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Debiti col fisco: che fine faranno i miei beni?

17 giugno 2017


Debiti col fisco: che fine faranno i miei beni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2017



Sono un dentista e secondo l’Ae ho evaso le tasse. In che modo Equitalia potrebbe intervenire sulla mia situazione per reperire il denaro?

È evidente che le problematiche maggiori (e le maggiori preoccupazioni) sono riferite alla casa di abitazione e di residenza (l’unica che il lettore ci dice di possedere) il cui elevato valore espone a rischi non certo trascurabili. Molte persone, erroneamente, ritengono che la prima abitazione non sia pignorabile e che, anzi, il fatto che sulla stessa sussista (come nel caso del lettore) già ipoteca della banca (a garanzia del mutuo) questa circostanza le metta, in qualche modo, al riparo da azioni esecutive di altri creditori.

Equitalia non può procedere ad esecuzione forzata quando:

  1. la casa è destinata ad uso abitativo e il debitore vi risiede. Si tratta di una questione di carattere giuridico-formale e non soltanto di fatto nel senso che, per la destinazione ad uso abitativo e di residenza si deve far riferimento ai dati catastali ed anagrafici;
  2. non si posseggono altri immobili essendo la casa di abitazione l’unica proprietà immobiliare del debitore;
  3. non si tratta di abitazione di lusso; sono considerate abitazioni di lusso quelle aventi categoria catastale A/8 ed A9 (ville e castelli);

Ancora, a titolo puramente informativo, il debito deve essere di importo superiore ai 120 mila euro. Attenzione: non abbiamo scritto che Equitalia non può ipotecare l’abitazione – prima casa di residenza – ma, diversamente, che non può procedere ad esecuzione forzata tendente all’espropriazione. Equitalia, sulla base della cartella esattoriale che, ove non opposta nei termini di legge, è titolo esecutivo, ha facoltà di richiedere l’iscrizione ipotecaria sull’abitazione del lettore o, meglio, nel suo caso, sulla sua quota del 50% della proprietà indivisa. In linea generale, ovviamente, la finalità con la quale il creditore richiede l’iscrizione ipotecaria sull’immobile del debitore è quella di procedere poi, forzosamente, alla vendita all’incanto di quel bene, espropriandolo al proprietario, per soddisfare il proprio credito sul prezzo della vendita. Orbene, l’attuale normativa prevede che anche se Equitalia possa procedere ad iscrizioni dell’ipoteca (poiché il fatto che già sussista altra ipoteca non impedisce ulteriori iscrizioni successive) non può fare il passo successivo, vale a dire l’istanza di vendita con incanto dell’abitazione pignorata. Il creditore, in presenza di altra iscrizione ipotecaria fa un ragionamento molto semplice: verifica se c’è ancora capienza. Questo significa che, se – e nel caso del lettore c’è sicuramente considerato il valore della casa e la restante quota di mutuo ancora da pagare – soddisfatto il primo creditore ipotecario residua valore, (capienza) è conveniente ed utile procedere alla nuova iscrizione ipotecaria. Quindi non c’è nessun problema considerato che comunque la casa non può essere posta in vendita? Sì che il problema c’è. Anche se, come detto, Equitalia non potrà azionare direttamente la procedura espropriativa e di vendita all’incanto, potrà sempre subentrare ad altra eventuale azione di un diverso creditore. Inoltre, si deve tenere presente che, qualora il lettore decidesse di vendere l’appartamento (o nella malaugurata ipotesi di decesso) a quel punto avrebbe sempre l’iscrizione ipotecaria di Equitalia la quale, in forza del titolo di preferenza (ipoteca), pretenderebbe la soddisfazione dei crediti di cui è concessionaria, prima di procedere alla cancellazione della ipoteca e consentirgli di vendere l’appartamento. La questione non va di certo presa “sotto gamba”.

Detto questo, il consiglio che si può fornire dipende da quello che il lettore intende fare nel prossimo futuro. Infatti, tralasciando i risultati dell’accertamento fiscale che ha ricevuto, per il quale legittimamente ha proposto ricorso in commissione tributaria, il lettore deve decidere se regolarizzare la sua posizione oppure continuare a non pagare imposte. Se decide di continuare sulla strada intrapresa, vale a dire di non versare più alcuna somma (continuando comunque a presentare la dichiarazione) deve provvedere, entro il più breve tempo possibile, a liberarsi della proprietà della sua quota della casa di abitazione intestandola, ad esempio, alle sue 3 figlie. Non deve, in altri termini, avere l’intestazione (la proprietà) di nessun bene di valore sul quale il concessionario Equitalia possa dar seguito alle procedure di recupero forzoso dei propri crediti. Deve farlo nel più breve tempo possibile perché, nel momento in cui dovesse essere iscritta ipoteca sulla stessa, l’operazione non potrebbe più compiersi. In caso contrario, cercare di ottenere da Equitalia un rateizzo (si può rateizzare fino a 6 anni) di quanto dovuto. La rateizzazione può essere concessa anche a seguito della (eventuale) iscrizione ipotecaria.

Il lettore ci dice di avere una barca in leasing. La legge non prevede la possibilità di pignorare un bene in leasing. La spiegazione di siffatta impossibilità è piuttosto semplice: il contratto di leasing presuppone e si fonda sul dato giuridico che, fino al momento nel quale non venga esercitato il riscatto, il debitore non è il proprietario del bene ma solo il suo utilizzatore. In buona sostanza, pignorare un bene in leasing lederebbe ingiustificatamente i diritti di proprietà della società che ha concesso l’utilizzazione di quel bene in leasing, soggetto del tutto estraneo alle vicende debitorie dell’utilizzatore. A questo punto il consiglio è piuttosto evidente: non esercitare il riscatto di modo da non divenire mai proprietario della barca, impedendo quindi la possibilità di esecuzione forzata.

Considerazioni simili valgono per quel che riguarda i conti correnti di cui il lettore è titolare nel senso che, l’affidamento bancario, dipende da un rapporto che egli ha con la banca, al quale rapporto, Equitalia ovvero il titolare dei crediti di cui la stessa è concessionaria, è del tutto estranea. In altri termini, nessun titolo e nessuna pretesa può legittimamente avanzare Equitalia su quelle somme che la sua banca, sulla base di un rapporto fiduciario, gli mette a disposizione perché le utilizzi per lo svolgimento della sua attività lavorativa. In conclusione, il consiglio pratico che si può dare è il seguente: cercare, per quanto possibile, di regolarizzare la posizione debitoria sfruttando il sistema della rateizzazione a lungo termine. In secondo luogo, se ritiene ingiustificate le pretese, impugnare tempestivamente tutte le cartelle di pagamento che dovesse ricevere chiedendo la sospensione della provvisoria esecutività. In ogni caso cedere la sua quota del 50% della abitazione in modo tale che, comunque, sia sottratto questo bene alla possibilità di iscrizione ipotecaria da parte di Equitalia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

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