è riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro nel limite massimo di 3.250 euro su base annua. Risparmio sulla contribuzione (nel limite massimo di 8.060 euro annui per ciascuno assunto) anche per i datori che assumono giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni, non inseriti in un percorso di studio o formazione e disoccupati: è l’incentivo occupazione giovani.

Misure specifiche sono previste nel Mezzogiorno, con l’incentivo occupazione Sud, riconosciuto per le assunzioni di giovani disoccupati di età compresa tra i 16 anni e 24 anni o lavoratori con almeno 25 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. L’importo del bonus è pari al 100% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 8.060 euro annui, per le assunzioni a tempo indeterminato, in apprendistato o se si trasformano contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.

Agevolazioni anche per l’assunzione di:

  • lavoratori che abbiano compiuto cinquant’anni e che versino, da oltre 12 mesi, in stato di disoccupazione,
  • donne disoccupate,
  • lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria,
  • di lavoratori percettori di Naspi,
  • dei giovani genitori disoccupati o precari.
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