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Miscellanea 100mila avvocati devono cancellarsi dall’albo

Miscellanea Pubblicato il 18 giugno 2017

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> Miscellanea Pubblicato il 18 giugno 2017

Il rapporto annuale sull’Avvocatura stilato dal Censis spiega perché gli avvocati non hanno più clienti e le ragioni alla base della perdita di fiducia.

Il Censis ha elaborato la sua annuale relazione sull’avvocatura. E chi credeva di essere a un passo dalla fine del tunnel si sbagliava di grosso. I risultati del rapporto mostrano invece una situazione ancora buia. Quella dell’avvocato non è più considerata una professione prestigiosa: chi crede il contrario è solo il 16% della popolazione. Il «decoro» è legato, molto di più, alla figura del medico (59%), dell’ingegnere (24,7%) e del consulente del lavoro (21,4%).

Ciò nonostante il numero degli avvocati iscritti all’albo continua a crescere e non in pochi credono che il prestigio di una professione, prima ancora di essere legato all’utilità che essa porta alla società, è determinato dal numero di persone in grado di esercitarla. Un ingresso massiccio nell’albo deprime il valore della singola unità, secondo leggi economiche che tutti abbiamo studiato sui libri universitari. A tutto questo si aggiunge il fatto che la giustizia non garantisce più tempi e soluzioni soddisfacenti, vuoi per l’incapacità del legislatore a trovare rimedi concreti ai problemi della gente, vuoi perché molti giudici sono incapaci di vedere, dietro al fascicolo e al numero di registro generale, i volti delle persone. Non ci si deve allora meravigliare nel leggere le statistiche: la gente non ha più fiducia nella giustizia; per il 71,6% degli italiani i tribunali non garantiscono la tutela dei diritti fondamentali. Di conseguenza, la crisi del sistema giudiziario si riversa su tutti i soggetti ad esso collegati, primi tra tutti appunto gli avvocati.

Molti cittadini, anche per effetto degli alti costi, rinunciano a far valere i propri diritti. E a rinunciare alla tutela giudiziaria di un diritto sono soprattutto le persone più istruite. A dimostrazione che anche l’accesso all’informazione – non solo universitaria, ma anche quella offerta da internet – ha contribuito a privare gli avvocati di parte della propria clientela, ormai in grado di trovare da sé soluzioni pacifiche o, comunque, più economiche e celeri del tribunale.

Tutto questo si riversa inevitabilmente sulle dichiarazioni dei redditi: i ricavi medi degli avvocati sono in caduta libera da anni, anche se nel 2016 vi è stato un piccolo recupero. Un avvocato su due ha perso reddito nella dichiarazione relativa al 2016, mentre solo uno su quattro ha visto incrementare i ricavi. Tra questi, il termometro dice che il Nord-Ovest è l’area dai risultati migliori, mentre al Sud il 50,6% dei legali vede continuamente scendere la propria capacità di stare sul mercato.

Stando così le cose, sono circa 100mila gli avvocati che, a breve, si cancelleranno dall’albo o stanno seriamente meditando di farlo.

Urge rivedere il modo di gestire le professioni e, in particolar modo, proprio quella dell’avvocato. Che, se un tempo non aveva bisogno di uscire dallo studio per avere clienti – quelli che, dai paesi, si riversavano nelle città anche per trovare qualcuno che sapesse loro leggere e interpretare una lettera – ora deve difendersi da concorrenti molto più aggressivi: il primo di tutti è internet. C’è poi la morsa dell’Antitrust, sempre più proiettata in un’ottica “imprenditoriale” delle professioni classiche.

L’avvocato non è più quello di un tempo, finalizzato al processo, ma deve reinventarsi per diventare il consulente del cittadino.

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Autore immagine: Pixabay.com


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13 Commenti

  1. “clientela ormai in grado di trovare da sé soluzioni pacifiche o, comunque, più economiche e celeri del tribunale.”
    E quali scusate???
    La verità è che, piuttosto che affrontare spese e tempi della giustizia, il cittadino preferisce rinunciare alla tutela dei propri diritti. E ciò è una vera vergogna per uno stato di diritto!

