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Le Guide I diritti di chi soffre di cefalea

Le Guide Pubblicato il 30 giugno 2017

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Lavoratore che soffre di cefalea o di emicrania: assenze per malattie, visite, esami e cure, possibilità di riconoscimento dell’invalidità e dell’handicap.

 

Il mal di testa, che si tratti di cefalea o di emicrania, non è soltanto un sintomo di determinate patologie, ma può essere una malattia “autonoma” a tutti gli effetti, in diversi casi anche considerata invalidante: il lavoratore che soffre di mal di testa ha dunque diritto ad assentarsi per malattia, se i dolori sono tali da impedire o rendere difficoltosa l’attività lavorativa. Naturalmente, deve essere il medico curante a valutare se i dolori, per livello d’intensità, sono incompatibili con l’attività lavorativa; inoltre, in determinate situazioni, il medico può valutare l’opportunità di avviare le pratiche per il riconoscimento dell’invalidità.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su cefalea ed emicrania: in che cosa consistono, quando ci si può assentare dal lavoro e quando si può chiedere l’invalidità.

Mal di testa: cefalea ed emicrania

La patologia genericamente nota come mal di testa è la cefalea: questa, come accennato, può essere il sintomo di una patologia (come l’ipertensione, l’artrosi, un’allergia, l’anemia, una malattia oculare…), oppure una malattia autonoma.

Nel caso in cui sia il sintomo di una malattia diversa parliamo di cefalea secondaria, mentre se si tratta di patologia autonoma di cefalea primaria.

La cefalea primaria, pur non essendo una malattia che causa morte o deficit neurologici, può manifestarsi comunque in una forma talmente grave da compromettere seriamente la qualità della vita del malato in ambito familiare, lavorativo e sociale: in queste ipotesi è dunque possibile il riconoscimento dell’invalidità civile.

Per quanto riguarda l’emicrania, questa è una tipologia di cefalea che ha dei sintomi ben precisi:

  • dolore che dura tra le 4 e le 72 ore;
  • dolore che ha almeno due delle seguenti quattro caratteristiche:
    • localizzato solo da una parte della testa;
    • di tipo pulsante;
    • mediamente o molto intenso;
    • aggravato da attività fisiche di routine come camminare o salire le scale.
    • a queste caratteristiche possono aggiungersi nausea o vomito, fotofobia (fastidio alla luce) e fonofobia (fastidio al rumore).

L’emicrania può essere con o senza aura: quando l’emicrania è con aura, si presentano disturbi visivi, motori, della parola e della sensibilità e motori, che solitamente durano tra i 20 e i 60 minuti, per poi lasciare spazio alla comparsa del mal di testa.

Mal di testa: assenza per malattia

Se il lavoratore ha difficoltà a svolgere la sua attività per via dell’emicrania o della cefalea, la prima cosa da fare è recarsi dal proprio medico curante.

Questi, dopo una visita, sarà in grado di stabilire se la gravità dei dolori alla testa è tale da essere incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa e ad assegnare i dovuti giorni di riposo. A tal proposito, deve trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornire il numero di protocollo al lavoratore, che quest’ultimo deve inviare al datore di lavoro.

Mal di testa: visita fiscale

Come per tutte le assenze per malattia, il lavoratore è tenuto ad essere a disposizione presso il suo domicilio durante le fasce orarie previste per la visita fiscale.

Se si assenta durante le fasce di reperibilità per l’effettuazione di terapie o visite specialistiche indifferibili, non è sanzionato se fornisce un’idonea attestazione; nessuna sanzione anche nel caso in cui l’assenza, qualunque sia il motivo, risulta necessitata.

Ricordiamo, poi, che non esiste obbligo di reperibilità in caso di ricovero ospedaliero e patologie collegate all’invalidità attestata, se superiore al 67%. Pertanto, se dalla cefalea un’invalidità riconosciuta e l’assenza è dovuta all’acutizzarsi della patologia stessa o ad una malattia connessa, il lavoratore non può essere sanzionato per la mancata disponibilità alla visita fiscale.

Visto che cefalea ed emicrania, a differenza delle ordinarie patologie, possono peggiorare a causa della permanenza in luoghi chiusi, come appunto l’abitazione, il lavoratore non può essere sanzionato per essersi recato ad effettuare attività all’aperto, anche di svago, durante il periodo di malattia: è quanto chiarito da una nota sentenza della Cassazione [1], nella quale si afferma che, per particolari patologie, le attività ludiche all’aperto non compromettono la guarigione ma possono, al contrario, aiutarla. Per questo motivo, non è meritevole di sanzione il lavoratore assente per malattia che effettua attività di svago, se la patologia trae giovamento dalle attività stesse.

