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Lo sai che? Quali rumori sono vietati in condominio?

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

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Quando scatta il reato di disturbo delle persone, quando invece il solo risarcimento del danno e quando infine i rumori sono consentiti: il caso del cane che abbaia, il locale sotto casa, lo stereo, la tv, le pulizie, ecc.

Schiamazzi di vicini maleducati o poco sensibili: esistono dei rumori vietati in condominio e altri invece tollerati o da tollerare? Può sembrare paradossale che una materia così delicata e che genera così tanto contenzioso nei palazzi quale appunto quella dei rumori del vicino è disciplinata da un solo articolo del codice civile [1]: una norma peraltro particolarmente generica, che lascia libero spazio all’interpretazione del giudice. Tale disposizione stabilisce genericamente che il proprietario di un immobile non può impedire i rumori del vicino «se non superano la normale tollerabilità, avuto riguardo anche alle condizioni dei luoghi». Questo significa che non esistono rumori vietati in condominio e altri invece consentiti;  ciò che conta è l’intensità degli stessi, rapportata alle condizioni concrete in cui essi si inseriscono. Questo significa che lo stesso rumore può generare fastidio e risultare intollerabile nelle ore notturne (si pensi al volume della televisione) e non  essere neanche avvertito nelle ore invece diurne; può essere considerato intollerabile in una zona residenziale o di campagna e, invece, pienamente lecito nel centro cittadino, caratterizzato da un’elevata soglia di rumore di fondo (generata dal traffico o dal vociare dei passanti). Insomma, mai come con i rumori in condominio si deve procedere in modo «casistico», ossia valutando la singola ipotesi. Ed è quello che faremo nel corso del presente articolo.

Fare le pulizie alle sei di mattino può costare un’incriminazione penale

Quando un rumore è intollerabile

Come abbiamo detto la legge non fissa una soglia di decibel oltre la quale il rumore si considera intollerabile e quindi vietato, ma rimette la valutazione al giudice il quale tiene conto degli elementi del caso concreto come:

  • intensità del rumore
  • orario del rumore
  • collocazione geografica dell’immobile
  • durata e ripetizione del rumore.

Per la Corte d’Appello di Cagliari [2] il limite di tollerabilità deve ritenersi superato quando i rumori abbiano un’intensità di oltre venticinque decibel per le camere da letto, e di oltre trenta decibel per gli altri ambienti. Per il Tribunale di Como [3] e per quello di Catania [4] il «principio da seguire per determinare la tollerabilità del rumore è quello del mancato superamento della soglia di tre decibel oltre il rumore di fondo»; criterio seguito anche dal Tribunale di Venezia [5].

Rumori in condominio: quale tutela?

Prima però di dire quali rumori sono vietati in condominio, dobbiamo fare una precisazione fondamentale in ordine alla tutela. Il vicino danneggiato può tutelarsi in due modi:

  • o con una denuncia alle autorità (carabinieri, polizia, Procura della Repubblica) per il reato di «disturbo del riposo delle persone»
  • oppure con una azione civile per il risarcimento del danno.

Se si sceglie la via penale si è sempre in tempo per chiedere anche il risarcimento.

Ma quando è possibile parlare di reato e quando, invece, siamo nell’ambito dell’illecito civile con conseguente impossibilità di procedere per le vie penali? Tutto dipende non già dall’intensità del rumore – che in entrambi i casi deve essere «intollerabile» per agire – ma dal numero di soggetti molestati. In particolare, se il rumore viene percepito solo da pochi condomini (ad esempio quello del piano di sopra, di sotto e il dirimpettaio) restiamo nell’ambito del civile e non si può procedere alla denuncia, né si possono chiamare i carabinieri nel cuore della notte. Viceversa, se il rumore disturba un numero indeterminato di persone, come ad esempio una parte consistente dei condomini dello stabile o quelli del quartiere, scatta il reato e, quindi, il procedimento penale.

Rumori in condominio: quali sono vietati e quali invece no

Individuiamo ora, sulla scorta delle ultime sentenze della giurisprudenza, quali rumori sono vietati in condominio. Come si è appena detto, siamo in presenza di una norma generica, per cui l’unico modo per rendere pratico il suo contenuto è andare a leggere cosa hanno scritto sino ad ora i giudici. Le sentenze hanno definito, caso per caso, qual è la soglia tollerabile e la tutela riconosciuta al vicino di casa molestato.

