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Le Guide Rottamazione cause fiscali anche contro Regioni e Comuni

Le Guide Pubblicato il 19 giugno 2017

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> Le Guide Pubblicato il 19 giugno 2017

Definizione agevolata delle cause fiscali approvata dalla Manovrina 2017: ecco le novità.

Approvata definitivamente la cosiddetta “Manovrina[1], a breve in Gazzetta Ufficiale, e con essa la rottamazione delle liti contro il Fisco. Rispetto al testo di legge precedente, per effetto delle modifiche approvate, la rottamazione è estesa anche alle liti contro gli enti territoriali (Regioni e Comuni).

In particolare tali enti dovranno deliberare, entro il 31 agosto 2017, l’adesione o meno all’istituto della definizione agevolata.

Grazie all’estensione agli enti territoriali, sarà possibile ottenere la definizione agevolata non più solo delle liti contro l’Agenzia delle Entrate ma anche di quelle contro Regioni e Comuni (aventi ad oggetto, per esempio, bolli auto, Imu, Ici, Tasi, Tosap ecc.).

Come funziona la definizione agevolata delle liti fiscali

La legge prevede che il contribuente possa definire le controversie contro l’Agenzia delle Entrate e gli Enti Territoriali, pendenti presso le commissioni tributarie, in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio.

La definizione avviene con il pagamento di tutti gli importi dell’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto.

Vengono rottamate solo le sanzioni e gli interessi di mora.

In caso di controversia relativa esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione.

In caso di controversia relativa esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla presente definizione.

Quali cause si possono rottamare

Sono definibili le cause introdotte con ricorsi notificati entro il 24 aprile 2017 (il testo precedente limitava la definizione alle controversie per le quali la costituzione in giudizio fosse avvenuta entro il 31 dicembre 2016).

Sono escluse dalla definizione le controversie concernenti, anche solo in parte:

  1. le risorse proprie tradizionali e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  2. le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato.

Rottamazione cause e pagamenti a rate

Gli importi dovuti possono essere pagati a rate solo se pari o superiori a duemila euro. Il numero massimo di rate è 3.

Il termine per il pagamento degli importi dovuti (o della prima rata di importo pari al 40%) del totale delle somme dovute), scade il 30 settembre 2017 e il contribuente deve attenersi ai seguenti ulteriori criteri:

  • seconda rata, pari all’ulteriore 40% delle somme dovute, entro il 30 novembre 2017;
  • terza e ultima rata, pari al residuo 20% delle somme dovute, entro il 30 giugno 2018.

La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata.

Qualora non ci siano importi da versare (atto contenente solo sanzioni), la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Entro il 30 settembre 2017, per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo. Per controversia autonoma si intende quella relativa a ciascun atto impugnato.

Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati nonché quelli dovuti per la definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate anche se eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima del 24 aprile 2017.

La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente.

La domanda di rottamazione sospende la causa?

Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta di sospensione al giudice, dichiarando di volersi avvalere della rottamazione.

In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017. Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.

Per le controversie definibili sono sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle  pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dal 24 aprile 2017 fino al 30 settembre 2017.

Diniego della definizione delle liti fiscali

L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali.

Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la lite. Nel caso in cui la definizione della lite è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo.

Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2018 dalla parte che ne ha interesse.

L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione.

Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

Rottamazione delle liti fiscali: conviene?

La definizione delle liti fiscali ha come unico beneficio quello della chiusura definitiva della lite con risparmio delle sole sanzioni e interessi. Per tali ragioni essa può risultare conveniente a chi, per esempio, ha già perso il giudizio in primo grado e non ha buona possibilità di vincere in secondo grado: definendo la lite potrebbe risparmiare, non solo sulle sanzioni e interessi di mora, ma anche sulle spese legali.

La definizione delle liti conviene sicuramente nei casi in cui siano stati impugnati atti con soli interessi, i quali vengono decurtati del 40%, o ancora meglio, a chi ha impugnato atti con sole sanzioni, le quali vengono definitivamente annullate.

La definizione è invece sconsigliabile per chi ha già avuto in primo grado una sentenza favorevole o comunque ritiene che sia illegittimo proprio il tributo impugnato (perché per esempio già pagato o prescritto) il quale comunque non sarebbe oggetto di rottamazione.

Si ricorda che, dal punto di vista economico, la definizione delle liti è poco conveniente quando gli importi addebitati a titolo di tributo sono molto elevati. La definizione è infatti possibile con il pagamento rateale ma è concesso un massimo di sole tre rate, con 80% dell’importo da versare entro il 2017.

note

[1] Art. 11 DL n. 50/2017.


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