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Cos’è la condizione e quando inserirla in contratto

19 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 giugno 2017



Con la condizione una parte del contratto dà rilevanza giuridica a specifici interessi personali, che altrimenti rimarrebbero irrilevanti nei confronti dell’altra parte.

Nel nostro sistema i privati sono liberi di concludere una grande varietà di contratti. Molti di questi sono già disciplinati dalla legge, ovvero dal codice civile o da leggi speciali. Può succedere però che due soggetti non trovino, tra i contratti già previsti dall’ordinamento, quello adatto alla loro situazione concreta. In questo caso, le parti possono concludere un contratto nuovo, cosiddetto atipico, purchè gli interessi che devono realizzarsi per mezzo del contratto siano leciti e seri. Per rendere il contratto ancor più tagliato su misura, i contraenti possono anche aggiungere delle particolari clausole contrattuali. Tra queste rientra la condizione [1]. Vediamo cos’è la clausola condizionale e quando è opportuno inserirla in un contratto.

Cos’è la condizione?

La condizione rappresenta un particolare tipo di clausola negoziale. Viene definita come elemento accidentale del contratto: con questa espressione si vuole sottolineare che la condizione è elemento solo eventuale di un accordo. Dunque un contratto è valido e vincolante anche se le parti non hanno inserito alcuna clausola condizionale.

In altre parole, sono le parti a scegliere liberamente se inserire nel loro contratto una condizione, in modo da rendere gli effetti del contratto più adeguati ai loro interessi concreti.

Infatti con la condizione viene data validità giuridica alle specifiche ragioni che spingono i contraenti a concludere l’accordo: si  tratta di ragioni personali e motivi, che la legge, che disciplina sempre situazioni generali ed astratte, non può prevedere.

Facciamo subito un esempio per capirci meglio.

Se voglio acquistare casa, ma ho paura che l’azienda per cui lavoro possa trasferirmi in un’altra sede, possono chiedere al venditore di inserire nel contratto di compravendita una condizione. In questo modo il contratto, con cui ho comprato casa nella città in cui vivo attualmente, verrà posto nel nulla se e quando verrò trasferito. In mancanza della condizione, non potrò pretendere alcunchè dal venditore (perché il contratto è comunque valido) e dovrò tenermi una casa che non mi interessa più.

Quanti tipi di condizione esistono?

In generale con la condizione si dà rilevanza a un avvenimento futuro e incerto, dal quale dipenderanno gli effetti del contratto. Per restare all’esempio fatto sopra, l’avvenimento futuro e incerto è dato dal possibile trasferimento in un’altra sede da parte del datore di lavoro.

Le condizioni si distinguono in condizioni sospensive e condizioni risolutive.

Condizione sospensiva

Se viene inserita in contratto una condizione sospensiva:

  • il contratto è valido già dal momento in cui lo abbiamo sottoscritto;
  • gli effetti del contratto si produrranno solo se e nel momento in cui si verificherà la condizione. In altra parole gli effetti del contratto rimangono momentaneamente sospesi.

Si ha ad esempio condizione sospensiva se si acquista un terreno, sotto condizione del rilascio della concessione edilizia. Il contratto è valido e vincolante sin dal momento della firma. Gli effetti del contratto, quindi il pagamento del prezzo e la consegna del terreno, si avranno invece solo al momento del rilascio della concessione edilizia.

Condizione risolutiva

Per effetto dell’inserimento di una condizione risolutiva:

  • il contratto è valido dal momento in cui le parti lo sottoscrivono;
  • gli effetti del contratto si hanno da subito. Questi effetti però verranno meno, ossia il contratto si scioglierà, se e quando si verificherà la condizione risolutiva.

Anche per la condizione risolutiva facciamo un esempio per chiarire quando è opportuno inserirla in contratto. Viene concluso un contratto di locazione per aprire una attività commerciale. Il contratto verrà sciolto, grazie alla condizione risolutiva appositamente inserita dalle parti, se non verrà rilasciata entro un certo termine l’agibilità per l’immobile.

La condizione si può inserire in qualsiasi negozio giuridico?

Ci sono dei casi in cui la legge vuole evitare che gli effetti di un accordo o di un atto giuridico siano condizionati dagli interessi personali delle parti.

Infatti ad esempio non può essere inserita una clausola condizionale nei seguenti atti:

  • matrimonio;
  • riconoscimento di figlio naturale;
  • accettazione di eredità;
  • rinuncia all’eredità.

Di regola quindi è possibile inserire una condizione in tutti gli accordi che hanno ad oggetto interessi economici, mentre non è valida la condizione apposta ad un negozio che coinvolga situazioni familiari.

Che requisiti deve avere la condizione?

La legge prevede i requisiti che deve avere la clausola condizionale. Infatti, è vero che la condizione serve a far emergere i motivi per cui le parti concludono quello specifico accordo, ma deve comunque trattarsi di motivi meritevoli di tutela.

La condizione è un evento futuro, lecito e incerto

Dunque l’evento, che viene previsto come condizione sospensiva o risolutiva di un contratto, deve essere:

  • futuro, ovvero deve trattarsi di un evento che potrebbe verificarsi in un momento successivo rispetto alla conclusione del contratto;
  • incerto. Le parti si tutelano, inserendo la clausola condizionale in contratto, proprio perché non sanno se l’evento si verificherà o meno e con quale probabilità;
  • lecito, quindi non contrario alle norme e ai principi dell’ordinamento giuridico. Ad esempio è illecita la condizione per cui viene stipulata una compravendita di un appartamento, a condizione che l’acquirente ottenga, tramite la falsificazione degli atti di un concorso, un determinato posto di lavoro proprio nella città in cui si trova la casa;
  • possibile, cioè avverabile in concreto. Non è possibile una condizione tipo «se il mio cane parlerà». Il motivo per cui le condizioni impossibili non sono ammesse è che esse non rappresentano motivi seri delle parti. Quindi la legge dà la possibilità di inserire nel contratto una condizione, con tutti gli effetti che ne derivano, a patto che sia serio il motivo al quale i contraenti vogliono dare rilevanza giuridica.

