Indagini penali da 6 a 3 mesi

16 Giugno 2017
Indagini penali da 6 a 3 mesi

Ridotto a metà il termine delle indagini preliminari prima di decidere l’archiviazione o il rinvio a giudizio dell’indagato.

Tra le novità del nuovo testo di legge sulla riforma del processo penale, appena approvato dalla Camera (qui allegato), vi è la riduzione a metà delle indagini preliminari al processo penale. Il pubblico ministero non avrà più sei mesi di tempo per decidere tra l’archiviazione del procedimento o il rinvio a giudizio dell’indagato, ma solo tre mesi prorogabili di altri tre su richiesta del PM. L’indagato saprà, nella metà del tempo, quale sorte lo attende: se il processo o la chiusura delle indagini.

Il termine per le indagini preliminari viene portato a 15 mesi nei reati più gravi come per i delitti mafiosi o di terrorismo.

Nel caso in cui il pubblico ministero decida per l’archiviazione del procedimento, la persona offesa deve essere avvisata solo se lo richiede, o se è vittima di reati commessi con violenza contro la persona e (questa la novità) vittima di furto in abitazione e furto con strappo. All’archiviazione la vittima può opporsi nel giro di 20 giorni (prima erano 10, anche se la giurisprudenza più recente ha ritenuto il termine ordinatorio). Entro dunque i 20 giorni si può chiedere la prosecuzione delle indagini. Se la parte offesa non riceve l’avviso di archiviazione delle indagini il conseguente decreto è nullo. Se il giudice non accoglie la richiesta di archiviazione deve fissare entro tre mesi la data dell’udienza in camera di consiglio e dopo provvedere sulle richieste entro tre mesi quando non ritiene necessarie ulteriori indagini.

Dopo sei mesi dalla presentazione della denuncia o querela la persona offesa ha diritto di conoscere lo stato del procedimento ottenendo informazioni dal PM, a patto di non pregiudicare il segreto investigativo.



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