HOME Articoli

Lo sai che? A chi spetta rimuovere l’amianto da un immobile?

Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 20 giugno 2017

Controllo, manutenzione, rimozione e bonifica di eternit gravano sul proprietario. L’obbligo di censimento e denuncia. Ma se l’immobile è in locazione?

Dovrebbe essere un materiale ormai sparito dalla circolazione ma, purtroppo, in molti edifici sono presenti componenti che contengono amianto: tettoie o coperture su tetti e pareti di piccoli o grandi fabbricati costruite in eternit, un materiale che contiene amianto e che, proprio perché nocivo per l’uomo (può provocare dei tumori) è stato dichiarato fuori legge 25 anni fa [1].

Purtroppo, però, non sempre il proprietario di un immobile si prende la briga di smantellare le parti dell’edificio contenenti amianto. Per pigrizia, per i costi o, semplicemente, perché non gli interessa. Eppure tocca a lui, e soltanto a lui, eseguire l’attività di bonifica. Se rimaneva qualche dubbio, lo ha chiarito il Tar della Lombardia, con una sentenza [2] in cui ha stabilito che a gestire l’amianto di un immobile ci deve pensare il proprietario, in quanto la bonifica riguarda lo stato dell’edificio e non l’attività commerciale che si svolge all’interno.

E’ il nuovo proprietario e non quello vecchio a dover rimuovere l’amianto

Per essere ancora più chiari: se oggi compro un capannone industriale con le tettoie in eternit (quindi con la copertura in amianto), non posso pretendere che ne risponda il vecchio proprietario per l’eventuale rimozione e la bonifica. Il capannone è mio, la parte strutturale mi riguarda, ci devo pensare io.

Il censimento obbligatorio degli edifici con amianto

Ogni Regione è tenuta a censire i siti che contengono delle parti in eternit, quindi anche amianto, così come deve predisporre dei piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

Quando è obbligatorio il censimento di questi siti? Quando si parla di edifici pubblici, locali aperti al pubblico, immobili di utilizzazione collettiva (come, ad esempio, una scuola o un ospedale) e blocchi di appartamenti, cioè condomini.

Il censimento è, invece, facoltativo – a meno che le disposizioni regionali dicano il contrario – per le singole unità, anche se l’Asl o il Comune interessati possono in qualsiasi momento chiedere delle informazioni, documenti alla mano, sulla presenza di componenti in amianto in un immobile e sull’eventuale esigenza di rimuoverli.

L’amianto nuoce gravemente alla salute

I proprietari degli immobili che hanno una tettoia, un tetto o una qualsiasi copertura in eternit sono obbligati a presentare denuncia all’Asl, cioè a segnalarne la presenza alle autorità sanitarie locali. Naturalmente, l’obbligo spetta anche ai responsabili degli enti statali: il dirigente scolastico sarà tenuto a segnalare la presenza di amianto nel suo istituto, così come il responsabile di un ufficio pubblico deve fare altrettanto (l’ufficio provinciale del lavoro, la Prefettura, l’Inps, la stessa Asl, ecc.).

Fatta la denuncia, viene predisposto un programma di controllo e di manutenzione gestito e coordinato da un responsabile nominato ad hoc. Tra i suoi compiti, quello di certificare dove si trova l’amianto e, di conseguenza, predisporre delle misure di sicurezza ed informare chi occupa quello stabile della presenza di questo materiale, dei rischi che comporta e di come evitare eventuali danni alla salute.

Questo processo porta a due tipi di risultati:

  • l’amianto è in buone condizioni: non c’è obbligo di rimozione ma sì di controllo e di manutenzione;
  • l’amianto non è in buone condizioni (specialmente se sgretolato): servono rimozione e bonifica.

Come avvengono la rimozione e la bonifica dell’amianto

Come abbiamo appena visto, una qualsiasi copertura realizzata in eternit e, quindi, contenente amianto, deve essere rimossa obbligatoriamente solo se presenta qualche fonte di rischio. Ad esempio, se con il passare del tempo temporali e grandine l’hanno in parte sbriciolata: se l’eternit viene reso friabile, rilascia nell’aria delle microfibre molto nocive per la salute dell’uomo.

