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L’estratto di ruolo è prova del credito fiscale

21 giugno 2017


L’estratto di ruolo è prova del credito fiscale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 giugno 2017



L’Agente della riscossione dimostra il proprio credito e la competenza del giudice adito solo depositando l’estratto di ruolo che è una esatta riproduzione delle cartelle notificate.

All’Agente della Riscossione basta depositare in giudizio l’estratto di ruolo per dimostrare il proprio credito; ed è sempre dall’estratto di ruolo che il giudice, individuando la natura del credito stesso, può comprendere se è competente o meno. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che, inserendosi nell’annoso dibattito sulla validità di tale documento, propende per la tesi secondo cui l’estratto di ruolo è prova del credito fiscale.

Non è la prima volta che le aule dei tribunali si pronunciano sulla possibilità per l’Agente della Riscossione di limitarsi a produrre l’estratto di ruolo come prova dei propri diritti azionati mediante il pignoramento, in assenza delle cartelle notificate. Eppure la stessa giurisprudenza ha detto che il fisco deve conservare le copie delle cartelle, che assume aver consegnato al contribuente, non solo per il termine di dieci anni (termine entro il quale al cittadino è consentito chiderne visione con l’accesso agli atti) ma fino a quando non ha proceduto alla effettiva riscossione, pena la nullità del procedimento. Ma procediamo con ordine e vediamo come e quando l’estratto di ruolo è prova del credito fiscale. A tal fine facciamo un esempio che meglio spiegherà le implicazioni di tale principio.

L’estratto di ruolo è una fedele riproduzione della cartella di pagamento

Immaginiamo che una persona riceva, sul più bello e senza preavvisi, il pignoramento di un quinto dello stipendio da parte del fisco. Nel chiedere chiarimenti, all’ufficio della riscossione gli viene detto che, a suo tempo, gli erano state notificate tre cartelle esattoriali che, però, lui assume di non aver mai ricevuto. Così si fa rilasciare un estratto di ruolo e nota, peraltro, che si tratta di imposte in parte già versate e in parte da lui non dovute. Così propone opposizione all’esecuzione forzata deducendo innanzitutto la nullità della procedura per difetto di notifica degli «atti prodromici», ossia delle cartelle; in secondo luogo, entrando nel merito delle richieste avanzate dall’Agente della riscossione, sostiene che il debito non è dovuto. Si costituisce in causa il fisco, depositando un estratto di ruolo per dimostrare la natura del proprio credito e la competenza del giudice tributario a decidere sulle questioni sollevate dal cittadino. Il ricorrente però si oppone sostenendo che l’estratto di ruolo non può essere una valida prova. Chi dei due ha ragione? Secondo la sentenza in commento, l’estratto di ruolo è prova del credito fiscale.

L’estratto di ruolo – dice la Cassazione – è la fedele riproduzione della parte del ruolo relativa alla o alle pretese creditorie azionate verso il debitore con la cartella esattoriale, contenente tutti gli elementi essenziali per identificare la persona del debitore, la causa e l’ammontare della pretesa. Ne deriva che esso costituisce idonea prova dell’entità e della natura del credito portato dalla cartella esattoriale ivi indicata, anche ai fini della verifica della natura tributaria o meno del credito azionato e quindi della verifica della giurisdizione del giudice adito.

Sono necessarie però due importanti precisazioni a completamento dell’esempio appena fatto. Il primo: il contribuente che vuol fare opposizione contro l’estratto di ruolo per omessa notifica delle cartelle ivi indicate ha 60 giorni di tempo dal rilascio di tale documento per rivolgersi al giudice. Tanto è stato chiarito due giorni fa dalla stessa Cassazione. Sul punto leggi Cartella esattoriale non notificata: entro quanto tempo va impugnata?

Il secondo: per vincere l’eccezione di difetto di notifica delle cartelle, al fisco non basta ovviamente produrre l’estratto di ruolo, ma dovrà anche provare l’avvenuta notifica con copia delle relazioni del messo comunale o gli avvisi di ricevimento delle raccomandate. Non conta il fatto che la legge stabilisca che l’esattore ha il dovere di conservare tali documenti solo per dieci anni poiché tale termine si riferisce invece al dovere di consentirne la visione al cittadino che presenti domanda di accesso agli atti amministrativi. Sul punto leggi l’articolo Accesso agli atti di Equitalia: la cartella va conservata per 10 anni.

note

[1] Cass. ord. n. 15315/2017.

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