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Lavoro: quando si ha diritto ai permessi retribuiti

19 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 giugno 2017



Un fatto accaduto a Bologna pone questa domanda: si ha diritto al permesso retribuito per il battesimo del figlio? Quando si può chiedere un permesso?

Chiedere in azienda un permesso retribuito per assistere al battesimo del proprio figlio e sentirsi dire di no dev’essere, quanto meno, frustrante. Eppure la cronaca ci riporta il caso di un dipendente di un negozio di Bologna appartenente ad una catena nazionale del settore arredamento, che è riuscito a vedere battezzare il figlio soltanto grazie allo sciopero solidale dei colleghi di lavoro, indignati per il permesso negato al papà della creatura. L’uomo ci ha provato in tutti i modi (il rito del battesimo, di norma, comporta la presenza anche del padre) ma la direzione è stata intransigente – con scuse varie – finché c’è stato il sollevamento di massa. E lui è potuto andare alla cerimonia.

Il diritto al permesso per un battesimo

La domanda che ci propone questo caso, dunque, è questa: un lavoratore ha diritto al permesso retribuito per il battesimo del figlio?

La risposta la troviamo nell’elenco delle circostanze che danno diritto ad un dipendente ad usufruire di un permesso retribuito. Tra queste, i «gravi motivi personali o familiari». Quando si parla di gravi motivi non c’è bisogno di pensare subito ad una malattia o, comunque, a qualcosa di brutto. I gravi motivi personali possono essere quegli impegni insormontabili a cui una persona non può assolutamente dire di no: il battesimo ma anche il matrimonio o la laurea del figlio. E danno diritto a 3 giorni di permesso ogni anno. Convertibili, su richiesta e previa accettazione da parte dell’azienda, in 18 ore annuali. Anche se il lavoratore ne perderebbe 6 di ore (18 anziché 24). Ma se il dipendente chiede questa opzione ci sarà un motivo. Anzi, un grave motivo, personale o familiare.

E’, comunque, l’ufficio del personale a stabilire quando si ha diritto a permessi retribuiti per gravi motivi personali o familiari, cioè se la motivazione presentata dal lavoratore rientra in questa categoria.

Attenzione, però: se, come nel caso citato di Bologna, il dipendente pretende di ottenere quei giorni come ferie, il datore di lavoro ha il diritto di opporsi. E’ vero che le ferie vanno concordate solo per la metà del totale. Ma è anche vero che l’azienda, per esigenze di servizio o di produzione, può dire di no in quel determinato giorno e consentire al lavoratore di prendersi un’altra giornata.

Quando si ha diritto ai permessi retribuiti

La maggior parte dei contratti nazionali di categoria riconosce che si ha diritto ai permessi retribuiti in questi casi.

Permesso retribuito per lutto

Il lavoratore ha diritto a 3 giorni consecutivi di permesso retribuito entro i 7 giorni successivi alla data del decesso del coniuge o di un parente entro il secondo grado. Ha gli stessi diritti anche in caso di morte di affini di primo grado (ad esempio i suoceri) o di una persona che faccia parte della sua famiglia anagrafica.

Permesso retribuito per matrimonio

Il lavoratore ha diritto al cosiddetto congedo matrimoniale, cioè a 15 giorni consecutivi di permesso retribuito, incluso quello delle nozze. Ma i novelli sposi non sono obbligati ad usufruire del congedo subito dopo il giorno della cerimonia: può farlo in qualsiasi momento dell’anno solare in cui si è sposato.

Questi giorni permesso non intaccheranno il monte ferie del dipendente né la sua anzianità di servizio.

Permesso retribuito per la nascita di un figlio

Con la nascita di un figlio, per motivi più che evidenti, a chiedere il permesso dovrà essere il papà e non la mamma, già coperta dal congedo per maternità. Il nuovo babbo potrà usufruire di 2 giorni di permesso retribuito.

Permesso retribuito per allattamento

La mamma lavoratrice ha diritto 2 ore al giorno di permesso per allattamento (4 ore in caso di parto plurimo) fino al primo anno di età del bambino o fino al terzo anno di età se il figlio avesse un handicap grave. Se la giornata lavorativa è inferire alle 6 ore (un part time, ad esempio), il permesso retribuito per allattamento sarà di un’ora al giorno.

