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Una compagnia aerea può rifiutarsi di imbarcare una donna incinta?

20 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2017



Una donna incinta può viaggiare in aereo fino alla 36esima settimana di gravidanza. Ma alcune compagnie chiedono il certificato dopo 28 settimane.

 

Avete presente la lettera piccola dei contratti? Anche di quelli che si sottoscrivono online e che quasi nessuno legge (le cosiddette condizioni d’uso)? Bene. In questa lettera piccola la maggior parte delle compagnie aeree scrivono, tra le tante altre cose, chi può salire su un aereo e chi no. C’è anche scritto che una compagnia aerea può rifiutarsi di imbarcare una donna incinta a certe condizioni. Quali?

Quando una donna incinta può salire su un aereo

Una donna incinta può imbarcarsi su un aereo fino alla 36esima settimana di gravidanza. Oppure fino alla 32esima se aspetta gemelli. Purché la sua gravidanza non sia a rischio. Non è una questione di capriccio della compagnia aerea o di spazio occupato in cabina (se il viaggio è un po’ lungo, su certi aerei low cost la donna sarebbe la prima a dire «non ci salgo»: non saprebbe dove mettere il pancione tra un sedile e l’altro). Si tratta di una questione di salute. Della donna e del bambino.

Un rischio che nemmeno la compagnia aerea vuole correre: dopo la 36esima settimana, infatti, se una donna incinta si vuole imbarcare, le probabilità che il bambino nasca a bordo di un aereo, soprattutto se il volo non è proprio un Milano-Brescia, cominciano ad aumentare. E trovare un medico che assista una donna durante un parto ad alta quota non è così scontato: hostess e steward sono addestrati ai primi soccorsi, ma non necessariamente a mettere al mondo una creatura a 8.000 metri di altitudine, tra un «caffè, panini, bibite? » e un «duty free?».

Certo, ognuno è libero di fare quello che vuole. E, se la mamma se la sente e non vuole o non può rinunciare al viaggio, può presentare un certificato medico alla compagnia aerea oppure un documento scritto in cui si prendere le proprie responsabilità in caso di qualche spiacevole quanto inopportuno imprevisto.

Non a caso, il personale della compagnia aerea è legittimato a chiedere il libretto di gravidanza prima di accettare l’imbarco di una donna incinta. Alcuni vettori, addirittura, chiedono il certificato medico dopo 28 settimane di gravidanza per avere la certezza che mamma e bambino avranno un buon volo. Senza sorprese.

La donna incinta può passare il metal detector?

Chi ha un pacemaker non può passare attraverso il metal detector durante i controlli di sicurezza negli aeroporti. Ma una donna incinta sì. Né lei né il bambino che porta in grembo avranno dei danni. Le radiazioni non sono così potenti da creare un danno al feto. Certo, se una donna in gravidanza deve volare spesso e, quindi, deve passare il metal detector oggi sì e domani pure, forse è il caso che chieda qualche conferma al suo ginecologo.

Stesso discorso per quanto riguarda il cambiamento di pressione dovuto all’altitudine durante la salita e la discesa dell’aereo: gli esperti dicono chiaramente che, se la gravidanza è fisiologica, cioè se mamma e bambino stanno bene, staranno così anche a destinazione.

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Autore immagine: 123rf.com

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