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Quando finisce la servitù

1 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 luglio 2017



Il diritto di servitù può nascere per contratto, testamento, usucapione, destinazione del padre di famiglia o per legge: ma in quali casi si estingue?

La servitù è un diritto che si instaura tra due fondi appartenenti a proprietari diversi, tale per cui uno dei due (fondo servente) è tenuto a sopportare un peso imposto a favore di quello dominante. I casi applicativi possono essere i più vari (servitù di parcheggio, di passaggio, di scolo, di veduta e così via). Come ogni diritto, tuttavia, ha un inizio e una fine. Chiediamoci quindi quando finisce la servitù. La legge prevede diversi casi di estinzione: dalla prescrizione alla confusione, dalla scadenza del termine previsto alla rinuncia del soggetto legittimato. Analizziamoli con chiarezza.

Estinzione per confusione

Il primo caso di estinzione della servitù previsto dal codice civile riguarda la cessazione per confusione [1]. Sappiamo che il diritto di servitù si instaura tra due fondi, uno servente e uno dominante. Si pensi alla servitù di passaggio per accedere alla via pubblica; al diritto di parcheggiare la propria auto sul terreno altrui; al diritto di far defluire le acque piovane sul fondo altrui. Ebbene, quando i due beni coinvolti non appartengono più a persone diverse il diritto di servitù si estingue per «confusione». In pratica, il fondo servente e il fondo dominante diventano di proprietà di una sola persona: la servitù non ha più senso di esistere.

Estinzione per prescrizione

Altra ipotesi di cessazione è quella per prescrizione: secondo la legge «la servitù si estingue per prescrizione quando non se ne usa per venti anni» [2]. Il semplice decorso del tempo, quindi, così come può valere a far acquistare la servitù (usucapione), può anche rilevare ai fini della sua estinzione. La domanda da fare in questo caso è: da quando decorrono i vent’anni utili a far cessare la servitù? La risposta cambia inevitabilmente a seconda del concreto atteggiarsi del diritto. Come regola generale vale quella per cui il termine decorre dal giorno in cui il titolare ha cessato di esercitarla. Ci sono poi dei principi specifici che caratterizzano i vari tipi di servitù.

Servitù negative

Consideriamo innanzitutto le servitù cosiddette «negative»: in questo caso il termine decorre da quando si è verificato un fatto che ne ha impedito l’esercizio. Una servitù di questo genere si configura quando al titolare del fondo servente viene imposto un obbligo negativo: ad esempio, quello di non edificare oltre una certa altezza. In questo caso, quindi, i vent’anni partono da quando il proprietario del fondo servente ha violato il divieto imposto (per esempio ha costruito oltre l’altezza consentita, ha edificato un muro avendone il divieto o ha piantato alberi che non poteva piantare).

Servitù affermative: continue e discontinue

Per quanto riguarda le servitù affermative (il cui esercizio richiede un intervento positivo dell’uomo) occorre ulteriormente distinguere tra servitù continue e discontinue. Le prime sono quelle per cui, una volta realizzata l’opera (ad esempio un acquedotto) il diritto di servitù permane in modo costante e permanente, senza che sia necessario un concreto atto di esercizio da parte dell’uomo. Ebbene, in questo caso la prescrizione decorre da quando si è verificato un evento che abbia interrotto l’esercizio del diritto (l’acquedotto viene ostruito).

Discorso diverso per le servitù cosiddette «discontinue». L’esercizio di queste ultime, a differenza di quelle appena descritte, richiede un intervento ripetuto da parte del titolare. Il soggetto legittimato, quindi, sfrutta il diritto di servitù non in modo costante, ma ad intervalli (si pensi alla servitù di parcheggio o a quella di passaggio sul terreno vicino). In questi casi, la servitù finisce quando passano vent’anni tra un atto di esercizio e l’altro (quindi, se non abbiamo transitato sul fondo servente per vent’anni o non abbiamo parcheggiato l’auto per lo stesso periodo).

Ci sono poi le servitù cosiddette «intermittenti», ossia quelle che si esercitano ad intervalli. In questi casi, «il termine decorre dal giorno in cui la servitù si sarebbe potuta esercitare e non ne fu ripreso l’esercizio». Si pensi al diritto di prelevare l’acqua che scorre sul fondo servente, da esercitarsi periodicamente (ad esempio in una determinata stagione o mese). In tali circostanze, la prescrizione non decorre dall’ultima volta che l’acqua è stata attinta, ma da quando il diritto poteva essere esercitato (ad esempio in primavera) e così non è stato.

Che succede in caso di comproprietà

Se i titolari della servitù sono più di uno, l’esercizio del diritto da parte del contitolare impedisce che la prescrizione decorra nei confronti di tutti gli altri. Si consideri ancora la servitù di passaggio, con il fondo dominante che appartiene a due soggetti. Se uno di questi esercita continuamente il diritto di passare sul fondo servente e l’altro non lo fa per vent’anni, la servitù (per entrambi) non si estingue per prescrizione.

Impossibilità di usare la servitù

Può poi accadere che la servitù divenga impossibile da esercitare o che venga meno l’utilità della stessa (si pensi all’inaridimento della sorgente da cui si attingeva l’acqua o alla demolizione dell’edificio da cui si esercitava la servitù di veduta). In questo caso il diritto entra in uno stato di «quiescenza», ma non si estingue fino a quando non decorre il termine ventennale prescritto dalla legge. In tali casi, infatti, si presume che sia sempre possibile un mutamento dello stato dei luoghi che renda di nuovo operante il diritto di servitù (ad esempio, l’edificio crollato o demolito può sempre essere ricostruito) [3].

Estinzione per scadenza del termine

La servitù può anche avere durata temporanea. Le parti possono stabilire nel contratto (o il testatore nelle sue ultime volontà) che il diritto cessi dopo un certo numero di anni. In questo caso, quindi, la servitù finisce quando i contraenti stessi lo hanno stabilito.

Estinzione per abbandono del fondo servente

Si verifica quando il proprietario del fondo servente, obbligato dalla legge o dal contratto alle spese necessarie per l’uso e la conservazione della servitù, rinuncia alla proprietà del fondo stesso a favore del titolare del fondo dominante [4].

Estinzione per rinuncia

Il titolare del diritto di servitù può anche rinunciare all’esercizio del diritto. Secondo la legge, tuttavia, ciò deve avvenire per atto scritto [5].

Estinzione della servitù coattiva

La servitù coattiva è quella imposta direttamente dalla legge. I casi possono essere tanti. Si pensi alla servitù di passaggio a vantaggio del fondo che non si affaccia sulla pubblica via, o a una servitù di acquedotto o elettrodotto. La servitù coattiva finisce quando vengono meno i presupposti legali che hanno determinato la sua costituzione (ad esempio, quando per arrivare alla via pubblica non è più necessario passare per il fondo confinante).

In tale circostanze, quindi, il titolare dei fondi possono accordarsi e sottoscrivere un documento che ponga fine alla servitù. In alternativa, è sempre legittimo ricorrere in tribunale, per ottenere una sentenza che estingua il diritto in questione.

note

[1] Art. 1072 cod. civ.

[2] Art. 1073 cod. civ.

[3] Art. 1074 cod. civ.

[4] Art. 1070 cod. civ.

[5] Art. 1350 n. 5) cod. civ.

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1 Commento

  1. Io ho rilevato un difetto del vicini,si è allargato la scala di 40 cm e si è chiuso con una tettoia dal suo tetto appoggiandosi al ns. Il tutto 1985 non con nostro consenso

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