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Sostituire i voucher, la soluzione per le piccole imprese artigiane

13 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 giugno 2017



Contratto di lavoro part-time senza orario minimo con flessibilità per le pmi artigiane.

 

Nessun vincolo di orario minimo e una maggiorazione bassa in cambio della flessibilità: è una delle soluzioni migliori per sostituire i voucher senza ricorrere ai nuovi PrestO, i contratti di prestazione occasionale.

Considerando, poi, che i PrestO non sono al momento ancora operativi, il part time ridotto e flessibile è ancora più interessante per le imprese, dato che la previsione esiste già da tempo.

In pratica, facendo ricorso ad un contratto a tempo parziale con una percentuale oraria molto bassa (ad esempio per poche ore a settimana, per alcune settimane al mese, o alcuni mesi all’anno, senza dover rispettare un tetto minimo di ore), ma con la possibilità di aumentare le ore di lavoro secondo le esigenze, le aziende hanno uno strumento dotato di una flessibilità del tutto simile a quella dei voucher. Senza, peraltro, dover affrontare né i limiti dei nuovi contratti occasionali, né i costi, non indifferenti, di altre tipologie contrattuali, come il lavoro a chiamata, che prevede un’indennità di disponibilità e una paga oraria maggiorata, o come il contratto di somministrazione, che prevede dei compensi a favore dell’agenzia per il lavoro.

Insomma, il part time ridotto e flessibile sembra la soluzione ideale per rimpiazzare i voucher: ma quali aziende possono farvi ricorso e come funziona?

Part time ridotto e flessibile: per quali aziende

Il part time senza vincoli di orario è previsto nei contratti collettivi di diversi settori:

  • alimentare e panificazione;
  • acconciatura-estetica- centri benessere;
  • artigiani e pmi.

Questa tipologia di part time è prevista anche dal contratto collettivo intersettoriale commercio, terziario, servizi, pubblici esercizi e turismo di Cifa e Confsal, anche se le maggiorazioni dovute in caso di aumento dell’orario di lavoro sono più elevate rispetto a quelle previste per le pmi artigiane.

Part time ridotto e flessibile: lavoro supplementare

A proposito delle maggiorazioni legate al lavoro supplementare, cioè all’aumento dell’orario di lavoro, va detto innanzitutto che, anche se non esiste un tetto minimo di ore da rispettare, va comunque indicata la precisa collocazione dell’orario di lavoro: nel contratto di lavoro dovrà essere indicato, cioè, il puntuale  riferimento alla collocazione oraria con riguardo al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

Per  aumentare le ore di lavoro inizialmente previste da contratto devono essere inserite in un’apposita pattuizione scritta delle specifiche clausole elastiche: le clausole elastiche, nel dettaglio, possono consentire sia l’aumento dell’orario di lavoro che la variazione della sua collocazione temporale.

Part time ridotto e flessibile: maggiorazioni

Se le clausole elastiche comportano un aumento dell’orario di lavoro stabilito nel contratto comportano, nella maggior parte dei casi, una maggiorazione della paga oraria.

L’obbligo, o meno, di corrispondere la maggiorazione dipende dalle previsioni del contratto collettivo applicato: il contratto collettivo intersettoriale [1], ad esempio, prevede una maggiorazione del 15% per il lavoro prestato oltre l’orario contrattuale, con l’obbligo di preavviso di almeno 2 giorni lavorativi; il lavoro supplementare, inoltre, non deve eccedere il limite del 25% della normale prestazione annua a tempo parziale.

Sono invece più basse, dal 3 al 4%, le maggiorazioni previste dai contratti delle pmi artigiane. Il ricorso al lavoro supplementare, però, può essere previsto solo per le seguenti causali:

  • attività da svolgere nel fine settimana;
  • attività da svolgere durante le vacanze natalizie e pasquali;
  • attività da svolgere nei periodi delle ferie estive e invernali.

La maggiorazione non è dovuta se la modifica oraria è definitiva e accettata dal lavoratore, o se viene richiesta da lui stesso.

Se gli accordi collettivi non prevedono nulla, si deve applicare una maggiorazione pari al 15%, secondo quanto stabilisce il testo unico sui contratti [2].

note

[1] Art. 156 Ccnl intersettoriale commercio, terziario, servizi, pubblici esercizi e turismo  Cifa e Confsal.

[2] D.lgs. 81/2015.

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