Rumori: c’è reato solo se si disturbano tante persone

Rumore di biglie

La prima sentenza che commentiamo è anche l’ultima in ordine cronologico. La Cassazione, qualche giorno fa [6], ha detto che il rumore di biglie dal piano di sopra, pur da considerare intollerabile – specie nelle ore notturne – non può far scattare il reato di «disturbo del riposo delle persone» [7]. La ragione è molto semplice: proprio perché sparse sul pavimento, le biglie generano un rumore percepibile solo per chi vive al piano di sotto e non anche per gli altri condomini. Insomma, l’intensità del rumore generato dalle biglie che rotolano non è un crimine, ma consente comunque di chiedere il risarcimento del danno.

La televisione

Il televisore ad alto volume integra il reato del «disturbo del riposo delle persone», norma che punisce chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309. Occorre però, secondo la Cassazione [8], che la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma la tranquillità di un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne lamenta e sporge denuncia. Per far scattare il reato può essere sufficiente anche un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo recante, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone. Nel caso concreto, il giudice di merito ha fondato la responsabilità penale del condòmino sulla scorta dell’intervento effettuato dai Carabinieri che, intervenuti nottetempo, hanno avuto la percezione di «un forte rumore causato dall’audio della televisione, così alto che dalla strada si distinguevano chiaramente le parole pronunciate nel programma tv». Il giudice può valutare la responsabilità del molestatore anche solo sulla base della testimonianza dei vicini.

Il locale sottoscala 

Il gestore di un discopub, una discoteca o di qualsiasi altro luogo di ritrovo è responsabile penalmente degli schiamazzi dei clienti rimasti fuori dal locale, sulla strada. Egli deve rispondere del reato di disturbo del riposo delle persone per il chiasso generato non solo all’interno, ma anche all’esterno dell’esercizio commerciale, in quanto suscettibile di molestare un numero indeterminato di persone. L’unico modo per il gestore di esonerarsi dalla responsabilità è di dimostrare di aver fatto di tutto per evitare gli schiamazzi tramite avvisi del personale oppure appositi cartelli diretti ai clienti. Consentire ai propri clienti di disturbare l’occupazione o il riposo delle persone può costituire reato [9] del quale il gestore di un locale è spesso ritenuto responsabile per il solo fatto che gli schiamazzi notturni sono direttamente legati all’esistenza del locale stesso. È dunque punibile per disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati dai clienti in sosta davanti al locale, essendo a lui imposto l’obbligo giuridico di controllare «anche con ricorso alle autorità» che la presenza nel locale non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica.

Lo stereo dell’autoradio

Lo stereo dell’autoradio, lasciato dal proprietario del mezzo ad alto volume, nel cuore della notte, è reato. La pratica del cosiddetto «car tuning» è stata espressamente sanzionata dalla Cassazione con recenti sentenze [10]. Leggi sul punto Tuning: alzare lo stereo a palla è reato.

La pizzeria al piano terra

Anche il gestore di una pizzeria è un condomino, nonostante il locale sia al piano terra dell’edificio. Questo significa che se il chiasso dei clienti supera la normale tollerabilità, il gestore del locale risponde del reato di disturbo del riposo delle persone. È quanto chiarito qualche giorno fa dalla Cassazione [11]. La Corte ha così confermato la pena dell’ammenda comminata al titolare di una pizzeria per non aver impedito schiamazzi e rumori da parte dei clienti, anche con abuso degli strumenti di diffusione di musica presenti nel locale, con disturbo degli abitanti del medesimo edificio e di quelli prossimi.

Anche nel caso di attività di commercio o di ristorazione svolte in ambito condominiale è pacifico che la produzione di rumori fa scattare il reato se idonea a turbare la quiete non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante ma di una parte più consistente dei condomini.

Il cane del vicino

Il capitolo «cane» è tra quelli più delicati: da un lato perché la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto del cane ad abbaiare, dall’altro però ciò non deve essere determinato dalla condotta del padrone, per aver lasciato solo l’animale o senza mangiare o per averlo innervosito. Una guida completa sull’argomento si può leggere in Se il cane del vicino abbaia e fa rumore. Addirittura di recente, la Cassazione ha detto che, laddove il proprietario sia costretto a lasciare solo l’animale per numerose ore al giorno, a causa dei propri impegni lavorativi, sussistendo il pericolo di reiterazione del reato di disturbo della quiete pubblica, si può chiedere il sequestro del cane del vicino che non ne vuol sapere di smettere di abbaiare e dare fastidio agli altri condomini [12].