Se l’amianto è danneggiato va obbligatoriamente rimosso

Altrimenti si possono eseguire altri interventi come l’incapsulamento o la sovracopertura. Attenzione, però: il semplice cittadino non può eseguire questo tipo di interventi, come nemmeno la rimozione: il lavoro deve essere fatto da ditte specializzate ed autorizzate, iscritte all’Albo nazionale dei gestori ambientali, che provvedono sia alla rimozione sia allo smaltimento della tettoia in eternit o di qualsiasi altra copertura contenente amianto [3].

La responsabilità del controllo e della manutenzione delle coperture in amianto gravano soltanto sul proprietario dell’immobile, anche se lo è diventato il giorno prima: il fatto che il vecchio proprietario non ne avesse avuto cura non esonera quello nuovo dai suoi obblighi di sorveglianza e di intervento, se ce ne fosse bisogno [4].

E’ importante controllare lo stato dell’amianto prima di acquistare un fabbricato

Che succede se l’immobile contenente amianto è in locazione

Locatario o locatore? A chi spetta il controllo, la manutenzione ed, eventualmente, la rimozione delle parti dell’immobile contenente amianto?

Qualche delucidazione ce la dà il Tar della Lombardia [2]. Punto primo: quando il locatario, cioè chi occupa l’immobile, ha assunto contrattualmente i doveri di ordinaria e di straordinaria amministrazione, sarà suo compito occuparsi della presenza dell’amianto. Ma, nel momento in cui il contratto di locazione si risolve, l’onere ricade sul proprietario dell’immobile. Questo perché, come detto all’inizio, l’attività di bonifica non dipende dall’attività svolta all’interno ma dallo stato di conservazione dell’immobile.

Se a capo dell’immobile c’è un curatore fallimentare

La tipica «grana» di chi abbandona un capannone perché l’attività è fallita e lascia il tutto nelle mani di un curatore fallimentare. Che succede in questo caso? Sulle spalle di chi cade la responsabilità (cioè la «grana» in questione) di farsi carico di eventuali bonifiche di amianto? Su quelle del curatore o su quelle di chi ha lasciato l’area in quelle condizioni, cioè dell’impresa che è fallita?

Qui l’orientamento espresso dalla giurisprudenza è piuttosto discordante. C’è chi, come il Consiglio di Stato, ritiene che il curatore sia un mero amministratore di un fallimento e non l’erede dell’azienda saltata per aria. Che, cioè, debba occuparsi soltanto di far quadrare i conti per dare ai creditori la loro parte, senza altre incombenze che non gli spettano, come quella che riguarda la tutela sanitaria degli stabili [5].

C’è, invece, chi, come alcuni tribunali amministrativi regionali, opta per un ruolo più esteso del curatore, al quale si potrebbe chiedere la responsabilità della presenza di amianto o perché autorizzato dal giudice fallimentare ad occuparsene oppure perché può avere una responsabilità esclusiva nell’abbandono dei rifiuti di amianto [6].

Cosa fare se il vicino ha la copertura in amianto e non lo segnala

Senza dover per forza entrare in guerra con il dirimpettaio, se il vicino ha la tettoia in eternit, e quindi contenente amianto e magari danneggiata, ma non lo segnala come d’obbligo alle autorità sanitarie, basta rivolgersi all’Asl oppure, anche via Internet ed in forma anonima, ad uno dei siti delle tante associazioni che si occupano di questo problema. La segnalazione può essere fatta anche ai Vigili urbani o al Nucleo ecologico e tutela ambientale dei Carabinieri. Sul web, inoltre, è possibile trovare il modulo di esposto-denuncia per presenza di amianto. Come detto, è possibile fare la segnalazione in forma anonima, per non entrare subito in conflitto con il vicino, ma se riporta la firma e le generalità del denunciante e più probabile che venga considerata attendibile.

Ricevuta la segnalazione, l’Asl contatta l’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), la quale eseguirà gli opportuni test per rilevare l’eventuale presenza di amianto nell’aria e la sua quantità. Si deciderà, a questo punto, come intervenire sulla tettoia o sulla copertura in amianto.

note

[1] Legge n. 257/1992.

[2] Tar Lombardia, sent. n. 572/2017.

[3] DM del 6 settembre 1994.

[4] Tar Toscana, sez. II, sent. n. 1973/2012.

[5] Cons. Stato, sent. n. 3274/2014 e n. 3885/2009.

[6] Tar Lombardia, sent. n. 38/2017 e Tar Friuli Venezia Giulia, sent. n. 441/2015.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Buona sera.
    Vista l’importanza sulla salute, che tempi ci sono dal sopralluogo alla bonifica o smaltimento?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI