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Lo sai che? Come posso tutelare il mio patrimonio dai creditori?

Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 giugno 2017

Voglio tutelare la casa dove vivo con mia moglie e mia figlia minorenne. Quale atto sarebbe più adatto per le mie esigenze e quanto mi costerebbe?

L’esigenza del lettore di tutelare il suo patrimonio è doverosa e legittima. Il nostro ordinamento giuridico gli offre quale strumento di protezione l’istituto del fondo patrimoniale qual sistema “tipico” di protezione del patrimonio familiare. Nondimeno lo strumento del trust è un valido e alternativo strumento di protezione molto più forte e adatto alle esigenze che egli manifesta.

Si ritiene, però, opportuno preliminarmente riesporre sinteticamente un raffronto tra lo strumento del fondo patrimoniale e il trust evidenziandone quali sono le differenze, i punti di contatto e le criticità eventuali. Di seguito, scenderemo dal generale al particolare verificando se tale strumento si adatti a al lettore meglio del fondo patrimoniale e, se sia possibile, porlo in essere, stante la sua situazione familiare e lavorativa.

La protezione del patrimonio della famiglia fondata sul matrimonio, infatti, ben può essere attuata attraverso la costituzione del fondo patrimoniale [1] che risponde all’esigenza di soddisfare i bisogni della famiglia attraverso un patrimonio destinato e separato sia da quello comune sia da quello di ciascun coniuge. È, senza dubbio, l’istituto che più di ogni altro è stato assimilato al trust, proprio perché non realizza una nuova soggettività patrimoniale, ma la segregazione di alcuni beni uniti dal vincolo di destinazione. Tuttavia, nonostante questa apparente comunanza non vi è dubbio che l’attuale disciplina codicistica del fondo patrimoniale offre uno strumento sensibilmente più debole rispetto al trust, sia sotto l’aspetto della segregazione dei beni, sia sotto l’ulteriore aspetto, necessariamente connesso al primo, della minore tutela che l’istituto così appresterebbe ai familiari beneficiari. Presupposto indispensabile per poter istituire il fondo patrimoniale è la qualità di coniugi ossia la celebrazione del matrimonio. Infatti, legittimati a costituire il fondo sono solo i coniugi, singolarmente o congiuntamente: il che presuppone l’avvenuta celebrazione delle nozze e l’eventuale scelta di un regime patrimoniale della famiglia alternativo a quello legale della comunione. Anche un terzo, sia per atto tra vivi, sia per testamento, può dar vita al fondo, ma in tal caso occorre l’accettazione di entrambi i coniugi. Per la sua istituzione è prevista una forma solenne, l’atto pubblico e la presenza di testimoni. L’istituto ha natura di convenzione matrimoniale in quanto l’atto di destinazione al fondo patrimoniale appartiene al tipo di negozi che sottopongono i beni della famiglia ad un regime diverso rispetto a quello patrimoniale legale, ossia a quello della comunione dei beni. Al pari di ogni altra convenzione matrimoniale, la costituzione del fondo patrimoniale per essere validamente opposta ai terzi deve essere annotata a margine dell’atto di matrimonio. La protezione del patrimonio si realizza con la segregazione dei beni del fondo: essi sono sottratti alla regola generale della responsabilità patrimoniale e su di essi non possono essere promosse azione esecutive per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. I limiti del fondo patrimoniale sono sia di carattere soggettivo sia di natura oggettiva. È evidente, quanto al primo, che l’istituto è funzionale ad un solo genere di famiglia: quella fondata sul matrimonio e purché vi siano entrambi i coniugi. Perciò, in caso di morte di uno dei coniugi, pur continuando ad esistere il nucleo familiare costituito dal coniuge superstite e dai figli, ciò non di meno il fondo cessa perché la morte di uno dei coniugi è causa di scioglimento del matrimonio. Ulteriore limite è costituito dalla tipologia di beni che possono essere destinati al fondo: deve trattarsi di beni che per loro natura siano idonei a dare pubblicità al vincolo, ossia beni il cui regime di circolazione è soggetto a una particolare forma di pubblicità. Infine, la protezione patrimoniale che tale strumento può offrire è limitata anche in relazione alla durata: non solo non è prevedibile quanto possa durare il vincolo coniugale, che può cessare anche per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, ma ciò che più conta è che la durata del vincolo di destinazione prescinde ed è indipendente dall’esaurirsi dei bisogni della famiglia. Il vincolo sui beni del fondo assicura una protezione da azioni da parte di creditori per debiti contratti per scopi estranei al soddisfacimento dei bisogni della famiglia: la funzione del fondo patrimoniale è certamente quella di porre al riparo determinati beni familiari da pretese creditorie scaturenti da rapporti diversi da quelli relativi agli obblighi reciproci dei coniugi di assistenza materiale e di contribuzione ai bisogni della famiglia. Tuttavia, è evidente che la protezione offerta dal fondo patrimoniale è più circoscritta rispetto a quella che può dare un trust: i creditori, infatti, sia pure nei limiti delle obbligazioni assunte per i bisogni della famiglia, possono aggredire non solo i frutti, ma anche i beni del fondo. Inoltre è onere dei coniugi, al fine di evitare l’esecuzione, provare l’effettiva conoscenza da parte del creditore che agisce in esecuzione che l’atto posto in essere da cui sorge l’obbligazione è un negozio estraneo ai bisogni familiari. Un onere probatorio non certo agevole da assolvere se non con l’accortezza di far risultare nell’atto o nel contratto (scritto) con il quale i coniugi assumono obbligazioni verso un terzo, che si tratta di negozio concluso per una finalità estranea ai bisogni della famiglia: solo in tal modo sarà possibile, in sede esecutiva, opporre al terzo creditore il vincolo del fondo patrimoniale. Senza considerare che alla nozione “bisogni della famiglia” si è data una interpretazione estensiva e, conseguentemente, si è ampliato il novero di obbligazioni aventi diritto a soddisfarsi in via prioritaria sui beni del fondo. Va poi osservato che il vincolo di destinazione dei beni del fondo può essere agevolmente superato con la previsione nell’atto costitutivo della facoltà di alienazione da parte dei coniugi, anche separatamente: è evidente che così è agevole “svuotare” il fondo e con ciò sottrarre allo scopo i beni vincolati.

In conclusione, dunque uno strumento di protezione valido, ma rigido e perciò inadatto a risolvere la necessità di proteggere i beni, ad esempio, per soddisfare i bisogni di una famiglia non fondata sul matrimonio o per perpetrare la destinazione oltre la durata del vincolo coniugale pur non essendo esauriti i “bisogni della famiglia”: situazioni queste che ben possono, invece, essere con lo strumento del trust. Infatti, tale strumento non risente dei vincoli della famiglia potendo durare oltre la famiglia, oltre il suo scioglimento o anche gestire il dopo lo scioglimento. Infatti, ormai è prassi naturale prevedere che in caso di scioglimento del matrimonio gli ex coniugi che hanno prole, possono destinare l’immobile al vincolo di abitazione dei figli fino ad una certa data, sottraendolo alle loro vicende e detinandolo a tale scopo.

Inoltre il trust, se fatto nella situazione in cui il disponente (cioè chi intende istituire il trust) non ha debiti e ragionevolmente ritiene di non averne, non comporta i rischi tipici di chi aliena i propri beni, quali la revocatoria ordinaria e fallimentare.

Ciò posto, il lettore è nelle condizioni per istituire un trust a condizione che il piccolo debito che ci dice di avere e che, peraltro. sta onorando, seppur con sforzo, continui ad essere onorato, perché in difetto, il suo fornitore vedrebbe l’operazione di istituzione di trust (possiamo dire della creazione dell’involucro che conterrà i beni che poi il lettore andrà a trasferire in seguito), e di trasferimento del suo immobile in esso, come un tentativo di sottrargli la garanzia patrimoniale su cui faceva affidamento.

Ecco perché è opportuno e necessario continuare a pagare il debito di 30.000 euro onde evitare i rischi di cui sopra.

Attraverso l’istituzione del trust, il lettore potrà dettare, preliminarmente alla istituzione, le regole al suo trustee il quale avrà il compito di proteggere il bene e di farne godere l’uso al lettore e alla sua famiglia e a un dato tempo trasferirlo a chi egli sin da ora indicherà.

Ipotizziamo, quindi, la situazione familiare e possiamo immaginare che il trust del lettore possa vedere come beneficiario del fondo (l’immobile), sua figlia, (o gli eventuali suoi figli che potessero nascere o dal lettore essere adottati in futuro) ad una certa età, che egli riterrà di indicare, ad esempio 40 anni.

Per concludere, il trust potrebbe esser davvero utile nella situazione del lettore riuscendo a soddisfare i suoi desideri e eliminando le sue preoccupazioni. Occorre però fare attenzione al costo dell’operazione che almeno dal punto di vista dell’atto di trasferimento sconterà le imposte ipotecarie e catastali per il 3% sul valore della rendita catastale rivalutata.

 

Articolo tratto da una consulenza del rag. Giuseppe Lepore

note

[1] Artt. 167-171 cod. civ.


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