Anche in questo caso, se il latrato del cane dà fastidio a un numero indeterminato di persone scatta il reato, altrimenti siamo nell’orbita della tutela civile. E a riguardo non si può fare a meno di distinguere a seconda di dove l’animale viene lasciato: se in una cuccia del giardino o in un cortile è più facile che il suo abbaiare venga percepito da più soggetti (il che fa scattare il penale); se invece dentro l’appartamento e si tratta di semplici guaiti (magari per via della dimensione dell’animale) si può chiedere tutt’al più l’insonorizzazione dell’appartamento e il risarcimento.

Se il padrone sta sempre fuori casa e lascia il cane solo ad abbaiare, le autorità procedono al sequestro dell’animale

Fare le pulizie

L’aspirapolvere e il rumore dello sbattere i tappeti è un rumore consentito in condominio o no? Tutto dipende da che ora iniziano le pulizie di casa. Secondo la Cassazione si può anche parlare di reato se i lavori domestici iniziano alle sei di mattina e gli schiamazzi vengono avvertiti da tutti i vicini [13].

Stereo alto

Se il rumore viene generato dal figlio del proprietario dell’appartamento per aver lasciato lo stereo alto, di sicuro scatta il risarcimento del danno cui dovranno provvedere i genitori. Ma attenzione: secondo la Cassazione [14], quando il volume della musica è così alto da essere sentito da gran parte dei condomini, così facendo scattare il “penale”, del reato rispondono anche i genitori del giovane. La responsabilità scatta perché non hanno saputo impartire al figlio una corretta educazione, rispettosa dei diritti altrui. Leggi sul punto Stereo alto, padre responsabile per il figlio.

Da che ora si può fare rumore in condominio?

Esiste un orario in cui è vietato fare rumore in condominio? Non lo dice la legge, ma può specificarlo il regolamento di condominio, stabilendo una soglia dei rumori più rigida di quella del codice civile (la normale tollerabilità). Ad esempio il regolamento potrebbe dire che, dalle 11 alle 6, è vietato qualsiasi rumore, con ciò abbassando il concetto di «normale tollerabilità» previsto dalla legge. In ogni caso, si ritiene che i rumori o i suoni provenienti da altre unità immobiliari si possano considerare di disturbo delle normali attività materiali e intellettuali quando superano il rumore di fondo riscontrabile in una data abitazione di oltre tre decibel [15].

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] C. App. Cagliari, sent. del 2.06.1993.

[3] Trib. Como, sent. del 21.05.1996.

[4] Trib. Catania, sent. del 13.12.2001

[5] Trib. Venezia ord. del 4.10.2004.

[6] Cass. sent. n. 30156/2017 del 15.06.2017.

[7] Art. 659 cod. pen.

[8] Cass. sent. n. 45616/2013 e n. 47298/2011.

[9] Cass. sent. n. 9633/2015.

[10] Cass. sent. n. 38155/2016.

[11] Cass. sent. n. 30189/17 del 16.06.2017.

[12] Cass. sent. n. 54531/16.

[13] Cass. sent. n. 48315/16 del 16.11.2016.

[14] Cass. sent. n. 53102/16 del 15.12.2016.

[15] casi. sent. n. 3000/1997.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 28 marzo – 16 giugno 2017, n. 30189

Presidente Ramacci – Relatore Andreazza

Ritenuto in fatto

1.-S.G. ha proposto ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Avellino di condanna alla pena dell’ammenda per il reato di cui all’art. 659 cod. pen. perché, in qualità di titolare della pizzeria (omissis) , mediante schiamazzi e rumori, prodotti dagli avventori del locale e da lui non impediti, ed abusando degli strumenti di diffusione di musica ad alto volume all’interno del predetto locale, disturbava le occupazioni e il riposo delle persone, in particolare degli occupanti del medesimo stabile ovvero di stabili viciniori.

