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Lo sai che? Niente più processo se il colpevole risarcisce il danno

Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2017

Per i reati perseguibili solo a querela il colpevole potrà evitare la condanna se risarcisce il danno e elimina le conseguenze del reato. 

Secondo la nuova legge il colpevole, in tutti i reati perseguibili a querela di parte che sia rimettibile, potrà evitare di essere condannato per il reato commesso se ha riparato interamente il danno e ha, quando possibile, eliminato le conseguenze del suo agire illecito. A queste condizioni il giudice dovrà dichiarare estinto il reato per condotte riparatorie.

Questa è solo una delle numerose modifiche apportate dalla tanta discussa e contestata legge di riforma del processo penale [1] che è stata definitivamente approvata dal parlamento. Dopo la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in gazzetta ufficiale entrerà in vigore trascorsi trenta giorni.

Molte e rilevanti sono le modifiche apportate al «sistema penale» tra le quali, oltre a quella di cui si sta parlando, merita di essere ricordata la modifica della prescrizione che, in buona sostanza e con alcune specifiche previsioni per certi reati, di fatto ha aumentato il tempo necessario a prescrivere i reati per un totale di tre anni. Al tema si dedicherà successivo e più specifico approfondimento.

Estinzione del reato per condotte riparatorie

La legge di riforma ha introdotto un nuovo articolo al codice penale [2] rubricandolo, appunto, «estinzione del reato per condotte riparatorie».  Estinzione del reato significa, in buona sostanza, che sotto il profilo giuridico quella condotta che è astrattamente vietata  dalla legge diviene non più punibile per l’operare di una «causa di esclusione della punibilità» che, nel nostro caso, è costituita dalle condotte riparatorie.

L’effetto estintivo del reato, come è facile comprendere, consegue al comportamento dell’imputato quando ha risarcito interamente il danno causato dalla sua condotta illecita e riparato – quando possibile – le conseguenze del suo reato. Facciamo un esempio che possa aiutarci a comprendere i termini della questione.

Immaginiamo che Tizio sia stato querelato da Caio perché quest’ultimo lo ha truffato facendosi consegnare una certa somma di denaro a fronte del pagamento per un servizio in realtà inesistente. Ora, premesso che la truffa, salvo le specifiche eccezioni previste dalla legge [3] è un reato perseguibile solo a querela e che la stessa è rimettibile (cioè può essere ritirata. Per un approfondimento leggi Reati perseguibili d’ufficio e su querela), Caio, restituendo a Tizio il denaro che si era fatto consegnare e risarcendo il danno eventualmente provocato, potrà evitare di essere condannato e beneficiare di una pronuncia di estinzione del reato che, a queste condizioni, è un obbligo di legge incombente sul giudice e un diritto di Caio.

Sin qui, si dirà, tutto bene – e in effetti parrebbe essere così – nel senso che, dopotutto, a Tizio potrebbe importare poco che Caio sia o meno condannato per la truffa, essendo (e giustamente) più interessato a recuperare il maltolto e a vedersi risarcire gli eventuali danni conseguenti al reato di cui è stato vittima; d’altra parte, anche Caio potrebbe avere interesse a evitare la condanna e quindi il pregiudizio penale, restituendo il denaro e risarcendo il danno.

Tutti contenti, si dirà, ma a ben vedere gli aspetti critici non mancano. Vediamone alcuni.

Cosa succede se l’imputato non dispone del denaro necessario alle restituzioni e al risarcimento?

Stando alla lettera della legge, in ipotesi di questo tipo, dovrebbe escludersi la possibilità di far operare la «causa di esclusione della punibilità» e quindi dichiarare la estinzione del reato: nessun risarcimento è stato effettuato, e, magari, alcuna restituzione è oramai possibile. In realtà, però, la questione pare essere più complessa e rischia di impegnare la giurisprudenza per lungo tempo.

Far dipendere l’operatività di una norma come quella in oggetto dalle condizioni economiche dell’imputato (che, magari, tante volte potrebbe strumentalmente e artificiosamente attestare la sua incapienza, ma in alcuni casi potrebbe davvero essere nella impossibilità economica di restituire e risarcire) rischia, a giudizio di chi scrive, di porsi in contrasto con i principi costituzionali tra i quali, primo tra tutti, quello secondo il quale tutti i cittadini devono avere pari dignità e essere uguali davanti alla legge senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [4].

Potrebbe, cioè, accadere che si venga a creare un sistema nel quale la giustizia e la eventuale condanna degli imputati sia condizionata non dalla gravità dei fatti commessi e da tutte le altre circostanze di cui il giudice deve tenere conto nella determinazione della pena [5] ma dipendente dalle sole condizioni economiche dei rei, sulla base di una disciplina che sembra favorire nettamente quelli più facoltosi a discapito degli altri, a prescindere da qualsivoglia valutazione circa la effettiva volontà di voler riparare alle conseguenze del reato commesso.

Fino a quando l’imputato può restituire il maltolto e risarcire il danno?

La legge prevede che il termine – prorogabile nel caso in cui l’imputato dimostri di non aver potuto adempiere prima senza sua colpa – entro il quale si deve procedere alle restituzioni e al risarcimento è fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento in primo grado.

È, inoltre, prevista la possibilità di un pagamento rateale di quanto dovuto a titolo di risarcimento danni. La legge non specifica né il numero di rate né il tempo entro il quale il pagamento rateale debba essere eseguito.

Se la persona offesa non accetta?

Chiariamo prima, brevemente, chi è la persona offesa. Si definisce «persona offesa dal reato» quella titolare del diritto violato e protetto dalla legge che, giuridicamente, non va confusa con il danneggiato dal reato anche se, di solito, le due figure coincidono. L’esempio di scuola che si suole fare per spiegare la differenza è quello del reato di omicidio nel quale la persona offesa è l’ucciso mentre danneggiati dal reato sono i suoi  congiunti.

Sotto questo aspetto, e la cosa farà senz’altro discutere, è prevista la possibilità che il giudice, se ritiene che l’offerta di risarcimento proposta dall’imputato sia congrua, può riconoscere il risarcimento del danno anche contro la volontà della persona offesa.

In pratica, se l’imputato offre, a titolo di risarcimento, una somma che il giudice ritiene, in considerazione di tutte le circostanze del fatto, adeguata, la volontà della persona offesa di non accettare il risarcimento diviene irrilevante.

Per i processi in corso?

Per espressa previsione di legge, la nuova normativa trova applicazione anche rispetto ai processi già in corso. In questa ipotesi è previsto che l’imputato, alla prima udienza fissata dopo l’entrata in vigore della legge, possa richiedere che gli venga concesso un termine, non superiore a sessanta giorni, per provvedere alle restituzioni e al risarcimento dei danni. Durante questo periodo, il decorso del termine di prescrizione resta sospeso.

note

[1] In realtà la legge ha modificato sia alcune norme del codice penale che di quello di procedura penale, formulando delega al governo per la modifica anche del sistema delle intercettazioni telefoniche e dell’ordinamento penitenziario.

[2] Art. 162 ter cod.pen.

[3] Art. 640 cod. pen.

[4] Art. 3 Cost.

[5] Art. 133 cod.pen.


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