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Lo sai che? Cattivi pagatori: come difendersi dalla segnalazione della banca

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

Se la banca segnala il cliente in Crif o alla Centrale rischi come cattivo pagatore deve prima inviargli un avviso; diversamente la segnalazione è illegittima e scatta il risarcimento del danno.

Se non hai pagato qualche rata del mutuo sulla casa o hai dimenticato di versare alcuni degli importi del finanziamento, se hai emesso assegni scoperti, hai utilizzato carte di credito revocate o, infine, sei andato oltre il fido che la banca ti aveva concesso, è molto probabile che la tua banca ti abbia segnalato come cattivo pagatore. La conseguenza è che, fin quando i tuoi dati resteranno custoditi negli “archivi” dei soggetti a rischio, ti sarà molto difficile – anzi impossibile – ottenere nuovi finanziamenti. La segnalazione come cattivo pagatore  non ha tanto una funzione di sanzione nei confronti del cliente, ma di tutela del sistema bancario dimodoché non vengano erogati ulteriori prestiti a soggetti inaffidabili o a chi ha già troppi debiti.

La segnalazione come cattivo pagatore viene fatta a due categorie di soggetti. La prima è la Banca d’Italia, che mantiene il controllo della cosiddetta Centrale Rischi, banca dati con rilevanza pubblica che serve a garantire la stabilità del sistema bancario, dimodoché non vengano erogati ulteriori prestiti a soggetti inaffidabili. La seconda categoria è costituita da soggetti privati, i cosiddetti Sic, ossia i Sistemi di Informazioni Creditizie, come Crif (Centrale Rischi Finanziari), Experian Cerved Information Service, Ctc; questi ultimi, al contrario della Centrale Rischi, non contengono solo informazioni sui cattivi pagatori, ma anche su quelli “buoni”, sulla puntualità dei pagamenti dei mutui in corso, sull’entità credito ancora da restituire, ecc.

Nel momento in cui il cliente della banca salta il pagamento delle rate del mutuo o del finanziamento viene segnalato come cattivo pagatore. Ma, poiché tale segnalazione è soggetta a una serie di regole, la cui violazione comporta delle sanzioni a carico dell’istituto di credito, è bene sapere come difendersi dalla segnalazione della banca. Difatti, più volte la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno a carico del cliente illegittimamente segnalato in mancanza non solo dei presupposti sostanziali (ad esempio esiguità del debito non pagato, immediato rientro nel debito, situazione debitoria non particolarmente grave da suscitare l’allarme bancario), ma anche di quelli formali (obbligo di segnalazione preventiva). Di questo pertanto parleremo nel corso del presente articolo.

Il preavviso della banca prima dell’iscrizione come cattivo pagatore

Chi è viene segnalato come cattivo pagatore (sia alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, sia alla Crif e agli altri Sic) e vuol sapere come difendersi dalla segnalazione della banca deve innanzitutto conoscere la normativa imposta dal Garante della Privacy [1], normativa che impone all’istituto di credito la preventiva informativa al cliente. In altri termini la banca non può segnalare il cliente tra i cattivi pagatori senza il preavviso specifico.

Tale preavviso deve essere spedito con raccomandata a.r. almeno 15 giorni prima dell’iscrizione. Secondo la Cassazione [2], conta la data di ricezione della busta da parte del correntista e non quella della spedizione; così, per esempio, se la banca spedisce il preavviso 20 giorni prima, ma l’interessato lo riceve 14 giorni prima, la segnalazione è illegittima. Difatti, l‘efficacia della dichiarazione di avviso si produce quando la stessa giunge a conoscenza del destinatario ossia quando raggiunge il suo indirizzo, salvo che quest’ultimo provi di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.

Il preavviso di imminente iscrizione è obbligatorio sia per le segnalazioni come cattivo pagatore alla Centrale Rischi, sia per quelle ai Sic private; esso può essere inviato anche con posta semplice, ma in tal caso la banca dovrà dimostrare che il destinatario ne ha preso visione, circostanza tutt’altro che semplice.

Non costituisce un vero e proprio preavviso la comunicazione inviata dalla banca circa l’imminente segnalazione in Centrale dei rischi quando essa rivesta carattere generale e astratto.

Come abbiamo detto, nei Sic come Crif, finiscono non solo le informazioni pregiudizievoli al cliente della banca (ad esempio il mancato pagamento di alcune rate), ma anche quelle positive (ad esempio l’adempimento puntuale del finanziamento alle scadenze dovute; la concessione di un prestito, ecc.); solo le prime, pertanto, necessitano del preventivo avviso e non anche le seconde.