2.-Con un primo motivo lamenta violazione di legge per aver il Tribunale fondato la responsabilità dell’imputato sulla base delle dichiarazioni rese da soggetti tutti residenti nello stesso palazzo, omettendo di considerare che ai fini della configurazione del reato è necessario che il disturbo sia arrecato ad un numero indeterminato di persone, e non ad una o più persone singole; nella specie, invece, sarebbe emerso che gli unici soggetti presuntivamente danneggiati dai rumori sarebbero stato solo i condomini occupanti i piani immediatamente superiori della palazzina.

3.-Con un secondo motivo lamenta la mancanza o manifesta illogicità della motivazione; dopo avere premesso che alla luce del capo d’imputazione il reato contestato sarebbe quello di cui al comma 1 dell’art. 659 cod. pen. mentre, alla luce della motivazione della sentenza, potrebbe farsi riferimento al comma 2 se non all’illecito amministrativo di cui all’art. 10, comma 2, della L. n. 447 del 1995, lamenta essere emerso che il disturbo alle persone era arrecato dai volumi alti del televisore in uso nel locale sicché la condotta sarebbe derivata da un’attività strumentale allo svolgimento di una professione o di un mestiere rumoroso a norma appunto del secondo comma dell’art. 659 cod. pen.; avrebbe dovuto dunque accertarsi se il televisore fosse strumento indispensabile per l’esercizio dell’attività autorizzata o meno; nel primo caso il giudice avrebbe poi dovuto valutare se la condotta si sostanziasse nel mero superamento dei limiti assoluti o differenziali fissati dalle leggi o dai decreti presidenziali in materia e, in forza del principio di specialità, dovesse essere qualificata come illecito amministrativo ai sensi dell’art. 9 L. n 689 del 1981 e non come contravvenzione.

Considerato in diritto

1.-Il primo motivo è manifestamente infondato.

Se è ben vero che, come reclamato dal ricorrente, la rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare (Sez.1, n. 47298 del 29/11/2011, dep. 20/12/2011, Iori, Rv. 251406), tanto che, in caso di attività che si svolge in ambito condominiale, è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio (da ultimo, Sez. 1, n. 45616 del 14/10/2013, dep. 13/11/2013, Virgillito ed altro, Rv. 257345)I nella specie, però, la sentenza impugnata ha chiaramente valorizzato, al fine di ritenere integrata la condotta, le testimonianze di persone abitanti in edifici adiacenti o in esercizi commerciali adiacenti al locale-pizzeria in oggetto in ordine alla produzione, per tutta la notte, e fino alle quattro – cinque del mattino, sia di rumori e di schiamazzi di avventori sia di musica ad alto volume.

Sicché, se anche il Tribunale afferma, in un passaggio della sentenza, che il reato sussisterebbe pur nell’ipotesi di disturbo della sola “tranquillità privata” (il che potrebbe indurre a far ritenere che anche una condotta non idonea a ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone sia rilevante), di fatto l’accertamento operato si è svolto in linea con i criteri probatori richiesti in coerenza con i requisiti oggettivi di sussistenza del reato.

2.-Anche il secondo motivo appare manifestamente infondato.

Premesso che la condotta come contestata in imputazione è chiaramente riferibile all’ipotesi del comma 1 dell’art. 659 cod. pen., non trattandosi di esercizio di mestiere intrinsecamente rumoroso bensì di “vociare” e schiamazzi prodotti dagli avventori e di musica prodotta da un televisore sintonizzato su apposito canale, va qui ribadito che risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne, poiché al gestore è imposto l’obbligo giuridico di controllare, anche con ricorso allo “ius excludendi” o all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica (da ultimo, tra le altre, Sez. fer., n. 34283 del 28/07/2015, dep. 06/08/2015, Gallo, Rv. 264501). E di ciò ha dato compiuto conto la motivazione della sentenza che ha confermato, anche nel riferimento ai tratti fattuali, l’indubbia riconducibilità della fattispecie di cui al comma 1 cit..

Ne consegue la manifesta infondatezza della censura giuridicamente fondata, invece, su di un presupposto (ovvero appunto il riferimento al comma 2 dell’art. 659 cod. pen.) non correttamente dedotto.

3.-In definitiva, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000 in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000 in favore della cassa delle ammende.


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1 Commento

  1. È del condomino che russa per tutta la notte. O della coppia che nel fare le effusioni si mettono a urlare e lanciare delle parolacce.

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