Donna e famiglia Può una compagnia navale rifiutarsi di imbarcare una donna incinta?

Donna e famiglia Pubblicato il 8 luglio 2017

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Una compagnia navale può rifiutarsi di imbarcare una gestante le cui condizioni di salute non siano ottimali per poter affrontare il viaggio.

La nave può rappresentare, per una donna incinta, il migliore mezzo di trasporto cui affidarsi per vacanze in pieno comfort (mal di mare escluso). Tuttavia, non sempre tutto fila liscio, e a volte le esigenze di relax possono scontrarsi con le ferree regole delle compagnie navali, delle quali occorre sempre leggere le condizioni generali di trasporto. In questo articolo vedremo se e quando una compagnia navale può rifiutarsi di imbarcare una donna incinta.

Prima di imbarcarsi bisogna munirsi di un certificato medico

La donna che ha superato il sesto mese di gravidanza (o, indipendentemente dal mese di gestazione, la donna la cui gravidanza sia gemellare, a rischio o con complicazioni) può imbarcarsi solo previa certificazione da parte di un medico, che ne attesti le buone condizioni fisiche e la capacità di affrontare il viaggio senza problemi (eventualmente, indicando anche la data presunta del parto).

Per alcune compagnie navali il certificato deve essere rilasciato non oltre le quarantotto ore precedenti la partenza (e ha valenza sia per viaggio di andata che per quello di ritorno). Altre compagnie marittime, molto meno rigorose, invece, accettano pure un certificato medico emesso una settimana prima della data del viaggio. L’imbarco non viene, in ogni caso, permesso alle donne in attesa che si prevede partoriranno nei sette giorni successivi alla partenza, o che abbiano partorito nei sette giorni precedenti alla partenza stessa.

Non ci sono, invece, problemi di sorta qualora a doversi imbarcare sia una donna incinta da meno di sei mesi (a meno che, come appena accennato, la gravidanza non sia a rischio, gemellare o con complicazioni).

Può una compagnia navale rifiutarsi di imbarcare una donna incinta?

Il comandante della nave può sempre decidere di negare l’accesso all’imbarcazione a una donna incinta le cui condizioni di salute, a suo indiscutibile parere, non siano idonee ad affrontare il viaggio in totale sicurezza, così come può revocare il permesso all’imbarco concesso in un primo momento, se sono venute meno le condizioni necessarie a portare a termine un viaggio in totale serenità per la gestante. Tuttavia, nel caso in cui venga proibito l’imbarco per un giustificato motivo, la compagnia navale potrà concedere il rimborso del biglietto. Qualora la gestante decida di imbarcarsi comunque, lo farà a suo rischio e pericolo, perché verrà ritenuta responsabile di ogni danno recato, oltre che a sé stessa, alla nave o a terzi, e non le spetterà alcun risarcimento.

Giova ricordare che qualche compagnia navale non accetta, addirittura, neppure prenotazioni da parte di donne che siano arrivate alla ventiquattresima settimana di gestazione!

Si può sempre disporre di un medico di bordo

Tutte le navi-traghetto, che siano abilitate al trasporto di cinquecento o più passeggeri, in servizio pubblico di linea la cui durata, tra scalo e scalo, sia pari o superiore a sei ore di navigazione, devono obbligatoriamente avere a bordo un medico [1], specializzato in medicina d’emergenza (purtroppo per la donna incinta, non in ginecologia) ed iscritto in un apposito elenco professionale.

note

[1] D.M. 13.06.1986.

Autore immagine: Pixabay.


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