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Lo sai che? Rinuncia tardiva all’eredità e debiti tributari del defunto

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

La rinuncia all’eredità salva dai debiti fiscali del defunto anche se tardiva: spetta al Fisco dimostrare che la rinuncia non è valida.

La rinuncia dell’eredità, anche se tardiva, impedisce che il chiamato all’eredità possa rispondere dei debiti tributari del defunto, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere una accettazione implicita dell’eredità, ma ciò deve essere provato dall’Amministrazione Finanziaria.

È quanto chiarito da una recente sentenza della Cassazione [1].

Non si diventa eredi e, quindi non si succede nei crediti e debiti del defunto, né con la mera chiamata all’eredità, né con la denuncia di successione trattandosi di un atto di natura meramente fiscale (vedi: La denuncia di successione non è accettazione dell’eredità).

La qualità di erede si acquista soltanto con l’accettazione dell’eredità, espressa o tacita.

In ipotesi di debiti di natura tributaria, pertanto, l’accettazione dell’eredità è una condizione imprescindibile affinché il Fisco possa rivolgersi al chiamato all’eredità. Non può ritenersi in ogni caso obbligato chi abbia rinunciato all’eredità.

Dato che l’accettazione (espressa o tacita) dell’eredità è il presupposto perché si possa rispondere dei debiti ereditari, una eventuale rinuncia, anche se tardivamente proposta, esclude che possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari il rinunciatario, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere una accettazione implicita dell’eredità.

Termini per la rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità deve avvenire entro i seguenti termini [2]:

  • se si è in possesso di beni ereditari: entro tre mesi dal decesso;
  • se non si è in possesso dei beni ereditari: fino alla prescrizione del diritto (10 anni).

La rinuncia all’eredità ha effetto retroattivo, pertanto, chi rinuncia è considerato come se non fosse stato mai chiamato.

Tuttavia, la rinuncia oltre i termini sopra indicati, legittima il Fisco a notificare l’avviso di accertamento al rinunciatario, il quale deve costituirsi in giudizio per opporre la rinuncia. In quel caso spetterà al Fisco dimostrare che il contribuente è decaduto dal diritto di rinunciare.

Se si rinuncia all’eredità oltre i termini di legge

Un atto di rinuncia tardivo, effettuato senza le formalità stabilite dalla legge perché sia opponibile all’Amministrazione finanziaria, determina la conseguenza che quest’ultima è legittimata a notificare al contribuente rinunciatario gli atti impositivi.

Se il contribuente oppone la rinuncia, l’onere di provare la qualità di erede ricade sull’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente è tenuto a costituirsi in giudizio per far valere il proprio difetto di legittimazione passiva, e quindi la sua estraneità ai debiti tributari del de cuius. Mentre l’Amministrazione finanziaria, se vuole far valere la pretesa fiscale, è onerata della prova che il contribuente è decaduto dal diritto di esercitare una valida rinuncia, ad esempio per aver posto in essere atti incompatibili con la volontà di rinunciare che siano concludenti e significativi della volontà di accettare l’eredità.

note

[1] Cass. sent. n. 8053/2017.

[2] Art. 458 cod. civ.


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