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Lo sai che? Che cos’è e chi deve pagare il ticket di licenziamento

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

Le aziende devono pagare un contributo all’Inps quando il licenziamento non dipende dal lavoratore. Serve a cofinanziare la Naspi. Ma ci sono delle eccezioni.

Il ticket di licenziamento è stato introdotto dalla Riforma Fornero [1] nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per cause diverse dalle dimissioni del dipendente e dalla risoluzione consensuale.

Si tratta di un contributo pagato dalle aziende all’Inps a sostegno del reddito di chi ha perso involontariamente la propria occupazione. Una forma per contenere la spesa dello Stato per il finanziamento della Naspi e, forse, anche per scoraggiare le sistematiche riduzioni del personale.

Quando va pagato il ticket di licenziamento

La tassa o ticket di licenziamento va pagata, dunque, dalle aziende nei casi in cui l’interruzione di un rapporto di lavoro dia diritto al dipendente licenziato alla Naspi, l’indennità di disoccupazione, perché lasciato a casa per cause indipendenti dalla sua volontà.

Non c’è alcuna distinzione tra contratto a tempo pieno o part time

Quindi, il ticket di licenziamento va pagato in caso di:

  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo;
  • licenziamento del lavoratore a chiamata;
  • dimissioni del dipendente per giusta causa;
  • dimissioni della lavoratrice durante il periodo di maternità;
  • mancata conferma di un apprendista al termine del periodo di formazione;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dopo una conciliazione obbligatoria presso la Direzione territoriale del lavoro (Dtl);
  • licenziamento collettivo senza accordo sindacale.

Il ticket di licenziamento non va pagato invece in caso di:

  • dimissioni volontarie del lavoratore;
  • scadenza di un contratto a termine;
  • risoluzione consensuale non a seguito di conciliazione obbligatoria;
  • licenziamento di:
    • collaboratori domestici;
    • lavoratori assicurati all’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti);
    • operai agricoli;
    • operai extracomunitari stagionali;
  • decesso del lavoratore;

Ticket di licenziamento: come si calcola e quanto si paga

Il ticket di licenziamento viene calcolato in base ai mesi di anzianità in azienda (comprese le frazioni di mesi superiori ai 15 giorni).

In caso di interruzione di un rapporto di lavoro che dà diritto alla Naspi, il datore di lavoro deve versare il 41% del massimale mensile di Naspi per ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi 3 anni.

Attualmente il contributo è pari a 489,95 euro per ogni anno lavorato dal dipendente fino ad un massimo di 1.469,85 euro per rapporti di durata pari o superiore a 36 mesi.

Licenziamento collettivo senza accordo sindacale: ticket moltiplicato per 3

Se la risoluzione del rapporto di lavoro è frutto di un licenziamento collettivo senza un accordo sindacale, il ticket di licenziamento viene moltiplicato per 3, penalizzazione simile a quella prevista fino al 31.12.2016 per la procedura di mobilità. Si raggiungerebbero, quindi i 4.409,55 euro in 3 anni.

Oltretutto, il ticket di licenziamento va versato in un’unica soluzione, non essendo ammessa la rateizzazione. Il pagamento deve essere effettuato entro il giorno 16 del secondo mese successivo al licenziamento.

L’addio alla mobilità

Dal 1 gennaio 2017 è stata abrogata l’indennità di mobilità. Se, fino a quella data, il datore di lavoro doveva pagare una tassa per l’iscrizione del lavoratore alle liste di mobilità [2], oggi quella tassa viene sostituita dal ticket di licenziamento che aiuta a finanziare la Naspi, unico ammortizzatore sociale rimasto per chi perde il lavoro a tempo indeterminato.

Viene così applicato il principio espresso nella Riforma Fornero secondo cui le aziende devono assolvere la contribuzione ogniqualvolta la risoluzione del rapporto di lavoro comporto per il dipendente il diritto alla Naspi, a prescindere dal fatto che il lavoratore la percepisca o meno [3].

Esenti i licenziamenti per cambio d’appalto o fine cantiere.

Come per quello sanitario, anche il ticket di licenziamento prevede delle esenzioni.

Oltre ai casi già citati prima in cui le aziende non devono effettuare il pagamento del contributo, l’esenzione comprende i casi di licenziamento per cambi di appalto (con conseguente riassorbimento dei lavoratori cessati da parte del nuovo appaltante) o per fine cantiere nel settore edile.

Nel primo caso rientrano quelle aziende che hanno ricevuto un appalto per pulizie, vigilanza, ristorazione, ecc. e che, ad un certo punto, devono cedere l’appalto (e i dipendenti) ad un’altra impresa. Se, però, i lavoratori licenziati non vengono riassorbiti da chi subentra all’appalto, il ticket di licenziamento andrà pagato.

Per quanto riguarda il settore edile, sono esenti dal ticket di licenziamento le imprese che lasciano a casa i dipendenti per fine lavori, cioè per chiusura cantiere. Si tratta di licenziamenti legittimi nel caso in cui il titolare dell’impresa riesca a provare che non è in grado di utilizzare quei dipendenti in altre attività, compresi altri cantieri in cui è impegnato.

note

[1] Legge n. 92/2012.

[2] Art. 5, co. 4,5 e 6, legge n. 223/1991.

[3] Ex art. 2, co. 31, legge n. 92/2012.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Sono una piccola commerciante,io e mio marito andiamo un piccolo negozio alimentari ,in questi anni passati per via di due gravidanze ho dovuto assumere una ragazza.
    oggi per via della crisi e del basso reddito non possiamo più permetterci una dipendente quindi dobbiamo licenziata.solo che abbiamo scoperto che oltre al tfr do
    bbimo dare non so quanti soldi allo stato (naspi) perché giustamente la dipendente non è consenziente.
    Ora mi spiegate voi se io non ho soldi per mantenere una dipendente e già devo fare i sacrifici per pagare il TFR dove prendo i soldi da dare allo stato? A é vero posso sempre dire hai miei figli che da domani non si mangia più ,non si cade più malati e non ce posto per visite mediche apparecchi per i denti visite ochlistche ecc.

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