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Collegarsi alla rete wi-fi di un’altra persona: cosa si rischia?


Collegarsi alla rete wi-fi di un’altra persona: cosa si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2017



Sfruttare la connessione a internet del vicino di casa o di un’altra utenza, in assenza di autorizzazione, può costituire reato solo quando la rete è protetta da password.

Immaginiamo che, un giorno, sedendoci davanti al computer e constatando il mancato funzionamento della rete internet di casa, scopriamo che, tra i wi-fi disponibili, il nostro computer rileva anche quello del vicino della porta accanto e che quest’ultimo sia “sprotetto”, sia cioè privo di password. Così, per connetterci e continuare a stare su internet, senza dire nulla all’intestatario dell’utenza telefonica, ci inseriamo nel suo wi-fi e iniziamo a navigare; magari cogliamo la palla al balzo per scaricare qualche film pirata. Insomma, utilizziamo la connessione altrui “a sbafo”. Possiamo farlo anche senza autorizzazione o stiamo commettendo un illecito? Quale danno potrebbe mai contestarci il vicino se ha una connessione flat (ossia senza limiti di dati scaricati)? Cosa prevede la legge in tali ipotesi? Si può parlare di furto della connessione a internet, visto che c’è l’appropriazione di un bene altrui (seppur immateriale) o, invece, il comportamento non integra alcun reato? Insomma, cosa rischia chi si collega alla rete wi-fi di un’altra persona? La questione non è così agevole come potrebbe sembrare visto che, al momento, non esiste alcuna norma che prevede tale ipotesi.

A nostro avviso, la questione va risolta in due modi differenti, a seconda che il vicino abbia protetto o meno la propria rete con una password.

Connessione non autorizzata a una rete protetta da password

Agganciarsi a un collegamento a internet di chi usa la rete wi-fi è, per alcuni pirati informatici, un gioco da ragazzi. Con alcuni software è possibile forzare le credenziali di accesso e sfruttare l’altrui connessione a internet. Senza dover scomodare capacità tecniche da hacker, è anche possibile indovinare la password del vicino (molta gente usa ancora la propria data di nascita) o venirne a conoscenza tramite terze persone (ad esempio un collega di lavoro che abbia accesso alla linea internet aziendale cui gli altri invece non possono connettersi e, ciò nonostante, la diffonda tra i colleghi). Ma cosa si rischia a collegarsi alla rete wi-fi di un’altra persona? È possibile in questi casi ipotizzare il reato di accesso abusivo a sistema informatico [1] a prescindere dal danno procurato al vicino, posto che l’illecito scatta già per il semplice fatto dell’introduzione a un sistema informatico protetto da misure di sicurezza senza il consenso del titolare. In verità, questa ricostruzione non trova fondamento esplicito nella legge e potrebbe essere criticata, atteso che la connessione wi-fi non è propriamente un «sistema informatico» come invece lo può essere un database aziendale. Peraltro, nell’ambito del diritto penale, vi è il divieto di colmare le lacune legislative ricorrendo all’analogia: con la conseguenza che tutto ciò che non dice la legge non può essere desunto in via interpretativa. Il risultato è che, se il tribunale dovesse ritenere che non sia possibile parlare di «accesso abusivo a sistema informatico» tale condotta resterebbe priva di alcuna sanzione e il titolare della rete internet del tutto sprovvisto di tutela.

Connessione non autorizzata a una rete sprotetta da password

Diverso il discorso per chi lascia la propria connessione a internet priva di protezione. In tal caso, mancando uno degli elementi del reato di «accesso abusivo a sistema informatico» (ossia la protezione con misure di sicurezza), non potrà scattare tale illecito qualora un estraneo si colleghi alla rete wi-fi di un’altra persona.

In tale ipotesi, si potrebbe distinguere tra due diverse situazioni con soluzioni differenti:

  • se il vicino ha un contratto internet flat: in tal caso il vicino di casa del quale sia stata utilizzata, senza autorizzazione, la connessione a internet non subisce alcun danno, in quanto il costo della bolletta resta invariato a prescindere dal quantitativo di dati scaricati per la navigazione. Né vi è un impossessamento dell’altrui bene, in quanto la connessione dell’uno (seppur non autorizzata) non sottrae nulla all’altro. In assenza di danno economico sarà difficile prefigurare un reato. Ciò sempre a condizione che, nello sfruttare la rete del vicino, non si commetta alcun illecito (ad esempio reati di pedopornografia, furto d’identità, diffamazione o violazione del diritto d’autore); se così dovesse essere, infatti, le autorità potrebbero incriminare l’effettivo titolare della rete, con conseguente pregiudizio derivante dalla condotta illecita del terzo. Infatti, le indagini in materia di crimini informatici identificano in primo luogo l’intestatario della connessione come responsabile (viene infatti identificato il suo indirizzo IP), salvo riesca a fornire un alibi della propria innocenza;
  • se il vicino ha una connessione dati limitata: in tal caso si potrebbe parlare di furto [2], atteso che l’utilizzo dei kilobytes da parte dell’utente abusivo priva il legittimo titolare dell’utilizzo del proprio bene o lo obbliga a corrispondere una maggiorazione sulla bolletta alla compagnia telefonica. A riguardo si tenga conto che il reato di furto riguarda sì le cose mobili, ma agli effetti della legge penale si considera «cosa mobile» anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia valore economico.

note

[1] Art. 615 ter cod. pen.

[2] Art. 624 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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