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Pensione anticipata per invalidità, quali possibilità?

30 Giugno 2017 | Autore:


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Quali tipologie di anticipo della pensione esistono per i lavoratori invalidi?

 

Ho 63 anni, 25 anni di contributi come lavoratrice pubblica,  sono invalida all’80% e ho la 104 per mia madre: posso pensionarmi con opzione donna o anticipare il trattamento in altro modo?

La lettrice non può, purtroppo, accedere all’opzione donna, in quanto per l’opzione è necessario possedere 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2015, oltre ad aver compiuto, entro la stessa data, 57 anni (58 anni per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo).

Tuttavia, ad oggi esistono ulteriori modalità per anticipare la pensione di vecchiaia (l’età pensionabile, dal 2018, sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi) oltre all’opzione: in particolare, per i lavoratori invalidi, sussistendo determinati requisiti, è possibile fruire della pensione anticipata per invalidità, dell’Ape sociale (oltre, ovviamente, all’Ape volontaria) e della pensione anticipata con 41 anni di contributi.

Vediamo quali sono i requisiti utili a queste tipologie di anticipo della pensione e se la lettrice vi rientra.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, che richiede un’invalidità minima dell’80%, i requisiti, per le donne, sono 55 anni e 7 mesi di età (60 anni e 7 mesi per gli uomini), assieme a 20 anni di contributi, previa attesa di una finestra di 12 mesi. L’accesso al trattamento, nonostante le condizioni ci siano tutte, è impossibile per la lettrice: risultano infatti esclusi da questa tipologia di pensione i dipendenti pubblici.

Pensione anticipata quota 41

Per quanto riguarda la pensione anticipata quota 41, tra le categorie di lavoratori destinatari sono compresi anche i lavoratori invalidi, con riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74% (oltreché coloro che assistono un familiare di primo grado convivente con handicap grave). Tuttavia, quota 41 sta a significare che è necessario possedere almeno 41 anni di contributi. Inoltre, si tratta di una tipologia di pensione riservata ai lavoratori precoci, cioè a coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Ape sociale

Restano dunque l’Ape sociale e l’Ape volontaria. La sigla Ape sta per anticipo pensionistico: con l’Ape, in pratica, un lavoratore ha la possibilità di lasciare il lavoro al compimento di 63 anni di età, ricevendo un assegno sino alla data di compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Per quanto riguarda l’Ape sociale, l’assegno è coperto “a fondo perduto” (in realtà si tratta di una prestazione di assistenza), sino a 1.500 euro mensili, dallo Stato, per cui il pensionato, alla data di maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia, non subisce penalizzazioni sul trattamento, in quanto non deve restituire gli assegni anticipati dallo Stato.

Per l’accesso all’Ape sociale, però, per quanto riguarda la categoria dei lavoratori invalidi (con invalidità dal 74% in su), e per coloro che assistono un familiare entro il 1° convivente con handicap grave, è necessario possedere, oltre a 63 anni di età, almeno 30 anni di contributi.

La lettrice, pertanto, non riesce ad accedere nemmeno a questo beneficio.

Ape volontaria

Potrebbe accedere, però, all’Ape volontaria, per la quale sono richiesti 63 anni di età e almeno 20 anni di contributi: in questo caso, però, l’anticipo pensionistico sarebbe erogato da una banca privata tramite la concessione di un prestito. La restituzione del finanziamento, assieme al pagamento di un’assicurazione obbligatoria sul rischio di premorienza, determinano una penalizzazione sulla pensione che può arrivare al 5% per ogni anno di anticipo: la decurtazione della pensione, ad ogni modo, va calcolata caso per caso, in quanto dipende non solo dalla durata dell’anticipo, ma anche dalla percentuale della pensione richiesta e, ovviamente, dal suo ammontare, oltreché dalle specifiche condizioni contrattuali.

Peraltro, bisogna sapere che l’Ape non è concessa se la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, risulta inferiore a  1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro), o se le rate per la restituzione dell’Ape volontaria, assieme ad eventuali altre trattenute come la cessione del quinto, superano il 30% della pensione.

Ad ogni modo, allo stato attuale, per la lettrice l’Ape volontaria rappresenta l’unica alternativa percorribile per anticipare l’età per la pensione di vecchiaia.


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4 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho 57 anni e verso i contributi dall’85 ma fino al 95 in modo piuttosto discontinuo; ad oggi, luglio 2017, ho 24 anni di contributi interamente versati con un invalidità del 76%: che possibilità ho di anticipare la pensione ?

    Grazie

  2. Buongiorno ho 52 anni ho cominciato a lavorare a 15 anni. O una invalidità del 100 %..con 20 anni di contributi. Posso andare in pensione anticipata. Ho protesi alle anche fatte 2 volte protesi alle ginocchia e mani. Grazie

  3. BUONGIORNO ….. SONO UN UOMO DI 61 ANNI CON 74% D’INVALIDITA’ CIVILE ….. POCHI MESI FA MI HANNO DIAGNOSTICATO MORBO DI PARKINSON …… POTREI CHIEDERE L’AGGRAVAMENTO E IPOTETICAMENTE POTER ACCEDERE A UNO DI QUESTE ALTERNATIVE PENSIONISTICHE …… HO VERSATO CONTRIBUTI PER 30 ANNI FRA L’ITALIA E ESTERO ( ARGENTINA ) CHE DOVREI RICONGIUNGERE ……
    RINGRAZIO E SALUTO CORDIALMENTE …

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