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Lo sai che? Professionisti pagati dopo 60 giorni, quali tutele?

Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

Il Jobs act autonomi stabilisce che le clausole contrattuali che prevedono il pagamento dopo 60 giorni sono abusive: com’è tutelato il professionista?

Se il contratto tra professionista e cliente stabilisce che il pagamento possa avvenire in oltre 60 giorni dalla fattura o, comunque, dalla richiesta del lavoratore, la clausola è abusiva: è una delle novità del Jobs Act del lavoro autonomo, prevista per offrire una maggiore tutela ai liberi professionisti.

Secondo la nuova normativa, risultano abusivi anche il recesso del cliente senza congruo preavviso e la modifica unilaterale delle clausole contrattuali: ma che cosa succede se, nonostante le previsioni normative, il committente pone comunque in essere uno di questi comportamenti abusivi? In altre parole, quale tutela ha il professionista contro questi abusi?

Facciamo un breve punto della situazione per capirlo.

Clausole abusive: quali sono

Secondo la direttiva Cee sull’argomento [1], una clausola contrattuale si considera abusiva se, nonostante sia stata stabilita in buona fede, determina, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Il Jobs act autonomi ha esteso le clausole abusive ai rapporti tra cliente e professionista, considerando però quest’ultimo come parte svantaggiata del contratto. Il committente, difatti, nella stragrande maggioranza dei casi, è un’impresa in grado di imporre le sue condizioni al lavoratore, sia a causa delle più ampie dimensioni, sia delle difficoltà economiche nelle quali versano gran parte dei lavoratori autonomi.

Le clausole abusive sono dunque volte a scongiurare gli abusi di potere da parte del committente, considerato il “contraente forte”.

Il Jobs act autonomi, nel dettaglio, classifica come abusive le seguenti clausole:

  • clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
  • clausole che consentono, nel contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso;
  • clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento.

Si considera abusivo, inoltre, il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

Clausole abusive: quali effetti?

Il Jobs act autonomi considera le clausole abusive come prive di effetto; inoltre, nel caso in cui il contratto presenti una clausola abusiva, il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento dei danni, anche promuovendo un tentativo di conciliazione mediante gli organismi abilitati.

Abuso di dipendenza economica

Il Jobs act del lavoro autonomo, poi, richiama, a favore del professionista, la tutela prevista dalla normativa in materia di abuso di dipendenza economica [2]. In particolare, si considera dipendenza economica la situazione in cui il committente determina, nei rapporti commerciali col professionista, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi.

Il patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di dipendenza economica è nullo.

Nuove tutele per il professionista: saranno efficaci?

Abbiamo visto, dunque, quelle che sono le “nuove” tutele per il professionista (la tutela per l’abuso di dipendenza economica esisteva già prima del Jobs act autonomi, anche se applicata alla subfornitura, in quanto la giurisprudenza l’aveva estesa alla generalità delle situazioni).

Tuttavia, nonostante si preveda una protezione più ampia per il lavoratore, dalla nullità delle clausole al diritto al risarcimento del danno, realizzare una tutela effettiva non sarà semplice, specie per i rapporti continuativi: è difficile, difatti, che il professionista citi in giudizio il suo committente o, comunque, lo convochi per una conciliazione, a causa della posizione di precarietà in cui versa e della “posizione di forza” del committente.

La paura di non ricevere più incarichi a causa della debolezza economica, molto probabilmente, scoraggerà dunque la maggioranza degli autonomi a intraprendere iniziative in tal senso. Questo, comunque, non è colpa della nuova normativa, che, anzi, ha il merito di stabilire una maggiore tutela per coloro che, da contraenti forti, si stanno trasformando sempre più nell’anello debole del mercato del lavoro: è l’intero sistema a dover essere rivisitato.

Ad ogni modo, il Jobs act autonomi rappresenta un primo passo per ripristinare condizioni di equilibrio.

note

[1] Dir. 93/13/Cee.

[2] Art.2, L. 198/1992.


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