Il permesso retribuito per allattamento è consentito anche al padre, alle stesse condizioni, se:

  • il figlio è affidato soltanto a lui;
  • la madre ha rinunciato a questo diritto;
  • la madre non è lavoratrice dipendente;
  • la madre è gravemente malata oppure è deceduta.

Permesso retribuito per concorsi, esami e studio

Il lavoratore ha diritto a 8 giorni l’anno non cumulabili di permesso retribuito per affrontare un esame o per partecipare ad un concorso. Il permesso è valido solo per il giorno del concorso o dell’evento e, per avere diritto alla retribuzione, è necessario presentare al datore di lavoro un certificato rilasciato dalla relativa commissione. Bisogna, insomma, dimostrare la partecipazione alla sessione.

Per quanto riguarda chi lavora e, contemporaneamente, studia ha diritto:

  • a 150 ore di permesso in un triennio oppure fino a 250 ore se il lavoratore-studente frequenta un corso che rientra nel ciclo della scuola dell’obbligo;
  • a ottenere dei turni di lavoro che gli permettano di frequentare il più possibile i corsi;
  • a non fare lavoro straordinario;
  • a non essere chiamato al lavoro durante i riposi settimanali.

Permesso retribuito per documentata grave infermità

Da non confondere con la malattia, che è un’altra cosa. Qui si parla di documentata grave infermità che riguarda:

  • il coniuge (anche se legalmente separato);
  • un parente entro il secondo grado (anche se non convivente);
  • una persona che fa parte della famiglia anagrafica.

Il lavoratore ha diritto a 3 giorni di permesso entro i 7 giorni dalla data in cui è insorta la malattia. Altrimenti, può chiedere la riduzione dell’orario equivalente al numero di ore di lavoro previste nei giorni di permesso che il dipendente interessato intende sostituire.

Permesso retribuito per familiare disabile

Il lavoratore ha diritto ad un permesso retribuito di 3 giorni o di 18 ore non cumulabili (a meno che ci siano più familiari in questa situazione) per l’assistenza ad una persona con grave disabilità appartenente al nucleo familiare. Quindi genitori, coniuge, figli, nipoti, fratelli, nonni o cognati.

Questo congedo può essere utilizzato:

  • da parenti e affini entro il terzo grado (ossia zii e bisnonni) se i genitori o il coniuge del disabile sono deceduti, mancanti, oppure hanno più di 65 anni o sono invalidi;
  • da un solo familiare della persona invalida. Se, però, si tratta del figlio, entrambi i genitori lavoratori possono usufruire del permesso retribuito purché si alternino tra di loro.

Il permesso, invece, non può essere più utilizzato quando il disabile viene ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria, tranne nel caso di visite o terapie che hanno bisogno della presenza del familiare.

Permessi retribuiti per donazione del sangue o del midollo osseo

Il lavoratore che dona il sangue ha diritto ad un permesso retribuito pari all’intera giornata in cui è avvenuta la donazione. Chi, invece, dona il midollo osseo ha diritto ad ulteriori 24 ore di permesso retribuito (il datore di lavoro può chiedere il rimborso all’Inps).

E’ fondamentale, però, che il lavoratore avverta l’azienda nei termini previsti dal contratto nazionale di lavoro, che faccia il prelievo in un centro autorizzato e che, al suo rientro, porti al datore di lavoro un certificato.

Permesso retribuito per carica elettiva

E’ un diritto del lavoratore dipendente partecipare alla vita pubblica del suo paese o della sua città e, quindi, presentarsi alle elezioni amministrative oppure ricoprire un incarico in un qualsiasi altro ente istituzionale. In questo caso, ha diritto ad un permesso retribuito per partecipare alle sedute dell’ente che rappresenta (ad esempio ad un consiglio comunale) a queste condizioni:

  • il permesso copre il tempo necessario a raggiungere e partecipare alle sedute. Se queste vanno per le lunghe e si concludono dopo la mezzanotte (ci saranno i verbali ad attestarlo) il lavoratore ha diritto a restare a casa il giorno successivo a quello dell’inizio dell’assemblea;
  • il lavoratore non può assentarsi per più di 24 ore al mese o di 48 ore al mese se è un sindaco o un presidente dell’Amministrazione provinciale. In questi ultimi due casi, il dipendente può beneficiare di un permesso non retribuito di 24 ore al mese.

note

Autore immagine: 123rf.com

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