Mal di testa: analisi e cure

Il lavoratore, a seconda del contratto collettivo applicato, può assentarsi per sottoporsi ad esami, visite o terapie. Per approfondimenti sulle assenze per visita medica, cure o analisi, si veda la nostra guida: permessi per visita medica e motivi sanitari.

Mal di testa e invalidità

Per quanto concerne il riconoscimento dell’invalidità a causa della cefalea, questo è possibile non solo quando la cefalea è la conseguenza di un’altra patologia (quindi l’invalidità è riconosciuta per la malattia che causa la cefalea), ma anche quando si tratta di un’infermità autonoma.

In termini generali, le linee guida per l’accertamento dell’invalidità civile non collocano la cefalea, direttamente ed automaticamente, in alcuna delle voci tabellari: in buona sostanza, la cefalea non è direttamente collegata ad una percentuale d’invalidità, perché nel sistema tabellare nazionale non sono presenti riferimenti diretti a qualsivoglia tipo di mal di testa (sindromi cefalgiche o algie di qualunque genere).

Tuttavia, il medico può operare un tentativo di confronto, per analogia, rispetto alle patologie presenti nel sistema tabellare, ad esempio considerando che:

  • chi soffre di cefalea cronica è soggetto ad attacchi a cadenza settimanale o plurisettimanale, con conseguenze nel comportamento e riflessi nel contesto familiare, affettivo, economico e sociale;
  • la cefalea di forte intensità può determinare incapacità nello svolgimento delle attività quotidiane e strumentali di base;
  • chi soffre di cefalea, nella fase di attesa di un nuovo attacco, per la paura di una nuova manifestazione dei dolori può soffrire di stress emotivo, ansietà e problemi relazionali (disabilità psicologica), sino a forme ansiose depressive.

In pratica, a seconda dei sintomi e delle conseguenze del mal di testa, si può far riferimento, nel sistema tabellare, alle patologie che hanno sintomi e conseguenze analoghe:

  • lo stato di male epilettico, nelle sue diverse forme, che sono valutate con una percentuale d’invalidità compresa da un minimo del 91% (crisi plurisettimanali in trattamento) ad un massimo del 100%;
  • la sindrome depressiva endoreattiva che, a seconda della gravità, è valutata dal 10 al 40%;
  • la depressione endogena, che viene valutata fino all’80%, nei casi particolarmente gravi.

Sono previste, comunque, delle percentuali d’invalidità collegate direttamente alla cefalea nel sistema sanitario regionale; in particolare, il servizio sanitario della regione Lombardia riconduce alla cefalea le seguenti percentuali d’invalidità:

  • dallo 0 al 15%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-bassa e soddisfacente risposta al trattamento;
  • dal 16 al 30%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-alta e scarsa risposta al trattamento e forme croniche con risposta parziale al trattamento;
  • dal 31 al 46%, per forme croniche refrattarie al trattamento: dal 45% in su, l’invalidità consente di rientrare nelle categorie protette per il lavoro.

Per il riconoscimento dell’invalidità collegata alla cefalea è necessario inoltrare un’apposita domanda all’Inps e sottoporsi agli accertamenti sanitari da parte della commissione medica integrata. Qui la Guida alla presentazione della domanda d’invalidità.

Mal di testa e handicap

Secondo la Legge 104, cioè la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, è considerato portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, tale da determinare uno svantaggio sociale o l’emarginazione.

Secondo la Legge 104, dunque, chi soffre di una cefalea tale da causare gravi difficoltà nell’apprendimento, nel lavoro o nelle relazioni, può essere considerato portatore di handicap.

Di conseguenza, il cittadino affetto da cefalea può avere diritto alle agevolazioni che spettano ai portatori di handicap, come la precedenza nell’avvicinamento alla sede di lavoro, i permessi retribuiti Legge 104, agli incentivi fiscali, etc.

Per quanto riguarda la domanda per il riconoscimento dell’handicap, l’iter da seguire è lo stesso dell’invalidità, anche se la commissione medica effettuerà una valutazione specifica sullo stato di svantaggio della persona.


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