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Lo sai che? Abuso edilizio: se eredito il terreno cosa rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

Nel 1988 mio nonno acquistò un terreno agricolo su cui costruì dei depositi abusivi accatastati nel 2010. Cosa rischio io se lo eredito?

L’abuso edilizio integra un illecito contravvenzionale punito sia con la pena detentiva che con quella pecuniaria. Più in particolare, la legge punisce la condotta consistente nel realizzare un intervento edilizio in totale assenza del titolo legittimante la costruzione [1]. Sono previste tre diverse ipotesi stabilendo rispettivamente:

  • l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dalla legge, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 euro a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 euro a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.

La condotta posta in essere dal nonno del lettore potrebbe rientrare verosimilmente nella seconda ipotesi; ma nulla esclude che la stessa condotta possa rientrare nell’ipotesi punita con la pena più grave, cioè la terza, stante il suo riferimento all’esistenza di un possibile vincolo paesistico insistente sul terreno. Mentre non ci sono gli estremi per la configurazione del reato di lottizzazione abusiva.

Qualora il lettore accettasse l’eredità del nonno ed in questa fosse compreso il terreno descritto, ne diventerebbe il proprietario con la conseguenza che risponderebbe in prima persona del reato di abuso edilizio qualora esso dovesse essere rilevato dalle autorità competenti. Il reato in esame integra un’ipotesi di illecito contravvenzionale che, sotto il profilo della prescrizione, si estingue in 4 anni qualora non vi siano stati atti interruttivi del decorso del tempo o in 5 anni in presenza di uno degli atti interruttivi. Al fine di stabilire il momento a partire dal quale inizia a decorrere il termine di prescrizione è necessario avere riguardo al momento in cui si ha l’effettiva cessazione dei lavori. Tuttavia è bene fare una precisazione: il reato si considera commesso nel momento in cui viene accertato da parte dell’autorità competente ed è da quel momento che inizia a decorrere il termine per la prescrizione dello stesso, a meno che non si riesca a dimostrare che la condotta illecita è stata realizzata in un momento diverso e che quindi il termine prescrizionale è già decorso. Ad esempio, qualora il lettore erediti il terreno e successivamente venga accertata la presenza di costruzioni abusive sul suo terreno, è da quel momento che inizierà a decorrere il termine di prescrizione del reato con la conseguenza che egli ne risponderà penalmente. L’unico modo per andare esente dalla responsabilità penale è dimostrare che il manufatto è stato realizzato molto tempo addietro e che il termine di prescrizione è già decorso. La prova può essere fornita mediante una perizia che attesti la vetustà della costruzione o mediante il ricorso a testimoni che possano dimostrare che l’ultimazione dei lavori risale a molti anni prima e che quindi il reato si è prescritto. È necessario, tuttavia, rilevare che la condotta in esame integra non solo un reato ma anche un illecito amministrativo. La giurisprudenza assolutamente prevalente ritiene che il potere della Pubblica Amministrazione di reprimere le condotte illecite in materia di urbanistica ed edilizia non soggiace né a termini di prescrizione né a termini di decadenza. La logica conseguenza è che, una volta accertata la condotta illecita, l’autorità competente potrà irrogare la sanzione consistente nell’ordine di demolizione dell’immobile a spese del responsabile a prescindere dalla sopravvenuta prescrizionede del reato. Tuttavia, qualora sia trascorso un notevole periodo di tempo dal momento in cui il reato è stato commesso a quello in cui esso viene accertato, la Pa non potrà emettere il provvedimento di demolizione in modo automatico ma dovrà tenere in debita considerazione, indicandole espressamente, sia le ragioni di interesse pubblico che giustificano la demolizione del fabbricato sia gli interessi privati nel frattempo maturati. In altre parole, qualora non si ravvisino interessi pubblici di particolare rilievo che legittimino il provvedimento di demolizione, il decorso del lungo periodo di tempo potrebbe legittimare l’applicazione di una sanzione pecuniaria in luogo della demolizione. Infatti, qualora la Pa dovesse ritenere non necessario procedere con l’ordine di demolizione, disporrebbe in alternativa il pagamento di una sanzione pecuniaria. Tuttavia, il possibile esito del procedimento amministrativo non può essere previsto in questa sede poiché esso integra una valutazione che, da un lato, è rimessa alla discrezionalità dell’ente pubblico e, dall’altro lato, richiede la conoscenza di elementi ulteriori come, ad esempio, l’esistenza o meno del vincolo paesistico.

Quanto alla possibilità che, a seguito della pronuncia della sentenza che accerta il reato, venga disposta la misura della confisca, ebbene ciò dipende dal capo d’imputazione che il pubblico ministero deciderà di contestare. In altre parole, qualora la condotta contestata dovesse farsi rientrare nella lettera b), non verrà disposta la misura della confisca; qualora, invece, dovesse essere contestata l’ipotesi di cui alla lettera c), la misura della confisca verrà disposta automaticamente dal giudice al momento della pronuncia della sentenza.

Il responsabile dell’abuso o l’attuale proprietario dell’immobile possono ottenere un permesso in sanatoria. A tal fine è necessario presentare apposita istanza all’ufficio comunale competente. Tuttavia è importante sottolineare che il rilascio del permesso in sanatoria è subordinato a due presupposti:

  1. che la costruzione edilizia risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dell’intervento, sia al momento della presentazione della domanda;
  2. che il responsabile effettui il pagamento, a titolo di oblazione, del contributo di costruzione in misura doppia. Il dirigente o il responsabile dell’ufficio comunale competente dovrà pronunciarsi entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza e, nel caso di rigetto, sarà possibile impugnare il provvedimento innanzi al giudice amministrativo. Poiché mediante la presentazione della richiesta del permesso in sanatoria si denuncia l’esistenza di una costruzione abusiva, è bene che la richiesta (che deve essere redatta secondo la normativa vigente) sia redatta da un tecnico (ad esempio, un geometra o un ingegnere) il quale riporterà nel documento la data in cui i lavori sono stati eseguiti e l’autore dei lavori medesimi (ciò anche a fini di tutela sotto il profilo penale). È inoltre necessario reperire sia il certificato di destinazione del terreno sia il certificato dei vincoli gravanti sull’area al fine di poter valutare con maggiore precisione la condotta posta in essere dal nonno: entrambi i certificati possono essere richiesti presso l’ufficio competente per l’area urbanistica del luogo in cui si trova il terreno.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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