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Come chiedere il risarcimento al lavoratore inadempiente?

21 giugno 2017 | Autore:


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Il datore può chiedere il risarcimento di un danno ad un lavoratore se prima non adotta un provvedimento disciplinare nei suoi confronti?

Qualche volta può succedere che un lavoratore, nello svolgimento delle proprie mansioni provochi un danno economico all’azienda per cui lavora. Va da sè che il datore di lavoro ha diritto a un risarcimento. Ma, come potrà fare? In altri termini come chiedere il risarcimento al lavoratore inadempiente? Possono esserci diversi sistemi che possono andare dalla trattenuta in busta paga alla vera e propria richiesta di una somma, ma la domanda è questa: dovrà prima fargli una sanzione disciplinare o no? Secondo una recente sentenza del Tribunale di Mantova [1], a fronte di un comportamento inadempiente del lavoratore [2], il datore di lavoro può chiedere il risarcimento solo dopo aver adottato un provvedimento disciplinare (almeno il rimprovero scritto), dove potrà specificare l’entità del danno subito. Questo soprattutto per garantire il lavoratore che, rispetto al datore, di trova in una posizione di inferiorità.

Ma questa interpretazione della legge non è univoca.

Secondo la Cassazione, per la richiesta di risarcimento del danno da responsabilità contrattuale per inadempimento proposta nei confronti di un proprio dipendente, il datore di lavoro non deve rispettare le procedure richieste per l’azione disciplinare dato che queste servono a delimitare l’esercizio del potere disciplinare da parte del datore di lavoro, mentre nell’ipotesi di richiesta di risarcimento danni per inadempimento l’accertamento della responsabilità sono di competenza di un Giudice [3].

Ma vi è di più. In realtà sono individuabili due forme di responsabilità a cui il lavoratore può dover far fronte: la responsabilità contrattuale di cui abbiamo detto, che discende dagli specifici obblighi assunti con la stipulazione del contratto di lavoro e che si realizza quando il lavoratore risulta inadempiente rispetto a tali obblighi, nonché la responsabilità extracontrattuale, che prescinde da quanto statuito nel contratto di lavoro e che discende da un fatto illecito, penale o amministrativo, commesso dal lavoratore.

L’esempio del primo caso è il lavoratore che deve effettuare una consegna e per superficialità o mancanza di cura, rompe il pacco che stava trasportando, mentre l’altro è il lavoratore che mentre sta uscendo e tornando a casa, sempre per propria mancanza di cura, con la propria vettura urta l’auto aziendale parcheggiata fuori.

Mentre nel primo caso il lavoratore fa un danno alla propria azienda svolgendo le proprie mansioni ed è consigliabile (anche se non necessario) che l’azienda stessa faccia una contestazione disciplinare, nel secondo caso il lavoratore provoca un danno aziendale fuori delle proprie competenze lavorative e qui l’azione disciplinare proprio non va fatta.

Va detto anche che le ipotesi più comuni sono quelle di responsabilità contrattuale mentre quelle di responsabilità extracontrattuale sono molto meno frequenti.

Vediamo, come chiedere il risarcimento al lavoratore inadempiente, nello svolgimento delle proprie mansioni (responsabilità contrattuale).

Obblighi del lavoratore

Il lavoratore, nello svolgimento delle sue mansioni, deve rispettare gli obblighi di diligenza e di fedeltà.

Per obbligo di diligenza si intende che il lavoratore è tenuto non solo ad eseguire la sua prestazione attenendosi ai canoni tecnici tipici del tipo di attività che svolge ma anche che deve compiere ogni operazione accessoria finalizzata a garantire l’utilità della prestazione stessa per l’azienda in cui lavora ed eventualmente per la produzione nazionale.

Il dovere di fedeltà consiste, invece, nell’obbligo di astenersi da qualunque comportamento idoneo, anche potenzialmente, a compromettere il rapporto di fiducia instaurato con l’imprenditore: ad esempio, è fedele il lavoratore che, mentre lavora per una certa azienda, non le fa concorrenza.

Responsabilità disciplinare del lavoratore

Se il lavoratore viene meno a questi obblighi, si configura, a suo carico, una responsabilità disciplinare che potrebbe portare a varie forme di sanzioni fino al suo licenziamento ed anche a una richiesta di risarcimento da parte del datore di lavoro che ha subito una perdita economica per il comportamento del dipendente.

Come chiedere il risarcimento al lavoratore inadempiente?

La legge dice che il datore di lavoro – a fronte di una mancanza del dipendente – può, a sua scelta:

  • esercitare l’azione disciplinare (e, quindi, sanzionare il lavoratore) o
  • esercitare l’azione disciplinare e chiedere il risarcimento o
  • chiedere il solo risarcimento.

Come, quindi, si può capire, se il datore intende chiedere il risarcimento non è tenuto a rispettare particolari procedure. Tuttavia, ciò non toglie che la contrattazione collettiva possa prevedere regole diverse e stabilire, ad esempio, che il datore non possa chiedere l’indennizzo se prima non adotta un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente, in cui viene specificata l’esatta entità del danno causato. Bisogna, quindi, guardare al Ccnl di riferimento per capire come muoversi in questi casi.

Per ultimo, un accenno alla pratica che qualche azienda fa della c.d. trattenuta in busta paga a seguito di un danno. La trattenuta può essere fatta sono in caso di responsabilità contrattuale (cioè mentre il lavoratore stava svolgendo la propria normale attività lavorativa) ed a seguito di contestazione disciplinare contenente una descrizione precisa del danno e del risarcimento dovuto.

In tutti gli altri casi si tratterà di comportamento illegittimo da parte del datore di lavoro.

note

[1] Trib. Mantova sent. n. 60 del 17.03.2017.

[2] In violazione dell’art. 2104 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 12631/1999.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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