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Lo sai che? Chi lavora da casa è ugualmente dipendente?

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

Lavoro a domicilio: si considera ugualmente lavoro subordinato? Secondo la Cassazione non rileva il fatto che il dipendente non è costretto a recarsi in azienda.

Anche chi esegue l’attività alle dipendenze di un’azienda dal proprio domicilio può essere considerato lavoratore subordinato a tutti gli effetti e non un mero collaboratore; l’importante è che questi sia soggetto alle direttive del datore perché è questo l’elemento sintomatico che contraddistingue il lavoro dipendente da quello autonomo. A chiarirlo è la Cassazione con una sentenza pronunciata poche ore fa [1]. Secondo il principio stabilito dalla Corte, anche chi lavora da casa è ugualmente un dipendente. Con la conseguenza che il datore è tenuto a versargli tutti i contributi e le eventuali differenze retributive sugli importi già erogati come semplice contratto di collaborazione esterna.

Il lavoro del dipendente subordinato “tradizionale” si contraddistingue per una serie di indici come la direzione esterna, l’assoggettamento alle direttive, istruzioni, sanzioni e controlli del datore, la natura delle mansioni prive di autonomia decisionale e di mezzi e strumenti propri del lavoratore. Di tanto abbiamo parlato nell’articolo False partite Iva: ecco quando il lavoro è subordinato.

Anche il lavoro a domicilio può essere inteso come lavoro subordinato, benché il dipendente non abbia l’obbligo di recarsi in azienda e di svolgere le proprie mansioni dall’ufficio e dalla scrivania dell’azienda. Tuttavia, il potere del datore di lavoro non corrisponde, in modo preciso, a quello che avviene nella generalità degli altri casi. Sono infatti previsti degli “aggiustamenti” che, pur non snaturando il rapporto e non relegandolo all’ambito delle collaborazioni esterne, lo caratterizzano. In particolare chi lavora da casa è ugualmente dipendente a condizione che siano presenti i seguenti elementi:

  • potere direttivo del datore di lavoro: il lavoratore deve rispettare le direttive del datore di lavoro circa modalità di esecuzione, caratteristiche e requisiti del lavoro da svolgere. Non è necessario che le direttive vengano impartite quotidianamente, ben potendo essere date all’inizio dell’attività, una volta per tutte [2]. Non è neanche necessario che tali direttive siano specifiche e analitiche;
  • potere di controllo del datore di lavoro anche alla riconsegna del lavoro [3];
  • inserimento nel ciclo produttivo: il dipendente, anche se lavora dall’esterno, deve essere integrato nell’organizzazione dell’azienda; perché tale condizione si realizzi è sufficiente che il lavoratore esegua lavorazioni analoghe o complementari a quelle eseguite all’interno dell’azienda;
  • lavoro personale: il lavoratore deve svolgere personalmente la propria prestazione e non con un’organizzazione di persone sotto le proprie dipendenze.

Se sono presenti tutti questi indici il lavoratore, anche se svolge l’attività da casa, è considerato ugualmente dipendente subordinato.

note

[1] Cass. sent. n. 14760/17 del 14.06.17.

[2] Cass. sent. n. 9516/1998.

[3] Cass. sent. n. 1361/1993.


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