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A chi vanno le quote del socio defunto della Sas?

17 giugno 2017


A chi vanno le quote del socio defunto della Sas?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2017



Morte di un accomandatario di una sas: i suoi unici eredi sono 2 accomandatari di quella sas insieme ad altri 2 accomandatari. La quota del defunto passa ai suoi eredi senza che gli altri possano opporsi?

Salvo contraria disposizione del contratto sociale, in caso di morte di uno dei soci, gli altri devono liquidare la quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la società o continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano [1].

La norma, valorizzando il ruolo sociale rivestito dal socio accomandatario rispetto all’accomandante, non prevede alcun subentro automatico nella qualità di accomandatario dell’erede del socio defunto ma, fatta salva la possibilità che lo statuto sociale statuisca in modo diverso, riconosce il diritto alla liquidazione delle quote.

Gli eredi dell’accomandatario possono subentrare al defunto nella sua partecipazione sociale, solo se vi è consenso di tutti gli altri soci (e chiaramente la volontà degli stessi eredi) ed in forza di un nuovo contratto sociale. La ragione di questo orientamento è abbastanza evidente se solo si pone attenzione al differente peso sociale dei soci accomandatari rispetto agli accomandati, in primo luogo, relativamente alla responsabilità per le obbligazione sociali. Com’è noto, infatti, mentre i primi (gli accomandatari) rispondono solidalmente ed illimitatamente, i secondi hanno una responsabilità limitata alla propria quota, oltre al fatto che l’amministrazione societaria è riservata, invia esclusiva, agli accomandatari. Da questo punto di vista, ad esempio, la giurisprudenza ha sempre ribadito l’invalidità delle clausole che prevedevano la automatica trasmissibilità nel caso in cui l’erede o gli eredi non fossero certamente individuati. Anche se la legge dispone la facoltà di “patto contrario”, la clausola di continuazione deve riferirsi non già genericamente agli “eredi” ma individuare precisamente chi questi siano.

Nel caso del lettore, però, vi è una particolarità di non poco rilievo: gli eredi del socio accomandatario defunto sono già anch’essi soci accomandatari (per diritto proprio e non per successione a causa di morte) di quella stessa società. In questo caso, il “problema” dell’amministrazione sociale e della responsabilità per le obbligazioni assunte dalla società (questi in pratica sono i motivi per i quali la legge riconosce il diritto alla liquidazione delle quote ma non all’automatico subentro nella qualità di socio) è inesistente per l’ovvia ragione che gli eredi dell’accomandatario hanno già, a prescindere dai loro diritto successori, potere di rappresentanza e gestione della cosa sociale e sono illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali.

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, in una importante pronuncia risalente all’anno 2011 [2] – orientamento che può ritenersi pacifico – ha avuto modo di chiarire che nella società in accomandita semplice soltanto la quota di partecipazione del socio accomandante è trasmissibile per causa di morte, mentre in caso di morte del socio accomandatario gli eredi non subentrano nella posizione del defunto nell’ambito della società, e non assumono quindi la qualità di soci accomandatari a titolo di successione mortis causa, ma hanno diritto soltanto alla liquidazione della quota del loro dante causa, salvo diverso accordo con gli altri soci in ordine alla continuazione della società, e fermo restando che l’acquisto della qualità di socio accomandatario non deriva dalla posizione di erede del socio accomandatario defunto, ma dal contenuto del predetto accordo.

La particolarità della questione che ci occupa sta, come già accennato, nel fatto che la qualità di soci accomandatari degli eredi, in sostanza, non si pone: gli eredi del defunto sono già accomandatari della società.

Ma allora qual è il destino delle quote sociali del defunto?

Trattandosi di accomandatari la questione non è irrilevante perché i rapporti, anche di natura personale, all’interno della società che si intrattenevano con l’accomandatario defunto, potrebbero non essere ripetibili rispetto ai suoi eredi già soci accomandatari. La questione che si pone è quella relativa non alla qualità del socio erede della società ma quella del destino delle quote sociali del defunto che, ove trasmesse, per così dire, automaticamente ai suoi eredi (già soci accomandatari) finirebbe, per mutare i “rapporti di forza” all’interno della compagine sociale accrescendo la quota sociale non per volontà dei soci per l’operare di una norma giuridica. Quindi? Volendo provare, a questo punto, a “tirare le somme” la risposta sembra essere negativa, nel senso che gli eredi non subentrano nella quota del socio accomandatario defunto salvo che ciò non sia previsto nello statuto sociale (e nel caso del lettore non è prevista una eventualità del genere) e che non sia questa la volontà di tutti i soci. A cosa hanno diritto allora?

Gli eredi del socio accomandatario hanno diritto, salvo quanto sopra detto, alla liquidazione della quota che apparteneva al defunto e non al subentro in quelle quote accrescendo, in questo modo, la loro partecipazione alla società.

In sostanza, ove si riconoscesse il subentro automatico (inteso contro la volontà degli altri soci) nella quota sociale degli eredi dell’accomandatario, si finirebbe per alterare completamente la natura stessa della società e del patto sociale poiché, si imporrebbe ai soci superstiti l’esistenza di un patto sociale che sia contro la loro stessa volontà. Sarebbe, per così dire, una società non voluta dai soci ma creata per effetto delle norme sulla successione per causa di morte. Per questo motivo è previsto – correttamente – solo il diritto alla liquidazione delle quote e non quello della automatica acquisizione della qualità di socio ed il subentro in quelle quote.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 2284 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 24476 del 21.11.2011.

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