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Un dipendente con la 104 può essere trasferito di sede?

16 Giugno 2017


Un dipendente con la 104 può essere trasferito di sede?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Giugno 2017



È possibile derogare al divieto di trasferimento del lavoratore beneficiario della legge 104.

È vero: la famosa legge 104 del 1992 stabilisce che tutti i lavoratori che assistono un familiare con handicap hanno il diritto a non essere trasferiti di sede senza il loro preventivo consenso; tuttavia – secondo una recente sentenza della Cassazione [1] – il datore può ugualmente spostare il dipendente in un altro luogo se vi è una comprovata esigenza aziendale come ad esempio la soppressione del suo posto. In questo caso, dunque, anche un dipendente con la 104 può essere trasferito. Ma procediamo con ordine.

Divieto di trasferimento del dipendente con la 104

La legge 104 stabilisce che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste una persona con handicap in situazioni di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado (oppure entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona handicappata abbiano almeno 65 anni o siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti), ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

Oltre a questo diritto – che forse è l’aspetto più caratterizzante (e controverso) dei benefici della legge 104 – vi è quello di scegliere «ove possibile» la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere. Una volta scelto tale luogo ove svolgere la propria prestazione lavorativa, il dipendente «non può essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso».

Possiamo quindi dire che, stando almeno al testo della legge:

  • il diritto alla scelta della sede più vicina è sempre subordinato alle concrete possibilità dell’azienda (la norma, infatti, dice «ove possibile);
  • il diritto a non essere trasferito, invece, non è subordinato ad alcuna condizione ed è categorico.

Tuttavia, è proprio su quest’ultimo punto che interviene la Cassazione, precisando che, pur in presenza del divieto sancito dalla legge 104/1992 che non ammette trasferimenti del lavoratore senza il suo consenso, una comprovata esigenza aziendale consente una deroga al divieto.

Quindi, ad esempio, se l’azienda dovesse decidere di sopprimere le mansioni cui è adibito l’interessato e, per evitare il suo licenziamento, decide di adibirlo a mansioni ancora libere presso un’altra sede (cosiddetto «obbligo di ripescaggio»), il trasferimento è legittimo.

Soppressione del posto e diritto al trasferimento

Per comprendere il principio facciamo un esempio. Immaginiamo un dipendente che assiste la madre anziana con i benefici della legge 104. Poiché questi ha scelto, come sede del lavoro, quella più vicina all’abitazione dell’anziana donna, giornalmente si reca da lei per vedere come sta e per aiutarla nei piccoli compiti quotidiani. Senonché un giorno l’azienda decide di sopprimere il suo posto. Prima però di valutare un licenziamento, il datore di lavoro verifica che non vi siano altre posizioni libere. Ne individua una, confacente al profilo professionale del dipendente in questione, presso un’altra sede, più lontana rispetto a quella precedente. Il lavoratore però impugna il trasferimento e sostiene che lo spostamento comporterebbe per lui un eccessivo disagio, vista la situazione personale familiare; pertanto sarebbe illegittimo. Il datore pone come alternativa il licenziamento. Chi dei due ha ragione? Secondo la Cassazione non ci sono dubbi: sebbene il diritto a non essere trasferiti ad altre sedi appaia, nella definizione della legge, non soggetto ad alcuna condizione o limite, esso può comunque essere derogato se vi sono contrarie esigenze aziendali effettive ed urgenti.

Quando il lavoratore con la legge 104 può essere trasferito

Secondo la giurisprudenza la norma che stabilisce il divieto di trasferimento del dipendente che assiste un familiare invalido va interpretata nel senso di garantire, alla persona disabile, una tutela il più ampia possibile; sicché il trasferimento del lavoratore è vietato anche quando la disabilità del familiare, che egli assiste, non si configuri come grave, a meno che il datore di lavoro, a fronte della natura e del grado di infermità psico-fisica di quello, provi la sussistenza di esigenze aziendali effettive e urgenti, esigenze che non possono essere altrimenti soddisfatte.

note

[1] Cass. sent. n. 12729/17.


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1 Commento

  1. Nel caso in cui pur avendo la 104 ed essendo lavoratore di pubbligo impiego viene rifiutata la richiesta di trasferimento temporaneo per avvicinarsi al famigliare da assistere è legale? È stato riconosciuto solo il diritto dei 3 giorni mensili ma rimanendo ugualmente ad una distanza superiore ai 200km ?

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