In caso di mancato invio del preavviso di iscrizione come cattivo pagatore, la banca è tenuta a risarcire il danno al cliente. A tal fine quest’ultimo, se intende difendersi dalla segnalazione può:

  • rivolgersi al tribunale, anche con un ricorso in via d’urgenza, per ottenere l’immediata cancellazione dall’elenco dei cattivi pagatori, salvo il diritto a chiedere il risarcimento del danno con un giudizio ordinario (più lungo); 
  • in alternativa può inviare un reclamo scritto alla propria banca e, in caso di mancata risposta entro 30 giorni o di risposta non soddisfacente, può rivolgersi all’Abf (Arbitro Bancario Finanziario), con un ricorso che non necessita dell’assistenza di un avvocato e che implica un pagamento simbolico di 20 euro per le spese del procedimento. A riguardo leggi la nostra guida sul ricorso all’Abf.

Quando scatta la segnalazione come cattivo pagatore

Non per qualsiasi inadempimento o ritardo può scattare la segnalazione come cattivo pagatore alle varie banche dati, ma solo per i casi più gravi. In altri termini la banca deve mostrare un minimo di tolleranza. Pertanto la segnalazione è legittima solo se il ritardo nel pagamento della rata è superiore a 2 mesi. Per i ritardi successivi, viene meno sia l’obbligo della tolleranza dei 2 mesi sia quello della preventiva comunicazione.

La giurisprudenza ha poi precisato che non per qualsiasi inadempimento può scattare la segnalazione alla Centrale Rischi, ma solo per quelle insolvenze che denotino una grave difficoltà economica ossia di non facile soluzione. Il concetto di insolvenza necessario alla segnalazione come cattivo pagatore in Centrale Rischi consiste in una valutazione negativa della situazione economico-patrimoniale del correntista, non necessariamente corrispondente all’anticamera del fallimento, ma come «grave difficoltà» (a prescindere dalla ricuperabilità del credito). Leggi sul punto l’approfondimento: Banche: quando c’è la segnalazione alla Centrale Rischi e Segnalazione Centrale Rischi: quando illegittima.

In altri termini la segnalazione del cliente come cattivo pagatore non deve avere lo scopo di un pressing per ottenere al più presto il rientro nel pagamento, né finalità ristorsive da parte della banca.

Si considera illegittima la segnalazione alla centrale rischi quando:

  • la segnalazione interviene dopo diverso tempo dalla costituzione in mora del debitore, senza che nel frattempo la sua posizione sia sostanzialmente mutata (nel caso deciso dai giudici, la misura era stata adottata ben oltre un anno e mezzo dalla contestazione dei fatti al cliente);
  • un altro forte indice di anomalia viene poi considerato il fatto che, nonostante il decorso di tutto questo tempo, la segnalazione venga effettuata quando pendono tentativi di mediazione della vicenda: infatti, una procedura di conciliazione, promossa dal cliente, finalizzata alla contestazione di alcuni addebiti e alla ricerca di una soluzione bonaria, non giustificherebbe la tempestiva segnalazione del debitore, non presentando questi indici di “pericolosità”, ma tutt’altro.

Quanto tempo dura la segnalazione nelle banche dati? 

La segnalazione come cattivo pagatore è a “tempo determinato”, cioè viene automaticamente eliminata dopo un certo periodo di tempo. Ecco perché conviene sempre diffidare da chi, su internet, propone di ripulire il nome dei correntisti dalle banche dati bancarie in quanto, se da un lato l’iscrizione non può essere cancellata (essendo obbligatoria) dall’altro lato, superati i termini, l’eliminazione avviene in automatico. In particolare, i dati relativi al mancato pagamento di una o più rate rimarranno visibili nei Sistemi di Informazioni Creditizie per:

  • 12 mesi per ritardi nel pagamento di 1 o 2 rate;
  • 24 mesi per ritardi nel pagamento di 3 o più rate;
  • 36 mesi in caso di prestiti non rimborsati o con morosità gravi.

In particolare, i tempi di permanenza nella banche dati sono i seguenti:

TIPOLOGIA DI DATO TEMPI DI CONSERVAZIONE
Finanziamento  richiesto ed in corso di valutazione 6 mesi  dalla data richiesta
Richieste di finanziamento  rinunciate/rifiutate 1 mese  dalla data di rinuncia/rifiuto
Finanziamenti rimborsati regolarmente 36 mesi  dalla  data di estinzione effettiva  del rapporto di credito
Ritardi  1 o 2 rate  (o mensilità) 12 mesi  dalla comunicazione di  regolarizzazione,
Ritardi  3 o più rate  (o mensilità) 24 mesi  dalla comunicazione di  regolarizzazione,  a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari
Finanziamenti non rimborsati  (o con gravi morosità) 36 mesi  dalla  data di estinzione prevista  o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito  l’ultimo aggiornamento

note

[1] Art. 4, co. 7, della Delibera del Garante Privacy 16 novembre 2004 n. 8 contenente il codice di deontologia e buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in materia di credito al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti.

Codice deontologico – Art. 4. Modalità di raccolta e registrazione dei dati

1. Salvo quanto previsto dal comma 5, il gestore acquisisce esclusivamente dai partecipanti i dati personali da registrare nel sistema di informazioni creditizie.