    1. Io sono un esempio di cittadino che si trova le soluzioni da se. Gli avvocati pensano che i cittadini siano tutti degli imbecilli invece io posso dimostrare che non è così. Ho ottenuto annullamenti di sanzioni stradali presso preture/ gdp di mezza Italia e nove volte in commissioni tributarie dove ho fatto annullare accertamenti demenziali. Mi sono difeso da solo in Cassazione Penale che ha cassato con rinvio una condanna a 15 giorni di reclusione, ho vinto presso ABF contro due banche di importanza europea e presso il gdp contro la più grande compagnia aerea. Con una laurea in ingegneria chimica e consultando internet dove ho trovato fior di sentenze di cassazione che risolvevano i miri casi. Andato in pensione, mi sono laureato in giurisprudenza ho fatto il tirocinio e sono praticante avvocato e non ho più bisogno di pagare le vostre parcelle da usurai che pretendete dalla gente che ormai ne ha le palle piene di voi. Chiaro?

      1. beh multe e cartelle sotto i 2000 euro, come dire che ha curato un raffreddore… mi spiace informarla che non integra alcun profilo ne di genialità ne di competenze medio alte. saluti

      2. Ti stanno così sulle palle gli avvocati che sei diventato uno di loro. Adesso starai sulle palle a tutti, dunque. Come ingegnere chimico non dovevi essere un gran che (oppure stavi sulle palle a molti), se passavi tutto il tempo a difenderti nelle aule giudiziarie

    2. Ritenere che il cittadino comune sia in grado di trovare in rete la soluzione, è a mio avviso sbagliato, come è sbagliato pensare che quello stesso cittadino comune possa trovare in rete la soluzione a problemi di salute.
      In rete ci sono effettivamente tante informazioni, ma chi non è del settore non è in possesso di quella visione sistematica che gli consente di elaborarle ed inquadrarle correttamente.
      Io non mi sognerei mai di diagnosticarmi una malattia dopo averla studiata in rete: auguri a chi pensa invece di poter fare l’avvocato, o l’ingegnere di se stesso, solo perché ritiene di aver trovato in rete la soluzione al suo problema…

      1. Ahahah…paragonare la medicina con la giurisprudenza vuol dire non avere mai aperto un libro di medicina per accorgersi di quali differenze abissali ci sia tra il conoscere le leggi che sono scritte con la relativa giurisprudenza facilmente rintracciabile ponendo un quesito in rete e il riconoscimento diagnosi e terapia di una malattia per la cura della quale in molti casi neppure un medico può farsi da solo. Io vivo in ambiente famigliare medico e non mi sognerei mai di prescrivermi una terapia o un medicinale vista la difficoltà di raggiungere il livello minimo di competenza necessario, a differenza della giurisprudenza i cui testi sono facilmente comprensibili anche con una cultura da liceo classico. Smettete di fare certi paragoni ridicoli….per favore.

  2. Non è come dite. La causa principale del fenomeno della caduta libera dei redditi nell’attività forense, non è internet (che anche nel campo medico spiega le malattie con i loro sintomi e la possibile cura) ma il costo di una causa che dura decenni e che nei tre gradi di giudizio la parte, mentre non è certa se riuscirà a vederne la fine, è però certa che tra le spese dei contributi unificati (sempre più esosi) l’IVA al 22%, le spese generali al 12%, la Cassa Avvocati al 4%, la RdA al 22% e l’IRPEF finale al 64%, impongono all’Avvocato di chiedere al proprio Cliente congrui fondi spese, per cui se la causa, magari anche per responsabilità di giudici distratti, dovesse perdersi, la detta parte – dicevamo – è certa che per rivendicare il proprio diritto, nel Ns. Paese, deve correre il rischio di giocarsi …”UN APPARTAMENTO”. Ciò, ovviamente, induce a subire il torto e a non agire in giudizio. MA NON E’ FORSE QUESTO CHE SI VOLEVA PER RIDURRE L’INGOLFAMENTO DEI TRIBUNALI ?

