Donna e famiglia Che fare se l’azienda non versa la maternità?

Donna e famiglia Pubblicato il 18 giugno 2017

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Sotto 4mila euro non è possibile denunciare il datore di lavoro che non versa il contributo di maternità.

Non commette reato il datore di lavoro che, in busta paga, fa risultare di aver versato l’indennità di maternità, ma in realtà non è vero, avvalendosi di questa falsa dichiarazione per ottenere i conguagli dell’Inps sui contributi. La dipendente, quindi, che non ha percepito tali somme a lei spettanti non può sporgere denuncia. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. La Corte ha ricordato che, sotto la soglia di 3.999,99 euro il comportamento dell’omesso versamento della maternità non è più reato, ma viene sanzionato come un semplice illecito amministrativo. Secondo la Corte, in questi casi, il reato configurabile non è quello di la truffa aggravata, ma di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, il quale però è punibile penalmente solo da 4mila euro in su. Se pertanto la somma non versata a titolo di contributo maternità è inferiore si configura soltanto un illecito amministrativo, ciò che esclude la possibilità di recarsi dai carabinieri o alla polizia.

Non di meno l’illecito commesso dal datore resta ugualmente punito con una sanzione che erogherà il Prefetto.

Veniamo ora alla tutela che la legge offre alla lavoratrice: che fare se l’azienda non le versa la maternità? Per somme minime non resta che segnalare l’episodio all’Ispettorato del Lavoro che provvederà a effettuare l’ispezione previa convocazione per tentare una conciliazione tra le parti (solo quando l’illecito rientra nel penale si salta la fase dell’incontro). Il procedimento è gratuito e anche piuttosto celere, di certo lo è più dei tempi dei tribunali.

In ultima istanza, quand’anche il procedimento amministrativo non abbia sortito i risultati sperati, la lavoratrice che non ha percepito la maternità dall’azienda può agire in tribunale e chiedere un decreto ingiuntivo. Il decreto verrà notificato all’azienda che avrà 40 giorni di tempo per pagare o subire l’esecuzione forzata. Nello stesso termine il datore potrebbe presentare un’opposizione ma dovrebbe riuscire a dimostrare di aver corrisposto le somme, cosa che, in assenza di bonifico, sarebbe molto complicata. Quindi, se anche la tutela penale è venuta meno, per la lavoratrice resta pur sempre una strada in discesa.

note

[1] Cass. sent. n. 30291/17 del 16.06.17

[2] Art. 316 cod. pen.


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