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Polizza vita: niente risarcimento in caso di false dichiarazioni

13 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2017



Se, nel sottoscrivere una polizza vita, si forniscono dichiarazioni false, reticenti o inesatte, la compagnia può annullare il contratto e negare il risarcimento.

Chi più, chi meno sa che l’assicurazione sulla vita è una polizza assicurativa che, a fronte del pagamento di un premio, consente all’assicurato di provvedere economicamente al proprio nucleo familiare anche in caso di morte, invalidità totale e permanente o perdita di autosufficienza, permettendogli di mantenere uno stile di vita invariato. Ma quanti sanno che rilasciare alla compagna assicurativa dichiarazioni false o incomplete può pregiudicare il diritto all’indennizzo? Proprio così: chi sottoscrive una polizza vita deve essere consapevole che non gli spetterà nessun risarcimento in caso di false dichiarazioni.

Prima di sottoscrivere il contratto, infatti, al cliente viene chiesto di compilare un questionario chiamato questionario anamnestico, in cui dovranno essere inserite tutte le informazioni utili a calcolare il rischio: per intenderci, il cliente dovrà comunicare la sua professione, le sue abitudini di vita (per esempio, se è un fumatore, il tipo di sport praticato, se ha fatto o fa uso di droghe o di alcol), le eventuali patologie di cui soffre, indicando se in famiglia ci sono casi di malattie ereditarie. Allo stesso cliente viene chiesto di comunicare con tempestività l’eventuale cambio di professione e ogni altra modifica delle proprie abitudini di vita o delle condizioni di salute, affinché la sua compagnia possa ricalcolare il rischio e, quindi, l’ammontare del premio. Anche una singola omissione, infatti, può comportare la negazione del risarcimento [1]: come affermato dal Tribunale di Latina [2], le dichiarazioni del contraente e dell’assicurato devono essere esatte e complete. In caso di dichiarazioni inesatte o reticenti relative a circostanze tali che la compagnia non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle stesse condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, la compagnia può:

  • quando esiste malafede o colpa grave: rifiutare qualsiasi pagamento o contestare la validità del contratto;
  • quando non esiste malafede o colpa grave: ridurre le somme assicurate in relazione al maggior rischio accertato o recedere dal contratto.

La vicenda

Gli eredi del titolare di una polizza vita facevano causa alla compagnia assicurativa chiedendole la liquidazione del premio in virtù di quel contratto.

La compagnia assicurativa sosteneva di non dover liquidare nulla dato che l’assicurato aveva taciuto la preesistenza di patologie e che, al momento della sottoscrizione del contratto, aveva affermato di essere in perfetta salute, mentre risultava dai documenti medici che lo stesso era affetto da diverse malattie che, se dichiarate, avrebbero escluso l’assunzione del rischio o, comunque, la conclusione del contratto assicurativo sulla vita.

Polizza vita: quando non spetta il risarcimento?

Se una persona intende sottoscrivere una polizza vita e rilascia dichiarazioni false, reticenti o inesatte tali che la compagnia non avrebbe dato il suo consenso (o non lo avrebbe dato alle stesse condizioni), deve sapere a cosa va incontro. La compagnia, infatti, può non solo annullare il contratto nel caso in cui venga accertato che il cliente ha agito con dolo o colpa grave, ma anche negare qualsiasi forma di indennizzo. Ad esempio, è quanto si verifica se se una donna dichiara di godere di perfetta salute ma non dice nulla sul fatto che in passato (anche se molti anni prima) ha avuto un tumore al seno e che si è sottoposta a lunghi cicli di chemioterapia.

Ciò fa capire che, nel momento in cui, al cliente viene chiesto di compilare il questionario, ciò dovrà avvenire nel modo più chiaro e completo possibile, anche se quel questionario non indica tutte le malattie che possono influire sul rischio. L’assicuratore, infatti, può limitarsi a sottoporre al contraente un questionario anamnestico chiedendo di elencare genericamente gli stati morbosi in atto. Starà, poi, al cliente essere preciso.

Polizza vita: che cosa si intende per dichiarazioni reticenti?

Ma cosa vuol dire “dichiarazioni reticenti”? Si ha reticenza quando l’assicurato non dice nulla sul fatto di aver avuto una certa malattia anche se essa non è indicata nel questionario.

Polizza vita: che cosa si intende per dolo e colpa?

Si è detto che, se il cliente agisce con dolo o colpa grave, l’assicurazione può annullare il contratto e negare l’indennizzo; in particolare:

  • si ha dolo quando il cliente è perfettamente consapevole del fatto che sta mentendo e lo fa perché vuole dire falsità;
  • si ha colpa grave quando il cliente rende determinate dichiarazioni con negligenza: ad esempio, il cliente viene chiesto di indicare la presenza di malattie ereditarie in famiglia. Non sa se effettivamente ci sono stati dei casi ma, piuttosto che informarsi, spunta direttamente la casella del “no”.

note

[1] Art. 1892 cod. civ.

[2] Trib. Latina sent. n. 607 del 20.03.2017.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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