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È reato locare un appartamento ad una prostituta?

19 Gennaio 2017


È reato locare un appartamento ad una prostituta?

> Business Pubblicato il 19 Gennaio 2017



Affittare un appartamento ad una prostituta è di per sé reato? Quando costituisce favoreggiamento e quando questa ipotesi è esclusa?

Locare un appartamento ad una prostituta, pur nella coscienza di quale sia l’attività esercitata da quella persona, non costituisce in sé reato.

Non si configura insomma il favoreggiamento alla prostituzione perchè la scelta del proprietario di locare il bene non è una collaborazione all’attività stessa. Perchè si verifichi il favoreggiamento è necessario che il locatore da quell’attività ottenga un beneficio o che egli, oltre a fornire la disponibilità dell’immobile e ad essere a conoscenza dell’attività che nello stesso immobile viene portata avanti, offra al conduttore anche degli ulteriori “benefit” o strumenti del mestiere, quali potrebbero ad esempio essere delle forniture di profilattici, o un servizio di ricezione ed accoglienza dei clienti.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione in una delle ultime sentenze di questi giorni [1], proseguendo lungo una linea giurisprudenziale che era stata da ultimo richiamata anche nel 2013 [2].

Prostituzione e locazione: il caso di specie

Il caso della locazione a prostitute è ritornato sulle cronache giudiziarie prendendo le mosse dall’ordinanza di rigetto della richiesta di riesame emessa dal Tribunale di Messina, a seguito di ricorso contro il sequestro preventivo di alcuni appartamenti in condominio.

Le indagini avevano difatti dimostrato che quegli appartamenti originariamente locati dal proprietario ad una ragazza, risultavano sublocati a ragazze straniere, non residenti, che utilizzavano detti locali per prostituirsi. Risultava anzi che alcune di esse venivano accolte personalmente dall’imputato.

Il fatto che i locali fossero privati e non aperti al pubblico determinava che lo stabile non fosse identificabile con una casa di prostituzione.

Per altro verso alcune circostanze specifiche, e in particolare: il fatto che la locazione non avesse finalità abitativa, la consapevolezza del sublocatore in merito all’utilizzo dei locali concessi in godimento a persone non residenti e le esose somme richieste per l’affitto (che risultavano molto più alte dei prezzi di mercato), facevano invece presupporre il reato di favoreggiamento e dunque il sequestro.

La Cassazione, chiamata a decidere sull’impugnazione del sequestro, rifiutava il ricorso definendo proprio in quell’occasione le caratteristiche specifiche della situazione formavano il reato, specificando quindi che in sé stessa la cessione in locazione, a prezzo di mercato, di un appartamento ad una prostituta, «anche se il locatore sia consapevole che la locataria vi eserciterà la prostituzione in via del tutto autonoma e per proprio conto, non integra il reato di favoreggiamento della prostituzione» e questo perchè la stipulazione del contratto non costituisce un aiuto per la prostituta, non è insomma un servizio specificatamente reso alla stessa per l’esercizio della sua professione.

Locazione a prostitute: reato se offri prestazioni accessorie

Ma il reato invece ricorre se «oltre al godimento dell’immobile, vengono fornite prestazioni accessorie che esulino dalla stipulazione del contratto ed in concreto agevolino il meretricio (come nel caso di esecuzione di inserzioni pubblicitarie, fornitura di profilattici, ricezione di clienti o altro, in particolare la prestazione di un «servizio aggiuntivo». Questo era ad esempio il caso del servizio di accoglienza da parte di una delle prostitute, alla quale il locatore aveva consegnato le chiavi dell’appartamento e dalla quale aveva ricevuto direttamente un canone di locazione del tutto differente da quello concordato con la formale conduttrice.

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note

[1] Cass. sent. n. 1773/2017.

[2] Cass. sent. n. 28754/2013.

Autore immagine: Pixabay.com


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