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Mutuo troppo alto: così ti frega con il fisco

21 giugno 2017


Mutuo troppo alto: così ti frega con il fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 giugno 2017



Chiedere un mutuo troppo alto può far scattare l’accertamento fiscale, salvo che il contribuente dimostri che viene pagato con donazioni dei familiari ottenute tramite bonifici bancari.

Attenti a non puntare una casa troppo grande per le vostre possibilità, anche se il direttore della banca vi ha assicurato il prestito perché garantito dall’ipoteca. Attenti anche non accorciare troppo i tempi di rimborso del finanziamento, per risparmiare sugli interessi, se questo fa lievitare le rate del mutuo tanto da non essere in linea con la dichiarazione dei redditi. Attenti infine a chiedere un prestito di importo eccessivo anche se siete sicuri che a pagare mensilmente i Rid vi aiuterà vostro padre o la nonna con cui convivete e che magari sogna di vedervi sposati e con casa. In presenza di rate del mutuo troppo alte il fisco può essere in agguato. E se l’Agenzia delle Entrate si sveglia c’è poco da stare sereni: scatta l’accertamento fiscale tramite «redditometro». Risultato: il contribuente dovrà dimostrare con quali soldi pretende di pagare le rate alla banca se il suo reddito “dichiarato” è insufficiente. Lo ha chiarito una interessante sentenza della Cassazione di qualche ora fa [1] che ammonisce tutti gli italiani: chiedere un mutuo troppo alto alla banca non solo è compromettente perché rischia di far “saltare” l’economia domestica; c’è anche il capitolo fiscale da valutare e se la rata è elevata rispetto alle entrate dichiarate scatta l’accertamento, col risultato di dover pagare, oltre al mutuo stesso, anche le sanzioni all’Agenzia delle Entrate.

Mai chiedere un mutuo troppo alto rispetto alle proprie possibilità

In passato la stessa Corte Suprema aveva detto che la presenza di un mutuo consente di evitare l’accertamento fiscale quando risulta che il contribuente ha speso più di quanto guadagnato, visto che la differenza tra uscite ed entrate è giustificata proprio dall’ingresso del denaro avuto in prestito dall’istituto di credito (leggi Mutuo e spese elevate: accertamento fiscale nullo). E così, per contestare un accertamento fiscale, è possibile produrre tutta la documentazione bancaria che chiarisce come auto e case sono stati acquistati grazie al mutuo. Questo però non significa che, se si ha dei soldi in nero, si possa “riciclarli” sotto forma di rimborso alla banca delle rate del finanziamento. Difatti, anche in questo ci vuole “proporzione”. Ed è quindi inimmaginabile che, ad esempio, un lavoratore dipendente con un reddito mensile di 1.500 euro abbia una rata di mutuo di 1.200 euro. Come fa a pagarla? In questi casi opera la cosiddetta «presunzione a favore del fisco»: l’Agenzia delle Entrate è legittimata a “pensare male”, salvo che il contribuente non dimostri di avere tutte le carte in regola. In assenza di tali prove, l’accertamento è legittimo [2].

Servono introiti sufficienti per il versamento delle rate

Non si tratta, in verità, di un principio nuovo. Già il tribunale di Roma, quest’inverno, aveva sposato la stessa tesi (leggi Un mutuo può far scattare un accertamento fiscale?) e così anche la Cassazione qualche anno fa (leggi Attenti alle rate del mutuo troppo alte). Quella di oggi è dunque una conferma? In verità, qualcosa di nuovo c’è. È vero – sostengono i giudici – che grava sul contribuente l’onere di dimostrare, attraverso idonea documentazione, come riesce a procurarsi i soldi per pagare le rate del mutuo troppo alto, ma è anche vero che tale prova non può consistere in semplici donazioni da parte dei familiari se eseguite con denaro contante.

 Servono i bonifici

Difatti, solo la tracciabilità degli spostamenti di denaro, dal donante al beneficiario, dimostrata tramite il bonifico bancario potrebbe servire a vincere la presunzione contraria del fisco ed evitare le sanzioni.

note

[1] Cass. ord. n. 15399/17 del 21.06.17.

[2] Detto in termini giuridici l’accertamento con metodo sintetico, fondato su parametri e calcoli statistici qualificati (cosiddetto redditometro) «dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei corrispondenti fattori-indice della capacità contributiva individuati in appositi decreti ministeriali, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore».

Autore immagine: 123rf com

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