Condizione unilaterale o bilaterale

Normalmente la condizione apposta in contratto soddisfa interessi di entrambe le parti. Frequente è però il caso in cui solo uno dei contraenti abbia l’esigenza di prevedere la clausola condizionale. In questa ipotesi la condizione viene detta unilaterale. Quindi:

  • la condizione è bilaterale se soddisfa interessi di entrambi i contraenti;
  • la condizione è unilaterale se risponde a esigenze solo di una parte.

Nel caso di condizione unilaterale, la parte, nel cui interesse è stata prevista, può rinunciare ai suoi effetti.

Per tornare alla compravendita di un terreno, sottoposta alla condizione del rilascio della concessione edilizia, è evidente che solo l’acquirente sarà interessato al verificarsi della condizione. Per il venditore infatti, interessato solo ad ottenere il denaro, è irrilevante se il compratore potrà costruire sul terreno o meno. In questo caso, il compratore può rinunciare agli effetti della condizione. Quindi potrà evitare lo scioglimento del contratto se, ad esempio, non intende più costruire, ma vuole realizzare una attività agricola.

La condizione può dipendere dalla volontà delle parti?

Abbiamo detto che la condizione costituisce un evento futuro e incerto, per il quale le parti si voglio tutelare. In alcuni casi però l’evento non dipende esclusivamente da fattori esterni e imprevedibili.

Infatti in generale sono ammesse:

  • le condizioni potestative, che dipendono dalla volontà di una delle parti del rapporto (es.: ti vendo l’immobile, sotto la condizione risolutiva che accudirai i gatti del quartiere. Se smetti di accudirli, il contratto viene meno);
  • le condizioni casuali, che dipendono solo da fatti estranei alla volontà delle parti (es.: ti vendo l’immobile, sotto la condizione sospensiva che apriranno un nuovo supermercato nella zona. Quindi la vendita ha effetti solo se e quando aprirà il supermercato);
  • le condizioni miste, dipendenti in parte dalla volontà dei contraenti, in parte da fattori estranei (es.: ti dono il mio immobile, sotto la condizione sospensiva che conseguirai la laurea entro due anni dalla donazione).

Che effetti ha la condizione?

In caso di condizione sospensiva, il contratto non produce ancora i suoi effetti tipici, ossia è sostanzialmente congelato.

Diversamente, quando la condizione è risolutiva, il contratto già produce i suoi effetti, ma in modo non definitivo.

Fino a che la condizione non si verifica, quindi durante il periodo cosiddetto di pendenza della condizione, le parti devono rispettare il vincolo contrattuale, e perciò:

  • devono comportarsi secondo buona fede (ad esempio, trattare con cura il bene che potrebbe ancora passare all’altra parte per effetto della condizione);
  • non possono sciogliere il contratto, senza il consenso dell’altra parte;
  • possono vendere il bene oggetto del contratto, ma tale secondo accordo dipenderà ovviamente dal primo al quale è stata apposta la condizione;
  • possono tutelare in vario modo la loro aspettativa circa la prosecuzione del rapporto contrattuale.

Avveramento della condizione

L’avveramento della condizione consiste nel verificarsi dell’evento futuro e incerto, previsto dalle parti.

Pensiamo al caso di acquisto di una autovettura, sottoposta alla condizione sospensiva che l’acquirente prenda la patente.

Il contratto è valido da subito, ma i suoi effetti sono momentaneamente sospesi. Quindi il venditore sarà ancora il proprietario dell’auto, ma come abbiamo visto dovrà usarla con diligenza, e l’acquirente non dovrà ancora pagare il prezzo. In tal caso, la condizione sospensiva si avvera quanto il compratore ottiene la patente di guida: gli effetti del contratto, fino a tale momento sospesi, diventano operativi; la macchina deve essere consegnata al neopatentato, che ne diventa il pieno proprietario e deve versare il prezzo al venditore.

La condizione si avvera quando si verifica l’evento

Nel caso di condizione risolutiva succede l’opposto: all’avveramento della condizione il contratto, che è già stato eseguito, viene posto nel nulla ed il bene oggetto dell’accordo torna al vecchio proprietario.

In caso di avveramento della condizione, gli effetti del contratto sono retroattivi, cioè vanno fatti risalire a quando il contratto è stato concluso.

Non avveramento della condizione

Può accadere che l’evento, oggetto della condizione, non possa con certezza più verificarsi.

In questo caso, gli effetti del contratto si consolidano, con la conseguenza che:

  • se era stata prevista una condizione sospensiva, il contratto non verrà mai realmente eseguito. Gli effetti, dapprima solo sospesi, non potranno mai più prodursi;
  • se era stata apposta al contratto una condizione risolutiva, è ormai certo che l’evento, da cui dipende lo scioglimento del contratto, non possa più verificarsi. Quindi il contratto rimane in vita definitivamente.

note

[1] La condizione è disciplinata dagli artt. 1353-1361 cod.civ.

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