    1. Concordo. Un mio familiare tanti anni fa, una causa gli costo’ la vendita di un appartamento, e non scherzo . Per sua fortuna almeno fu assolto.

  3. CONDIVIDO AMPIAMENTE IL PRIMO COMMENTO DI GIANCARLO FICHERA; AGGIUNGO;REALMENTE SVARIATI “AUTODEFINITOSI”AVVOCATI,E’ SVARIATI “AUTODEFINITOSI” GIUDICI,RELMENTE NON SANNO NE’ SCRIVERE NE’ LEGGERE,DIFATTI,(TANGIBILI PROVE PERSONALI),IN PROVINCIA DI FOGGIA,TRE AVVOCATI E’ DUE “AUTODEFINITOSI” GIUDICI,UN PAIO DI ANNI FA’,SCAMBIARONO IL VALORE DI € 4.800,00,(QUATTROMILA800),MOLTO MENO DI € 2500,(VENTINQUE),DIFATTI,PER “INCOMPETENZA E’ INCAPACITA'”OLTRE CHE PER LA “BRAMA E’ MANIA” DI GRANDEZZA A SPESE ALTRUI,PER SPAVENTARE E’ FAR STAR MALE;DIFATTI,TALI ESSERI, FECERO RECARE “DUE” INDIVIDUI IN CASA DI DUE NIPOTINI A CHIEDERE “VENTICINQUE EURO”, POICHE’ I PREDETTI AVEVANO “RIFIUTATO” I PREDETTI QUATTROMILA800EURO CHE SECONDO LORO ERANO DIMENO; “PARDON”,VOLEVANO ANCHE I 4.800,00 € PERO’ NON INTENDEVANO RILASCIARE LA NORMALE RICEVUTA.
    MA CHI A DATO LE LAUREE A CERTI ESSERI CHE SCORAZZANO NEI TRIBUNALI PUR ESSENDO PRIVI DI “NORMALE E’ LOGICA” AMMINISTRAZIONE FORENSE ??????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    HA PROPRIO RAGIONE QUELL’AVVOCATO CHE SCRISSE IL SACRO SANTO ARTICOLO DI TALE AMBIENTE; DIFATTI,LE “INGIUSTIZIE” PARLANO DA SE’;ERO UNA BIMBA DI APPENA “SETTE” ANNI,HO SUBITO TANTE INGIUSTIZIE DAI MIEI GENITORI ADOTTIVI E’ L’INTERA LORO FAMIGLIA CHE HA “PROCURATO” UN LUNGO STRASCICO,MAI,RIBADISCO “MAI” DIFESA UNA FIGLIA ADOTTIVA NONOSTANTE “INDICIBILI” BISTRATTAMENTI TRAMATI E’ MESSI IN ATTO DAI PREDETTI,VICINI,VICINI, VICINI,VICINI AI PRETI.

  4. I GIUDICI DEBBONO “ASCOLTARE” NOI CITTADINI ONESTI LAVORATORI,E’ APPLICARE LA GIUSTA “LOGICA”; PERO’ I GIUDICI COMPETENTI CHE HANNO BUONE DOTI FORENSI,E’ TRATTANO LE CAUSE TRAMITE LA “SEMPLICISSIMA LOGICA”.
    PER CUI,PER RISOLVERE BRILLANTEMENTE OGNI SINGOLO CASO,OCCORRE CHE SIA TRATTATO DA PERSONE COMPETENTI IN OGNI SVARIATO SETTORE, ONDE EVITARE LE INGIUSTIZIE CHE ACCADONO,E’ QUALCUNO VEDENDOSI LESO E’ COSTRETTO FARSI “GIUSTIZIA DA SE'”;SONO CAPITATI SVARIATI CASI;CHE VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!EPPURE SI AUTODEFINISCONO AVVOCATI E’ GIUDICI SENZA ESSERLO,POICHE’ TRATTASI DI PEZZI DI CARTA COMPRATE;COME ABBIAMO AVUTO MODO DI SCOPRIRE VISTO LE “INCAPACITA'” E’ IL MONDO CHE VA’ A ROTOLI PER LE DOTI FORENSE CHE NON SI POSSIEDONO.

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