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Lo sai che? Si può licenziare per fatti commessi fuori dal lavoro?

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

Cassazione: lecito il licenziamento per giusta causa di un dipendente per un comportamento illecito da questi posto fuori dall’orario di lavoro se contrario alle norme dell’etica.

Il dipendente non può ledere l’immagine dell’azienda in cui lavora. Ciò vale anche quando ha finito il servizio, ossia nel corso della restante parte della giornata. Con la conseguenza che, sebbene fuori dal lavoro, commette dei reati che anche indirettamente compromettono gli interessi e il decoro del datore, può essere licenziato. Secondo l’orientamento sposato dalla Cassazione e da ultimo ribadito in una recente sentenza [1], si può quindi licenziare un dipendente per fatti commessi fuori dal lavoro. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere quando il provvedimento espulsivo è legittimo sebbene i comportamenti attengano non all’ambito lavorativo, ma alla vita privata.

Che significa che si può licenziare un dipendente per fatti estranei al lavoro? Chi ha letto l’articolo Si può licenziare un dipendente condannato penalmente? avrà già un’idea piuttosto chiara. In ogni caso qualche esempio riuscirà meglio di tante parole a illustrare il concetto. Immaginiamo il dipendente di una banca condannato per aver prestato del denaro con usura; o l’addetto alla manutenzione degli impianti di energia elettrica che viene pescato dalla polizia nell’essersi allacciato abusivamente alla rete; si pensi all’insegnante sorpreso a spacciare droga; al dipendente di una ditta di sorveglianza processato in un processo per corruzione. In tutti i casi in cui il dipendente viene condannato per reati particolarmente gravi che, sebbene commessi fuori dal lavoro, possono compromettere l’immagine dell’azienda o la fiducia che i clienti hanno nel personale di quest’ultima, il licenziamento in tronco è più che legittimo.

Si può licenziare chi commette un reato grave fuori dal lavoro se ciò lede l’immagine dell’azienda

Secondo la sentenza in commento il datore di lavoro, per giustificare il licenziamento per fatti commessi fuori dal lavoro, si può limitare a dimostrare il fatto in sé, ossia i comportamenti che hanno leso in modo definitivo il rapporto di fiducia tra il dipendente e l’azienda. L’importante è che tale condotta possa avere un riflesso, anche solo potenziale, ma oggettivo, sulla funzionalità del rapporto, in modo cioè da compromettere le aspettative di un futuro e puntuale adempimento della prestazione lavorativa. Rilevano quindi le specifiche mansioni svolte dal dipendente (ad esempio: l’addetto alla sicurezza trovato a spacciare droga; il responsabile di una ditta di traslochi condannato per furto; il dipendente delle poste che abbia riportato una condanna penale per riciclaggio di denaro sporco, ecc.). Insomma, quando il tipo di reato, in relazione alle particolari attività svolte dal dipendente, è tale da far ritenere che questi non potrebbe eseguire al meglio e in modo onesto e limpido i compiti a cui è preposto il licenziamento è legittimo. Non rileva che il dipendente, all’interno del proprio lavoro, si sia comportato sempre in modo onesto: è la potenzialità del danno che giustifica il licenziamento. Si deve comunque trattare di un comportamento che, sebbene per fatti commessi fuori dal lavoro, deve essere di particolare gravità, in quanto contrario alle norme dell’etica e del vivere comune, tanto da connotare la figura morale del lavoratore.

In sintesi, quando un comportamento commesso fuori dal lavoro contrasta con le norme della comune etica e con i doveri del dipendente, può scattare il licenziamento per giusta causa.

note

[1] Cass. sent. n. 13197/2017.


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