2. Il partecipante adotta idonee procedure di verifica per garantire la lecita utilizzabilità nel sistema, la correttezza e l’esattezza dei dati comunicati al gestore.

3. All’atto del ricevimento dei dati, il gestore verifica la loro congruità attraverso controlli di carattere formale e logico e, se i dati risultano incompleti od incongrui, li ritrasmette al partecipante che li ha comunicati, ai fini delle necessarie integrazioni e correzioni. All’esito dei controlli e delle eventuali integrazioni e correzioni, i dati sono registrati nel sistema di informazioni creditizie e resi disponibili a tutti i partecipanti.

4. Il partecipante verifica con cura i dati da esso trattati e risponde tempestivamente alle richieste di verifica del gestore, anche a seguito dell’esercizio di un diritto da parte dell’interessato.

5. Eventuali operazioni di eliminazione, integrazione o modificazione dei dati registrati in un sistema di informazioni creditizie sono disposte direttamente dal partecipante che li ha comunicati, ove tecnicamente possibile, ovvero dal gestore su richiesta del medesimo partecipante o d’intesa con esso, anche a seguito dell’esercizio di un diritto da parte dell’interessato, oppure in attuazione di un provvedimento dell’autorità giudiziaria o del Garante.

6. I dati relativi al primo ritardo nei pagamenti in un rapporto di credito sono utilizzati e resi accessibili agli altri partecipanti nel rispetto dei seguenti termini:

a) nei sistemi di informazioni creditizie di tipo negativo, dopo almeno centoventi giorni dalla data di scadenza del pagamento o in caso di mancato pagamento di almeno quattro rate mensili non regolarizzate;

b) nei sistemi di informazioni creditizie di tipo positivo e negativo:

1.  qualora l’interessato sia un consumatore, decorsi sessanta giorni dall’aggiornamento mensile di cui al successivo comma 8, oppure in caso di mancato pagamento di almeno due rate mensili consecutive, oppure quando il ritardo si riferisce ad una delle due ultime scadenze di pagamento. Nel secondo caso i dati sono resi accessibili dopo l’aggiornamento mensile relativo alla seconda rata consecutivamente non pagata;

2.  negli altri casi, dopo almeno trenta giorni dall’aggiornamento mensile di cui al successivo comma 8 o in caso di mancato pagamento di una rata.

7. Al verificarsi di ritardi nei pagamenti, il partecipante, anche unitamente all’invio di solleciti o di altre comunicazioni, avverte l’interessato circa l’imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie. I dati relativi al primo ritardo di cui al comma 6 possono essere resi accessibili ai partecipanti solo decorsi almeno quindici giorni dalla spedizione del preavviso all’interessato.

8. Fermo restando quanto previsto dal comma 6, i dati registrati in un sistema di informazioni creditizie sono aggiornati periodicamente, con cadenza mensile, a cura del partecipante che li ha comunicati.

 

Codice in materia di protezione dei dati personali – Art. 150. Provvedimenti a seguito del ricorso

1. Se la particolarità del caso lo richiede, il Garante può disporre in via provvisoria il blocco in tutto o in parte di taluno dei dati, ovvero l’immediata sospensione di una o più operazioni del trattamento. Il provvedimento può essere adottato anche prima della comunicazione del ricorso ai sensi dell’articolo 149, comma 1, e cessa di avere ogni effetto se non è adottata nei termini la decisione di cui al comma 2. Il medesimo provvedimento è impugnabile unitamente a tale decisione.

2. Assunte le necessarie informazioni il Garante, se ritiene fondato il ricorso, ordina al titolare, con decisione motivata, la cessazione del comportamento illegittimo, indicando le misure necessarie a tutela dei diritti dell’interessato e assegnando un termine per la loro adozione. La mancata pronuncia sul ricorso, decorsi sessanta giorni dalla data di presentazione, equivale a rigetto.

3. Se vi è stata previa richiesta di taluna delle parti, il provvedimento che definisce il procedimento determina in misura forfettaria l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti al ricorso, posti a carico, anche in parte, del soccombente o compensati anche parzialmente per giusti motivi.

4. Il provvedimento espresso, anche provvisorio, adottato dal Garante è comunicato alle parti entro dieci giorni presso il domicilio eletto o risultante dagli atti. Il provvedimento può essere comunicato alle parti anche mediante posta elettronica o telefax.

5. Se sorgono difficoltà o contestazioni riguardo all’esecuzione del provvedimento di cui ai commi 1 e 2, il Garante, sentite le parti ove richiesto, dispone le modalità di attuazione avvalendosi, se necessario, del personale dell’Ufficio o della collaborazione di altri organi dello Stato.

6. In caso di mancata opposizione avverso il provvedimento che determina l’ammontare delle spese e dei diritti, o di suo rigetto, il provvedimento medesimo costituisce, per questa parte, titolo esecutivo ai sensi degli articoli 474 e 475 del codice di procedura civile.

[2] Cass. ord. n. 14685/17 del 13.06.2017.

Autore immagine: Pixabay.com

 


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