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Come scoprire se l’ex marito evade il fisco per non pagare gli alimenti


Come scoprire se l’ex marito evade il fisco per non pagare gli alimenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 giugno 2017



Dagli estratti della carta di credito al saldo del conto corrente, dalla titolarità di immobili ad eventuali assunzioni in società estere: sono tanti i modi per scoprire che l’ex marito sta evadendo il fisco per apparire più povero e non pagare il mantenimento.

Che fare se l’ex marito guadagna di più di quanto dichiara e, così facendo, nasconde i propri redditi al giudice che deve quantificare l’assegno di mantenimento alla moglie? Se la moglie, nel corso del giudizio di separazione, si trova a doversi confrontare con una dichiarazione dei redditi, presentata dal coniuge, di gran lunga inferiore rispetto al tenore di vita che questi sostiene – e che a lei è ben noto – come può difendersi? In altre parole come scoprire se l’ex marito evade il fisco per non pagare gli alimenti (o più correttamente detto «mantenimento»)? Così come esistono tanti metodi (leciti) per non pagare l’assegno di mantenimento all’ex moglie, la giurisprudenza ha trovato anche alcune soluzioni per poter scoprire le bugie degli evasori. E qualche suggerimento arriva da una recente sentenza del tribunale di Roma [1]. Ma procediamo con ordine.

Quali sistemi legali per non pagare l’assegno di divorzio?

Nonostante la Cassazione abbia di recente cambiato i criteri di quantificazione dell’assegno di divorzio, stabilendo che lo stesso non deve più mirare a garantire lo stesso tenore di vita che aveva la moglie durante la convivenza bensì solo l’autosufficienza economica, è sempre lotta, nelle cause di separazione e divorzio, per la quantificazione del mantenimento. Così, numerosi avvocati hanno elaborato delle strategie per occultare (in modo lecito) i patrimoni degli uomini che si separano e non vogliono rimanere “al verde”. Gli strumenti sono variegati. Uno di questi, almeno per chi possiede beni immobili, è il trust: si tratta dell’intestazione di case e terreni a un fiduciario – una sorta di prestanome – con il compito di amministrarli, in modo da farli uscire dal proprio patrimonio. C’è anche il caso del dirigente che lavora per una multinazionale e chiede di essere assunto dalla società madre estera, rendendo così molto più difficile il pignoramento di 1/5 dello stipendio.

Conferendo gli immobili in un trust l’ex marito riesce a occultarne l’esistenza

Come scoprire se l’ex marito guadagna di più di quello che dichiara

Chi è ricco e vuol apparire povero commette quasi sempre un errore: quello di continuare a vivere come ricco (o quantomeno come benestante). Questo significa che la sua carta di credito registrerà una serie di spese per viaggi, carburante, acquisto di auto o di strumenti tecnologici non in linea con il reddito medio; il conto in banca sarà in attivo e all’Agenzia del territorio risulteranno a intestati beni immobili. Ebbene, secondo la giurisprudenza ciò che conta non è tanto la dichiarazione dei redditi dell’ex marito, che potrebbe denunciare un reddito inferiore rispetto a quello effettivamente percepito (in nero), ma il tenore di vita. Ciò significa che il giudice, oltre al potere di delegare «indagini alla polizia tributaria», per far accertare eventuali illeciti fiscali e redditi nascosti, può chiedere al marito di produrre in giudizio tutta una serie di documenti in grado di smascherare le sue bugie. Ed è proprio la sentenza in commento a suggerire cosa fare per dimostrare che l’ex guadagna di più di quanto dichiara al fisco. Ad esempio, il primo sistema è quello di chiedere l’estratto del conto corrente personale, professionale o d’impresa, che potrebbe rivelare un saldo particolarmente elevato, incompatibile col reddito. Il tribunale può ordinare inoltre di esibire l’estratto delle operazioni effettuate con la carta di credito che denudano le spese cospicue sostenute nel tempo. Ed anche una visura catastale potrebbe arricchire il quadro probatorio nel momento in cui riveli la titolarità di immobili, acquisiti evidentemente con proventi in nero.

Il giudice può delegare la polizia tributaria per effettuare indagini sui redditi effettivi dell’ex marito

Nel caso di specie, l’entità delle uscite emerse dagli estratti di conto corrente bancario e dalla carta di credito depositata in atti ha dimostrato come il marito avesse una capacità di spesa e di acquisto del non in linea con quella dichiarata all’Agenzia delle Entrate.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 11194/17 del 1.06.2017.

Autore immagine: 123rf com

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