Diritto e Fisco | Articoli

Eredità, come tutelarsi dai debiti del parente defunto?

14 giugno 2017


Eredità, come tutelarsi dai debiti del parente defunto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2017



Accettazione o rinuncia all’eredità? Nel frattempo l’erede deve fare i calcoli con le multe e le sanzioni, di cui non risponde, e la possibilità di donare i propri beni o costituire un fondo patrimoniale.

Quando si parla di eredità non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”: in altri termini, non si può subentrare solo nelle attività del defunto (conti correnti, case, arredi) senza rispondere delle eventuali passività (mutui ancora pendenti, cartelle di pagamento per imposte non versate, sentenze di condanna e decreti ingiuntivi, ecc.). A differenza infatti del cosiddetto «legatario», che subentra solo in determinati rapporti (ad esempio, la titolarità di un’auto, un terreno, ecc.), l’erede diventa invece proprietario di una quota ideale del patrimonio del defunto (fino al momento della divisione con gli altri eredi), comprensiva quindi tanto dei crediti quanto dei debiti. Così, per esempio, se una persona lascia come eredi la propria moglie e un figlio, ciascuno dei due ottiene il 50% del patrimonio del familiare, ossia la metà dell’attivo e la metà del passivo. Ciò nonostante esistono dei modi per tutelarsi dai debiti del parente defunto. Metodi che, normalmente, consistono nella «rinuncia all’eredità» o nella cosiddetta «accettazione con beneficio di inventario». Ma attenzione alle modalità e ai tempi entro cui tale dichiarazione va eseguita: un errore potrebbe comportare la nullità della procedura e, di conseguenza, l’obbligo per l’erede di rispondere in automatico di tutti i debiti lasciati dal compianto parente. Di tanto parleremo nel corso del seguente articolo.

I debiti per sanzioni e multe non si trasmettono agli eredi

Prima però di spiegare come tutelarsi dai debiti del parente defunto bisogna sapere che le sanzioni e le multe non ricadono mai sugli eredi. Quindi, per esempio, se un genitore ha lasciato un bel po’ di debiti per contravvenzioni relative al codice della strada, gli eredi possono chiedere al Comune o – se gli importi sono stati iscritti a ruolo e trasmessi all’Agente della riscossione – al fisco di procedere allo sgravio delle somme. L’istanza può essere avanzata anche in forma di autotutela.

Stessa sorte vale per le sanzioni conseguenti al mancato pagamento di imposte e tributi: fermo restando l’obbligo di pagare il capitale, non vanno invece versate le relative sanzioni. Ad esempio, se il genitore lascia un debito per Iva e Irpef di 30mila euro, di cui quasi la metà a titolo di sanzioni, i figli dovranno versare all’erario solo la parte relativa all’imposta. Lo sgravio parziale, anche in questo caso, può essere chiesto in forma di autotutela.

Fondi patrimoniali e donazioni

Come abbiamo anticipato in apertura, chi accetta l’eredità diventa automaticamente debitore (o meglio codebitore insieme agli altri eredi) nei confronti dei creditori del defunto. Questi ultimi, insomma, possono pignorare i beni dell’erede, indifferentemente dal fatto che erano di sua proprietà prima ancora che accettasse l’eredità. Eventuali atti di disposizione del patrimonio compiuti dall’erede (come donazioni, vendite o costituzione di fondi patrimoniali), al solo fine di sottrarre i propri beni all’esecuzione forzata, possono essere revocati se risulta che siano stati posti con il preordinato intento di frodare le ragioni dei creditori. Tuttavia il creditore (del soggetto defunto e, di conseguenza, dell’erede) può esercitare la revocatoria entro massimo di 5 anni, mentre l’accettazione dell’eredità può essere fatta nel giro di 10 anni. Questo significa che chi ha intenzione di accettare un’eredità e, prima di tale momento, vuol preservare i propri beni (una casa, un terreno, ecc.), potrebbe costituire un fondo o effettuare una donazione dimodoché i termini per la revocatoria scadano prima dell’accettazione stessa.

La rinuncia all’eredità

Se l’erede ha la certezza che i debiti del defunto superano i crediti può rinunciare all’eredità. Questo è sicuramente il metodo più sicuro per tutelarsi dai debiti del parente defunto. Ma attenzione: se, nella generalità dei casi, per la rinuncia all’eredità è sufficiente una dichiarazione da compiere entro 10 anni davanti al notaio o al cancelliere del tribunale ove si è aperta la successione (dichiarazione che poi va trascritta nel registro delle successioni), la procedura è particolarmente complessa per chi si trova nel possesso dei beni ereditari (ad esempio chi conviveva con la madre defunta). Cerchiamo quindi di spiegare come deve essere effettuata la rinuncia all’eredità (leggi anche Come si fa la rinuncia all’eredità).

La rinuncia all’eredità per chi non aveva il possesso dei beni

Come abbiamo appena detto il chiamato all’eredità che non sia nel possesso dei beni ereditari (per «possesso» si intende la materiale disponibilità di beni del defunto, anche di minimo valore: ad esempio, la sua casa, la sua automobile, i suoi averi, i suoi effetti personali) ha 10 anni di tempo per recarsi nella cancelleria del tribunale ove si è aperta la successione o da un notaio e dichiarare la propria rinuncia. Tale atto avrà effetto retroattivo, ossia vale sin dall’inizio della successione; con la conseguenza che nessun creditore – neanche il fisco – potrà mai chiedergli il pagamento dei debiti lasciati dal defunto.

La rinuncia all’eredità per chi aveva il possesso dei beni

Più complicata è la procedura di accettazione dell’eredità per chi, al momento dell’apertura della successione, era nel possesso dei beni del defunto (si pensi al figlio che utilizzi l’auto del genitore divenuto ormai anziano o alla figlia che convive nella casa della madre). In questi casi, il codice civile stabilisce che il chiamato all’eredità deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione. Se entro questo termine ha iniziato a fare l’inventario, ma non è stato in grado di completarlo, egli può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi.

Trascorso il suddetto termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede «puro e semplice»; con la conseguenza che, subentrando anche nei debiti del parente defunto, espone il proprio patrimonio al pignoramento. Invece se compie l’inventario nei termini, il chiamato all’eredità ha un quaranta giorni di tempo da quello del compimento dell’inventario medesimo, per decidere se accettare o rinunciare all’eredità. Se questo termine decorre senza che il chiamato abbia espresso la volontà di rinunciare o di accettare con il beneficio d’inventario, egli è considerato erede «puro e semplice». Se, invece, nei 40 giorni egli dichiara di rinunciare all’eredità, egli non risponde più dei debiti del defunto.

Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

Un’alternativa alla rinuncia all’eredità è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Con questa procedura il chiamato all’eredità diventa sì erede, ma pone una sorta di barriera, una distinzione netta, tra il proprio patrimonio e quello ereditato: con la conseguenza che i creditori potranno pignorare solo i beni a lui pervenuti in forza della successione e non quelli di cui era proprietario in precedenza. In buona sostanza, tutto ciò che l’erede può rischiare è di perdere i beni ereditati ma non il proprio precedente patrimonio.

Anche in questo caso i termini per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario sono di:

  • per coloro che non sono nel possesso dei beni dell’eredità: 10 anni;
  • per coloro che sono nel possesso dei beni dell’eredità: 3 mesi per fare l’inventario e 40 giorni successivi per dichiarare di accettare l’eredità con beneficio di inventario.

La pensione di reversibilità

Ultima precisazione che farà piacere a chi è in dubbio se accettare o meno l’eredità: chi rinuncia all’eredità non perde l’eventuale pensione di reversibilità del parente defunto.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI