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Mansioni difficili? Periodo di prova più lungo

21 Giugno 2017 | Autore:
Mansioni difficili? Periodo di prova più lungo

Se le mansioni affidate al lavoratore sono particolarmente difficili il periodo di prova può essere più lungo del solito. Le disposizioni dei contratti collettivi non sono inderogabili.

Molto spesso, quando si fa un colloquio di lavoro, viene riferito al candidato che sarà assunto solo dopo un periodo di prova. Si tratta di un arco di tempo che serve al datore di lavoro ma anche al lavoratore: il primo può verificare le capacità e potenzialità del lavoratore, quest’ultimo le condizioni lavorative e retributive che il contratto prospetta. Insomma, sia l’uno che l’altro potranno capire se la collaborazione è conveniente o meno. Ma quanto dura il periodo di prova? Secondo il Tribunale di Messina [1], un periodo di prova più lungo del previsto è legittimo quando la particolare complessità delle mansioni affidate al lavoratore renda necessario, ai fini di un loro valido esperimento e nell’interesse di entrambe le parti, un periodo più lungo di quello ritenuto congruo per i casi normali [2]. In estrema sintesi: mansioni difficili? Periodo di prova più lungo.

Il periodo di prova serve a testare la convenienza del rapporto di lavoro

Periodo di prova: cos’è?

Come dicevamo, quindi, il periodo di prova serve al datore di lavoro e al lavoratore per verificare la reciproca convenienza della prestazione lavorativa. Può essere previsto nel contratto a tempo indeterminato e determinato, nel contratto di apprendistato e di inserimento e anche nei confronti dei lavoratori disabili, a condizione, in quest’ultima ipotesi, che la prova faccia riferimento alle residue capacità lavorative del soggetto e a mansioni compatibili con il suo handicap.

Secondo il codice civile [3], deve essere previsto nel contratto in forma scritta: se così non fosse, il rapporto si considera instaurato fin dall’inizio come definitivo. Inoltre, la relativa clausola deve essere sottoscritta da entrambe le parti prima dell’inizio del rapporto di lavoro.

Durante il periodo di prova, il lavoratore può essere licenziato o – meglio – il datore di lavoro può recedere da un rapporto che non è ancora formato. Anche il lavoratore può farlo senza preavviso.

Periodo di prova: è pagato?

Anche se il rapporto di lavoro durante questo periodo è in formazione, il dipendente comunque svolge un’attività che deve essere retribuita.

La durata del periodo di prova è stabilita dai CCnl

Periodo di prova: quanto dura?

La durata del periodo di prova dipende da quanto previsto dal contratto collettivo nazionale (Ccnl) che stabilisce le regole di riferimento per i lavoratori di una certa categoria e a seconda del livello di inquadramento: ad esempio, per le commesse si applica il contratto Commercio e Servizi che prevede, nel caso di 5° e 6° livello, un periodo non superiore ai 45 giorni. Se il Ccnl non provvede, ci pensa la legge che ne fissa la durata massima in 6 mesi per dirigenti e impiegati di prima categoria e 3 mesi per le altre categorie impiegatizie, viaggiatori e piazzisti [4].

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha specificato che le disposizioni del Ccnl relative alla durata del patto di prova non sono inderogabili e una maggiore durata della prova è sicuramente ammessa quando la particolare complessità delle mansioni affidate al lavoratore la renda necessaria.


note

[1] Trib. Messina sent. n. 1795 del 23.11.2016.

[2] Cass. 8295 del 19.06.2000.

[3] Art. 2096 cod. civ.

[4] Art. 4, R.D. n. 1825 del 13.11.1924.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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