Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento per limiti di età, quando il pensionamento forzato?

15 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 luglio 2017



Cessazione dal servizio e licenziamento per raggiunti limiti di età: in quali casi il dipendente pubblico e privato deve uscire dal lavoro?

Tempo per restare volontariamente al lavoro sino a un massimo di  70 anni e 7 mesi per i dipendenti del settore privato, mentre per i dipendenti pubblici l’uscita forzata arriva prima, in alcuni casi anche a 62 anni: sono queste le principali differenze tra pubblico e privato per quanto riguarda il cosiddetto pensionamento forzato.

In particolare, nel settore privato la normativa [1] incentiva il dipendente che vuole trattenersi al lavoro sino a 70 anni e 7 mesi, mentre nel settore pubblico, abolito l’istituto del trattenimento in servizio, si vuole incentivare l’uscita, prevedendo per l’amministrazione, in alcune situazioni, addirittura l’obbligo di cessare dal servizio il dipendente.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funziona il pensionamento forzato nei due casi.

 

Pensionamento per raggiunti limiti d’età dipendenti privati

IL cosiddetto “licenziamento ad nutum”, cioè, in parole semplici, il licenziamento libero, senza obbligo di motivazione, da parte del datore di lavoro privato, è possibile, per raggiunti limiti di età, quando il lavoratore compie 66 anni e 7 mesi, se possiede, oltre al requisito di età, il requisito contributivo utile alla pensione di vecchiaia, pari a 20 anni di contributi.

Dietro accordo con l’azienda,comunque, il lavoratore può restare in servizio sino a 70 anni e 7 mesi.

Prima del compimento di 66 anni e 7 mesi l’azienda non ha la libertà di licenziare, ma valgono le regole generali, in tema di scioglimento del rapporto di lavoro, quindi il licenziamento è possibile per giusta causa, giustificato motivo soggettivo (ad esempio, licenziamento disciplinare) o oggettivo (licenziamento per motivi economici).

Il licenziamento non è possibile, prima del raggiungimento del limite di età, nemmeno  nel caso in cui il dipendente possieda i requisiti per la pensione anticipata.

Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici

La situazione è diversa per i dipendenti pubblici [2]: una volta raggiunti i requisiti per la pensione, difatti, l’amministrazione è obbligata a cessarli dal servizio, se è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano raggiunti i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, le ipotesi di pensionamento “forzato” da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatorie, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • una rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolta a chi ha raggiunto i parametri previsti dalla riforma Monti Fornero [3] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Pensionamento d’ufficio e pensione anticipata

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento della Funzione pubblica [2] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini , e 41 anni e 10 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (parametro previsto dalla Riforma Pensionistica per percepire il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la Legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali dell’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto,  applicabile solo al compimento del 62° anno d’età.

Pensionamento oltre i limiti d’età

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori del pensionamento anticipato, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi (20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata , non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo dei contributi.

In pratica

Le ipotesi di cessazione d’ufficio dal servizio sono le seguenti:

  • per i dipendenti privati:
    • il datore ha la facoltà di scegliere se licenziare, o meno, il dipendente, al compimento, da parte di quest’ultimo, di 66 anni e 7 mesi di età; è possibile proseguire volontariamente il rapporto sino a 70 anni e 7 mesi di età;
  • per i dipendenti pubblici la disciplina è la seguente:
    • dipendente che ha raggiunto il limite ordinamentale , l’età per la pensione di vecchiaia (66 anni + 7 mesi nel 2017), ed almeno 20 anni di contribuzione: cessazione obbligatoria.
    • dipendente che ha raggiunto il limite ordinamentale e la contribuzione per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne): cessazione obbligatoria.
    • dipendente che ha raggiunto la contribuzione per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne) ed ha compiuto 62 anni : cessazione a discrezione dell’ente.

note

[1] D.L: 201/2011.

[2] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[3] Art. 24, Co. 10-12, D.L. 201/2011.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI