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Cane senza guinzaglio investito in proprietà privata: chi ha ragione?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2017



Quando un cane viene investito è lecito chiedersi di chi è la responsabilità sia per la morte o le lesioni dell’animale che per gli eventuali ulteriori danni che scaturiscono dall’incidente.

Cane investito da un’auto: chi paga? Il problema sorge per il contrasto di norme che a prima vista scaturisce da un simile evento. Sono, infatti, invocabili due norme che si occupano di inquadrare responsabilità e presunzioni di colpe. Da un lato vi è la responsabilità [1] che prevede che il conducente di un veicolo è obbligato al risarcimento del danno che derivi a persone o a cose a seguito della circolazione stessa del veicolo: si presume dunque la sua colpevolezza, a meno che non dimostri di aver fatto di tutto per evitare il danno. Dall’altro lato vi è la responsabilità [2] del proprietario di un animale, o anche di colui che se ne serva per il periodo di tempo in cui lo usa, per i danni che l’animale cagioni: non importa se questo sia sotto la sua custodia, o se sia smarrito o fuggito, la legge presume la sua responsabilità salvo che si provi il caso fortuito.

Ci può essere concorso di colpe?

Ci si è lungamente chiesti se, vista la presunzione di responsabilità sia per il proprietario dell’animale che viene investito, che per il conducente che lo investe, si dovesse parlare di concorso di colpa.

In realtà la giurisprudenza sul punto è abbastanza univoca già da diversi anni nel considerare prevalente la presunzione di responsabilità del proprietario dell’animale per tutti i danni, in particolare del cane che, lasciato libero, provochi un incidente.

Al punto tale da poter accadere, come è accaduto a Lucca qualche anno fa, che il proprietario del cane riceva una multa per “incauto abbandono”, in caso di incidente.

La Responsabilità oggettiva

Si tratta quindi di una ipotesi di responsabilità oggettiva, in cui il danneggiato viene privilegiato rispetto al danneggiante, a meno che non ci sia la sussistenza del caso fortuito. Colui che ha subìto un danno deve solo dimostrare un nesso causale tra l’agire dell’animale senza guinzaglio e l’evento da cui è scaturita la lesione e il danno. Il proprietario è responsabile non già per un suo comportamento commissivo od omissivo, ma per il solo fatto di essere in relazione con il cane (sia in caso di proprietà che in caso di uso) e che ci sia una connessione causa-effetto tra il comportamento del cane stesso e il danno che ad altri sia derivato.

Il caso fortuito

Al proprietario del cane senza guinzaglio che ha causato un incidente, che si voglia liberare dalle conseguenti responsabilità, non resta che provare l’esistenza del caso fortuito, non basta cioè che egli dimostri di aver utilizzato tutta la comune diligenza nel custodire l’animale. Il punto, dunque, diventa cosa debba intendersi per caso fortuito e in che modo possa essere provato. Secondo la giurisprudenza della Cassazione [3], per caso fortuito si deve intendere l’intervento di un fattore esterno da cui consegua il danno e che sia dotato di imprevedibilità, inevitabilità e assoluta eccezionalità.

Si deve trattare quindi di un elemento che sia estraneo alla propria sfera soggettiva, che sia tale da interrompere il rapporto eziologico tra il fatto e il danno; ma non si può dare una connotazione oggettiva ex ante all’imprevedibilità di un evento.

In verità nemmeno ex post è facile ricostruirla. Inoltre la giurisprudenza non sempre è concorde al momento della definizione del perimetro applicativo. Anche perché la imprevedibilità dell’evento non può confondersi con la intrinseca imprevedibilità dei comportamenti degli animali: non è quella che si può invocare. L’esistenza del caso fortuito deve essere pertanto valutata caso per caso.

Flora Fiume – Copywriter AvvocatoFlash

note

[1] Ai sensi dell’art. 2054 cod. civ.

[2] Ai sensi dell’art. 2052 cod. civ.

[3] Cfr. sent. n.12161/00 del 14.09.2000.

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